Sovranismo italiano alle Olimpiadi? Se ci piace, possiamo anche definirlo così. Fatto sta che gli atleti azzurri della pallanuoto dicono basta alle angherie degli arbitri e danno vita a una scena che difficilmente verrà cancellata dalla storia dello sport: si girano di spalle al momento degli inni nazionali e poi, per quattro minuti, giocano volutamente con un uomo in meno.
Perché un gesto così clamoroso? Perché intendono protestare contro il torto subito durante la partita dei quarti di finale persa con l’Ungheria, quando gli azzurri si sono visti annullare un gol in un momento decisivo, espellere un giocatore e subire un dubbio rigore. È il caso di precisare che la partita di oggi, con la Spagna, valeva per il piazzamento dal quarto all’ottavo posto.
Forse hanno esagerato, diranno le solite anime belle dello sport. Si dà però il caso che questo gesto di sovranismo sportivo da parte degli azzurri del Settebello non può essere considerato come un fulmine a ciel sereno, venendo dopo una serie di incredibili “errori” arbitrali venuti in altre discipline: dal judo alla scherma, alla boxe. Troppi scippi e troppo clamorosi per non autorizzare cattivi pensieri sul modo in cui il Comitato olimpico internazionale sta trattando l’Italia in questo momento.
C’è chi accusa il presidente del Coni, Giovanni Malagò, di non farsi sentire a dovere nelle sedi che contano. Ma forse le motivazioni di questo accanimento contro i nostri atleti vanno al di là dello sport, o per meglio dire della politica sportiva, per raggiungere i livelli più alti della politica in quanto tale. Non è davvero un mistero che il presidente del Paese che ha organizzato i giochi olimpici, Emmanuel Macron (non certo un peso piuma a livello internazionale), non ci ama. E non ci ama da quando la destra di Giorgia Meloni è diventata, per così dire, l’”azionista di maggioranza” del nostro governo.
Molti si chiederanno: ma che c’entra la politica con lo sport? In effetti non dovrebbe entrarci niente, ma così non è, perché le Olimpiadi, come tutti i grandi fenomeni di massa, vogliono dire consenso e popolarità. E sappiamo bene, d’altra parte, quanto la perfidia politica sia una caratteristica dei nostri “cugini” transalpini. Né vale rilevare che gli arbitri internazionali non rispondono alle “direttive” del governo del Paese ospitante. Si tratta infatti di un argomento ingenuo. E noi italiani ne sappiamo qualcosa. Ancora brucia, dopo 22 anni, l’eliminazione degli azzurri dai Mondiali di calcio in Corea del Sud a causa dello scandaloso arbitraggio dell’arbitro ecuadoriano Byron Moreno, che favorì proprio la squadra del Pese ospitante.
Va anche aggiunto che l’Italia non è certo stata in silenzio di fronte alle assurdità di questa edizione delle Olimpiadi, a partire dal blasfemo quadro transgender della manifestazione inaugurale e per finire con il caso della pugile algerina Imane Khelif, che da un punto di vista atletico è un uomo a tutti gli effetti. E ci siamo tutti stretti a fianco della nostra Angela Carini, che ha lasciato il ring in lacrime. Sicuramente all’inquilino dell’Eliseo non sarà sfuggito il gesto di solidarietà della nostra premier Meloni che ha confortato la nostra pugile. È allora probabile che ce la stiano facendo pagare rivalendosi sui nostri atleti.
Per molti la protesta del Settebello sarà un fallo di reazione. Diciamo che si tratta invece di un sovranismo sportivo di reazione. E l’applauso non può che partire spontaneo.



