Trump, l’attentato a cui è miracolosamente scampato si presta a chiavi di lettura che vanno al di là della politica in senso stretto o della violenza dilagante nella società americana. Parliamo di un profilo che può apparire sorprendente, ma che in realtà ci riporta all’ “anima” più profonda della politica: i meccanismi “parareligiosi” che ancora, in qualche modo, la muovono e che le forniscono significati oltre la sfera razionale o utilitaristica.
Questi significati sono riemersi tutti insieme negli istanti drammatici dell’attentato e nelle dichiarazioni dello stesso Trump il giorno seguente. Potremmo in un certo senso dire che i fatti tragici del 13 luglio a Butler in Pennsylvania rappresentino un rarissimo momento di misticismo in forma politica.
Per capirlo, bisogna esaminare questi fatti uno ad uno. Primo fatto: il ringraziamento a Dio dell’ex presidente. È raro che oggi un politico richiami la sfera della trascendenza. Ma è proprio quello che Trump non ha esitato a fare mentre tutti erano sconvolti per quello che era successo. «È stato solo Dio a impedire l’impensabile», ha scritto il tycoon sul suo social media Truth Social. Lo stesso richiamo Trump lo ha ripetuto quando ha affermato che non intende ritardare il suo arrivo alla convention repubblicana di Milwaukee: «Non dovrei essere qui, dovrei essere morto. Per fortuna o per Dio, molte persone dicono che è grazie a Dio, se sono ancora qui». Il messaggio dell’ex presidente americano è che tutti siamo nelle mani dell’Onnipotente. Ne fosse consapevole o meno, sta di fatto che Trump ha parlato come se fosse un’autorità religiosa.
Secondo fatto: il “miracolo”. È stata molto enfatizzata la circostanza che il proiettile sparato dall’attentatore sia passato a un centimetro dalla testa di Trump. S’è trattato certamente di un gran colpo di fortuna. Ma, nella rielaborazione immaginifica dei social, il leader repubblicano ha beneficiato di una protezione “superiore”, tanto che sul web pullulano le immagini di figure sacre accanto all’ex presidente. A molti è venuto in mente l’attentato a Papa Karol Wojtyla il 13 maggio del 1981. «Fu una mano materna a guidare la traiettoria della pallottola e il Papa agonizzante si fermò sulla soglia della morte». Ovviamente Donald Trump è del tutto imparagonabile alla figura di Giovanni Paolo II, come del tutto imparagonabili tra loro sono i due attentati. Nel caso dell’ex presidente Usa s’è trattato di fortuna. Nel caso invece del Papa deve essere effettivamente intervenuto qualcosa di straordinario perché Alì Agca era un sicario dalla mira infallibile. Ma fa riflettere il fatto che oggi è stato richiamato l’attentato in piazza San Pietro di tanti anni fa.
Terzo fatto: il sangue e l’esposizione del corpo ferito. Quella che rimarrà impressa a molti sarà l’immagine di Trump sanguinante che grida alla folla «fight, fght, fight!» (combattete, combattete, combattete!). Sono tutti elementi ad alta intensità emotiva e simbolica, a partire dal sangue che rimanda alla dimensione “mistica” per il suo significato sacrificale. Allo stesso modo, il pugno elevato al cielo appare una sorta di “catalizzatore” di energia: Trump rimanda alla folla sbigottita l’energia che egli riceve da questa, incitando la gente al combattimento e creando una sorta di circuito “mistico”. Moltiplicate dai media, simili immagini hanno un effetto potentissimo, anche perché è raro assistere oggi a scene di tale intensità drammatica. Solo i leader dotati di vero carisma riescono a produrre certi effetti. Viene anche qui in mente un precedente: quello di Silvio Berlusconi che “offrì” il suo volto insanguinato alla folla dopo essere stato colpito da una statuetta di marmo lanciatagli da uno squilibrato alla fine di un comizio. Facendo arrabbiare non poco gli addetti alla sicurezza, il leader dell’allora Pdl salì sul predellino dell’auto a esaltare il suo corpo ferito. Naturalmente, quello che è accaduto l’altra sera a Trump è molto più grave. Ma il tipo di effetto “mistico” prodotto non è diverso da quello a suo tempo creato da Berlusconi in una scena rimasta memorabile.
I momenti “mistici” erano frequenti nelle grandi “liturgie” politiche del secolo scorso. E si trattava di rituali in sintonia con la società di massa. Ai nostri giorni, il misticismo sembra aver abbandonato la politica. Ma questo arcaico binomio non è affatto scomparso. E, quando si manifesta, ci ricorda che, sotto la superficie dell’”homo oeconomicus” (oggi prevalente), agisce ancora l’ “homo religiosus”. Che non è affatto scomparso, trovando sempre il modo di rivelarsi. Con grande sorpresa di tutti.



