Un parto difficile, come sempre quando si tratta di far quadrare i conti dello Stato. Trenta miliardi di euro (sui volumi italiani fanno sorridere, l’Europa però impone le sue regole…), questa la dote che Palazzo Chigi ha messo insieme per l’anno che verrà.
Una cifra che fa un certo effetto, ma che dovrà fare i conti con un nuovo e severo guardiano: le regole europee sul controllo della spesa pubblica ed il solito patto (iniquo) di stabilità. Fa specie nessuno proponga un sistema con debito aggregato (pubblico e privato insieme). Bruxelles, si sa, non scherza quando si tratta di tenere a bada i conti degli Stati membri (tranne quelli tedeschi, bucati per 800 miliardi e nessuno fiata, nonostante una selva di fallimenti).
Ma veniamo al dunque. Cosa c’è in questo pacchetto che dovrebbe risollevare le sorti dell’economia italiana? Il piatto forte, a sentire i ministri, è il taglio del cuneo fiscale. Una misura che finora era stata una specie di aspirina per i mal di testa del ceto medio, e che ora diventa una cura permanente. Per chi guadagna fino a 35mila euro lordi l’anno – e non sono pochi in questo Paese – significa ritrovarsi in tasca circa 100 euro in più al mese. Non è una fortuna, certo, ma di questi tempi anche le briciole fanno festa.
La novità, dicono al ministero dell’Economia, è che questo beneficio si estenderà anche a chi arriva a 40mila euro. Una mossa astuta, politically correct si direbbe oggi, per non scontentare quella fascia di popolazione che si sente sempre un po’ dimenticata: né povera da meritare sussidi, né ricca da poter ignorare le tasse. La classe media in effetti è quella che paga le le crisi sempre al massimo.
E a proposito di tasse, le aliquote Irpef passano definitivamente da quattro a tre. Una semplificazione, dicono. Sarà, ma in Italia quando si semplifica c’è sempre da stare in guardia. In ogni caso, assicurano che i redditi medio-bassi ne trarranno vantaggio. Vedremo nel dettaglio.
Per i lavoratori anziani c’è una carota: chi ha l’età per la pensione ma decide di restare al lavoro riceverà incentivi più sostanziosi. Un modo elegante per dire: “Cari nonni, se potete, continuate a sgobbare che le casse dell’INPS ringraziano”.
Ma tutto questo ben di Dio da dove salta fuori? Nove miliardi verranno dal deficit – in parole povere, si fa altro debito (che cozza con i parametri europei). Il resto? Un po’ di maggiori entrate fiscali (traduzione: si spera che l’evasione cali), un “contributo straordinario” chiesto a banche e assicurazioni (che non saranno certo contente), e l’immancabile spending review. Quest’ultima è come la dieta di gennaio: tutti la promettono, pochi la mantengono.
Non mancano le buone intenzioni per la sanità, con più fondi e nuove assunzioni. Dopo il Covid, d’altronde, sarebbe stato difficile ignorare il settore. E per le famiglie c’è un pacchetto a sostegno della natalità. Perché si sa, l’Italia invecchia e qualcuno dovrà pur pagare le pensioni nel 2060.
C’è anche una sorpresa per chi accetta un lavoro lontano da casa: aumentano i fringe benefit per chi sposta la residenza di almeno 100 chilometri. Un incentivo alla mobilità o un contentino per chi è costretto a emigrare per lavoro? Ai posteri l’ardua sentenza.
Il ministro Giorgetti e il suo vice hanno presentato la manovra con l’orgoglio di chi ha risolto l’enigma della Sfinge. “Non solo confermiamo il taglio del cuneo,” hanno detto, “ma lo rendiamo strutturale e lo estendiamo fino ai 40mila euro di reddito.”
Parole che suonano bene, ma che andranno verificate alla prova dei fatti.
C’è un’ultima novità nel meccanismo, un po’ tecnica ma non priva di significato: sopra i 20mila euro di reddito, lo sgravio contributivo si trasforma in beneficio fiscale. In pratica, cambia la forma ma non la sostanza: i lavoratori vedranno gli stessi soldi in busta paga. Una specie di gioco delle tre carte fiscale, ma almeno questa volta a vincere dovrebbe essere il cittadino.
Quanto alla riduzione dell’aliquota Irpef per i redditi fino a 60mila euro, per ora resta nel cassetto. Ma potrebbe rispuntare durante l’iter parlamentare, se il gettito del Concordato Preventivo Biennale sarà generoso. Come dire: se gli evasori si pentiranno, i virtuosi ne godranno i frutti. Una morale da fiaba fiscale.
In conclusione, questa manovra sembra un tentativo di accontentare un po’ tutti senza scontentare troppo nessuno. Un’arte in cui la politica eccelle da sempre. Se poi basterà a rilanciare l’economia, a creare lavoro, a far crescere il PIL, questo lo sapremo solo vivendo. O forse, come direbbe qualcuno, solo sopravvivendo. Qualche titolo:
- “La dieta dei 30 miliardi: il governo vara la Finanziaria 2025”
- “Cuneo fiscale, da palliativo a cura: la scommessa di Palazzo Chigi”
- “Irpef a tre aliquote: la rivoluzione silenziosa delle tasse”
- “Nonni al lavoro, nipoti in culla: le due facce della manovra”
- “Il valzer dei miliardi: deficit, tasse e spending review per far quadrare i conti”
- “Banche e assicurazioni, il conto salato della manovra”
- “Sanità, l’iniezione di fondi post-Covid”
- “Fringe benefit in trasferta: 100 km per un po’ di soldi in più”
- “Il gioco delle tre carte fiscali: da cuneo a detrazione, cambia la forma non la sostanza”
- “L’enigma dei 60mila euro: l’aliquota Irpef che verrà (forse)”



Salve,
grazie, ma non ho specifiche conoscenze in una materia così imortante.
Cordialmente, grazie, saluti
Pier Luigi Lando