Nellie Bly: la rivoluzione del giornalismo investigativo

martedì, 3 Settembre 2024
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Elizabeth Cochran, meglio conosciuta con lo pseudonimo Nellie Bly, ha incarnato un’affascinante combinazione di molteplici figure.

La sua dedizione, la sua insaziabile sete di conoscenza e la sua passione innata per la scrittura hanno cambiato in modo permanente il mondo del giornalismo e la visione della donna nella società.

La sua immagine risalta per la prima volta nel 1880, a seguito della pubblicazione di un articolo del Pittsburgh Dispatch denominato “What girls are good for”. L’articolo dipingeva la donna come figura legata all’ambiente domestico, il cui ruolo era quello di crescere i figli ed in generale occuparsi della casa. L’articolo addirittura definiva una “mostruosità” la donna che desiderava invece fare carriera.

Dalla diffusione di queste parole scaturì una grande disapprovazione, e tra le innumerevoli lettere di protesta recapitate al giornale, spiccò quella anonima di Nellie Bly che attirò l’attenzione del direttore del giornale, George Madden, il quale le propose un lavoro.

Al tempo le donne che scrivevano erano mal viste, dunque le suggerisce di scrivere utilizzando lo pseudonimo “Nellie Bly”. Nellie si occupa sin da subito di temi sociali parecchio delicati, attirando l’attenzione di uomini di potere che iniziarono a sollecitare con insistenza il giornale affinché censurasse la penna di Nellie, la quale viene incaricata di occuparsi di argomenti più banali.

Nel 1886 Nellie riesce a convincere Madden ad inviarla come corrispondente estera in Messico denunciando la dittatura di Porfirio Díaz, ma, minacciata di arresto a causa delle sue inchieste, torna negli Stati Uniti decidendo di lasciare il Dispatch e trasferendosi a New York, in cui riuscì a persuadere Joseph Pulizer, direttore del New York World, ad assumerla.

Ed è qui che Nellie ebbe un’idea rivoluzionaria: effettuare un’inchiesta sulle presunte ingiustizie subite a Blackwell’s Island, manicomio femminile. Ma al tempo i manicomi erano chiusi al pubblico e parecchio riservati dunque Nellie, per accedervi, decise fingersi pazza.

Da ciò scaturì un articolo denominato “Dieci giorni in un manicomio” in cui Nelly descriveva il manicomio come sede di prepotenze e abusi. La denuncia di Nellie creò parecchio clamore al punto che la Grande Mela decise di avviare una riforma degli istituti mentali e di aumentare le sovvenzioni in favore del miglioramento delle condizioni delle pazienti. Questa inchiesta rappresenta il debutto di un innovativa forma di giornalismo ovvero il giornalismo in sotto copertura. Nellie continua le sue attività investigative facendosi arrestare al fine di esporre le condizioni delle detenute nelle carceri di New York.

Il costante impegno e attivismo di Nellie porta il New York Journal a proclamarla “migliore reporter d’America”.
Ma Nellie Bly non si limitò solo a questo. Nel 1889, ispirata dal romanzo di Jules Verne “Il giro del mondo in ottanta giorni” decise di compiere l’impresa in meno tempo impiegando effettivamente 72 giorni, 6 ore ed 11 minuti. Nel 1914, con lo scoppio della prima guerra mondiale, Nellie Bly venne inviata dal New York Evening Journal sul fronte austriaco, rappresentando una delle pochissime reporter di guerra donna.

Nelly Bly, precorritrice del giornalismo investigativo, ha fatto della sua passione e della sua dedizione uno strumento per migliorare il mondo ed aiutare chi non era in grado di aiutarsi, incarnando un esempio di giustizia e coraggio.

di Maddalena Patané

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