“Non escludo la discesa in campo di Pier Silvio”.
Delle due l’una: o la dichiarazione di Matteo Renzi è una semplice idea futura (ipotesi giornalistica), oppure è una minaccia per il centro-sinistra. Un’alleanza (il noto campo largo), che ogni giorno perde i pezzi per strada, compromettendo gli accordi per le prossime regionali (in Umbria, Liguria ed Emilia), a causa delle fibrillazioni interne, specialmente quelle di Conte, che ha alzato il tiro in vista della sua Assemblea Costituente (dovrà risolvere la diaspora con i grillini doc e il duello personale con l’Elevato-guru-fondatore-garante).
Perché una frase del genere detta in concomitanza con l’inizio della campagna di tesseramento di Forza Italia, non è stata a caso. Non è piovuta dal cielo. Ed è indubbio che l’ex capo del Pd, quando si mette in testa un’operazione di solito ci riesce. Ne sa qualcosa appunto l’ex-Avvocato del popolo, defenestrato proprio da Renzi con appena l’1,9% dei consensi e dei numeri parlamentari.
A proposito, la Schlein è silente. Ma dovrebbe esprimersi. E’ notizia di ieri che sul salario minimo si sono smarcati dal gruppo pure Azione e +Europa.
Insomma, tempi di vacche grasse per gli azzurri, che stanno registrando una crescita, dopo che tutti gli osservatori e non solo, ritenevano finito il partito, con la morte di Silvio Berlusconi.
E invece, Tajani è riuscito a traghettarlo verso nuovi lidi, occupando lo spazio “tra la Meloni e la Schlein”.
Tradotto: quella prateria centrista, oggetto di appetiti a 360 gradi, e dove né Renzi, né Calenda stanno toccando palla.
E per il segretario nazionale di Fi le ultime notizie relative all’unità del centro-sinistra sono una manna.
Se il campo largo è diventato un “campo santo” per la Schlein, al contrario, per lui, si sta tramutando in un “campo salvifico”, nel senso di salvezza e di miracolo.
C’è un ma. Dove vuole andare? Le recenti posizioni azzurre hanno suscitato parecchie perplessità nel centro-destra: lo ius scholae, il diverso rapporto con la Ue, il no a qualsiasi tassa sugli extraprofitti, l’economia, le pensioni etc. Una domanda che ancora non ha risposte: normale distinguo elettorale o graduale smarcamento nella prospettiva di governi tecnici o di ennesime unità nazionali (motivati da incombenti crisi economiche o belliche)?
Non a caso c’è una certa convergenza con l’eventuale auspicata, negata, annunciata, discesa in campo di Pier Silvio di cui, nonostante le rassicurazioni, sono note le diverse sensibilità culturali e politiche rispetto al duo Meloni-Salvini, sui diritti civili, i temi etici, il riformismo, il laicismo e non solo.
Una “guerra nella guerra” ossia, continue bottarelle mediatiche e messaggi in codice di Mediaset al governo.
Il caso Giambruno e l’intervista alla Boccia, poi saltata, la conferenza stampa di fuoco di Marina contro la tassa sugli extraprofitti bancari, hanno lasciato il segno.
Frecciate non solo nazionali, anche regionali.
Non è un mistero che la Regione Lazio, dovrà fare un rimpasto per il mutato rapporto di forza in Consiglio (Fi ha più consiglieri rispetto alla Lega e quindi, ha chiesto un ovvio riequilibrio degli incarichi e delle poltrone).
Uno scatto di reni che dipenderà pure dalla crescita delle tessere. Che si prospetta positiva.



