Essere il Presidente degli Stati Uniti vuol dire, probabilmente ancora al giorno d’oggi, essere la persona più importante del mondo. Ma con il potere arrivano anche enormi rischi e, se le armi sono diffuse come in America, le probabilità di un attentato crescono esponenzialmente. Sono stati 4 i presidenti uccisi durante il loro mandato mentre il numero di coloro feriti o che hanno scampato un tentato omicidio incolumi è ancora più grande.
Il primo presidente degli Stati Uniti a essere assassinato fu Abraham Lincoln, il 16° presidente, noto per la sua leadership durante la Guerra Civile americana fu colpito alla testa durante uno spettacolo teatrale al Ford’s Theatre di Washington D.C. nell’aprile 1865. L’attentatore, John Wilkes Booth, era un simpatizzate dei confederati, che erano stati sconfitti pochi giorni dall’Unione, guidati dallo stesso Lincoln. Solamente 16 anni dopo, James, la stessa terribile sorte toccò a James A. Garfield, 20° presidente assassinato da Charles J. Guiteau, uno scrittore con problemi psicologici, il 2 luglio 1881, nella stazione ferroviaria di Washington D.C. In realtà. Garfield non morì direttamente nell’attentato, ma per colpa delle infezioni delle ferite dopo mesi di sofferenze. Era invece il 6 settembre 1901, quando il 25° presidente degli Stati Uniti, William McKinley fu ucciso da Leon Czolgosz, un anarchico di origini polacche, durante una visita a New York.
L’assassinio più celebre della storia americana è sicuramente quello di John Fitzgerald Kennedy, ucciso durante una parata a Dallas con un colpo di fucile. Le immagini e la storia della morte del grande presidente democratico scioccarono milioni di persone. Per l’omicidio, fu arrestato Lee Harvey Oswald, ex membro della Marina statunitense assassinato a sua volta da un proprietario di night club. La circostanze misteriose di quest’ultimo omicidio diedero vita a numerose teorie del complotto nell’opinione pubblica americana. Dai sovietici ai cubani, passando per la lobby delle armi e la mafia, tutti gli accusabili furono messi sotto la lente d’ingrandimento. In particolare vari articolari evidenziarono come Kennedy fosse pronto a ritirare le truppe americane dalla guerra in Vietnam, decisione che avrebbe portato la lobby delle armi ad assassinare il presidente per mantenere l’introito bellico.
Trump non è fortunatamente l’unico ‘sopravvissuto’ agli attentati contro i presidenti. Nel 1912 John Schrank, uno stalker che voleva vendicare la morte di William McKinley, seguì Theodore Roosevelt al Gilpatrick Hotel e, mentre il presidente veniva applaudito dal pubblico, Schrank tirò fuori un revolver e sparò al neo-presidente. Incredibilmente, il proiettile si conficcò nel petto di Roosevelt dopo aver passato un discorso di 50 pagine piegato nella tasca della giacca e una custodia per occhiali in metallo. Il colpo fu quindi non fatale, con il presidente che in tutta calma si rialzò, disse di essere stato colpito e chiese di vedere il suo assalitore, chiedendo inoltre alla polizia di non usare violenza nei suoi confronti.
Nel 1975 Gerald Ford riuscì incredibilmente a sopravvivere a due tentati omicidi nell’arco di qualche settimana. La prima fu Lynette Fromme, a Sacramento: Fromme riuscì a trovarsi a pochi centimetri da Ford ma le se inceppò la pistola mentre tentava di sparare. Due settimane dopo invece Sara Moore, un’altra donna, mancò il presidente due volte davanti ad un hotel di San Francisco.
La storia del tentato omicidio di Ronald Reagan è invece meno leggendaria, ma sicuramente più tragica. Il 40° presidente degli Stati Uniti fu assalito anch’esso nella capitale americana da un erotomaniaco, convinto che l’omicidio del presidente avesse potuto garantirgli l’amore dell’attrice Jodie Foster. Reagan fu colpito da un proiettile che causò la perforazione di un polmone ed una grave emorragia, i medici dell’ospedale lo salvarono in extremis, con il presidente che fu dimesso dopo 12 giorni di ricovero. Ad averne la peggio fu James Brady, portavoce della Casa Bianca colpito alla testa e morto nel 2014 dopo 30 anni di disabilità. 7
Prima di Trump, l’ultimo tentato omicidio risaliva al 2005, quando a Tiblisi Vladimir Arutyunian lanciò una granata al presidente americano George W. Bush e al leader georgiano Mikheil Saakashvili durante un discorso in una piazza del centro della capitale georgiana. Arutyunian mancò di 18 metri il bersaglio e decise di “nascondere” la granata in un fazzoletto, il quale bloccò il meccanismo della bomba che rimase inesplosa.
Purtroppo, possiamo dire con quasi assoluta certezza che quello ai danni di Trump non sarà l’ultimo tentato omicidio ai danni di un Presidente o ex Presidente.



