Strage di Bologna, fanatismo (pericoloso) contro il governo

sabato, 3 Agosto 2024
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Strage di Bologna, nella ricorrenza dell’eccidio scoppia nuovamente la polemica. Era   un bel po’ di tempo che non volavano parole gravi e pesanti nella commemorazione del 2 agosto 1980. Oggi ci risiamo. E indovinate perché? Perché al governo c’è il partito di Giorgia Meloni. E la memoria dell’eccidio offre da sempre un ottimo motivo per polemizzare contro la destra.

Stavolta però sono uscite parole a dir poco sconcertanti dalla bocca di Paolo Bolognesi, presidente dell’Associazione vittime della strage. «Le radici dell’attentato affondano nella storia del postfascismo italiano, in quelle organizzazioni nate dal Movimento sociale italiano negli anni ’50, Ordine nuovo e Avanguardia nazionale, che oggi figurano a pieno titolo nella destra di governo». Bolognesi non è nuovo agli attacchi contro la destra. Ma alzare la mira sul governo, oltre che arbitrario e oltraggioso, è anche irresponsabile, perché equivale di fatto a indicare la compagine guidata da Giorgia Meloni all’odio fanatico di gruppi o singoli dediti alla violenza. E sappiamo che si tratta oggi di soggetti in via di proliferazione.

Non poteva rimanere in silenzio, Giorgia Meloni. E non c’è rimasta. La sua riposta è stata pronta e indignata.  «Sostenere che le “radici di quell’attentato oggi figurano a pieno titolo nella destra di governo”, o che la riforma della giustizia varata da questo governo sia ispirata dai progetti della loggia massonica P2, è molto grave», dice Meloni. E aggiunge: «Ed è pericoloso, anche per l’incolumità personale di chi, democraticamente eletto dai cittadini, cerca solo di fare del suo meglio per il bene di questa Nazione». Parole certo dure, ma necessarie e comunque rispettose.

La polemica dovrebbe finire qui. E invece divampa. Bolognesi accusa la premier di fare la «vittima». E dà il la a un attacco generalizzato della sinistra  contro  il  governo. Le posizioni in campo vengono ribaltate e gli aggrediti diventano aggressori.  Così dice ad esempio Michele de Pascale, che guiderà il Pd nelle prossime elezioni regionali in Emilia Romagna: «Fare la vittima attaccando Bolognesi nel giorno in cui si commemorano gli 85 morti e i 200 feriti dell’infame strage neofascista alla stazione è un’operazione deplorevole».

È lo stesso refrain utilizzato dalla stampa che fiancheggia la sinistra. «Meloni, oltraggio a Bologna», titola oggi a tutta pagina “la Repubblica” in prima. Con Massimo Giannini che scrive: «L’Italia non merita questo oltraggio alla sua Storia». Notare la esse maiuscola, usata dall’editorialista per dare gravità al suo discorso.

Roba da non crederci. Tutti parlano di moderare i toni della polemica politica, di abbassare il volume per non avvelenare il confronto e bastano due parole incendiarie di un signore in vena di provocazioni per riportare i nervi a fior di pelle.

La verità è che la sinistra “profonda” quella radicata nelle memorie faziose del nostro Paese, la sinistra prevalentemente composta da intellettuali, giornalisti e agit prop vari  in servizio permanente effettivo, continua a condizionare il dibattito pubblico ogni volta che si riparla degli eventi drammatici della nostra storia.

Non è solo l’antifascismo. È il tentativo di rievocare la stagione delle stragi e del piombo ai fini della delegittimazione dell’avversario. Parliamo di quel grande racconto in “nero” del nostro passato recente che tiene insieme stragismo, neofascismo, P2, servizi deviati e mafia in un grande affresco in cui la destra figura, immancabilmente, tra i “cattivi”. E uno dei capitoli centrali di questo racconto è proprio la strage di Bologna.

Nessuno nega che la storia del nostro Paese sia piena di omissis e di pagine oscure. Ma, proprio per questo, dopo tanti anni, ci sarebbe bisogno di più serenità e meno faziosità. Così non saremo mai un Paese normale, ma normalizzato. In nome di un’ideologia all’insegna dell’odio.

 

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