17 e 7 euro netti in più al mese per il 2025 per medici e infermieri. I primi numeri che ricorderemo di questa manovra sono modesti e non fanno fare bella figura al governo. Ma dietro queste cifre c’è tanto da raccontare – e giustificare – rispetto all’operato del tandem Meloni-Giorgetti. Gli aumenti sono scarsi e i tagli numerosi, ma meglio di così, per una manovra per forza di cose improntata al risparmio dopo gli anni di spese matte per riprenderci dal disastro Covid, non si poteva fare.
La manovra, che punta a mantenere in equilibrio i conti pubblici e a evitare turbolenze sui mercati, ha attirato la critica di diverse categorie sociali, sindacati e partiti di opposizione, ma anche di alcune forze di maggioranza che avrebbero preferito misure più incisive. La Lega e Forza Italia, pur sostenendo l’importanza della stabilità finanziaria, sono pronte a chiedere emendamenti, ritenendo che il testo possa essere migliorato in sede di conversione parlamentare.
Tra le categorie più scontente, come abbiamo accennato in apertura, ci sono medici e infermieri, che si aspettavano aumenti salariali ben più rilevanti. Va però detto che la situazione sarà leggermente migliore nel 2026, quando gli aumenti saranno di 115 euro per i primi e 80 per i secondi.
Scendono in piazza pure pensionati e insegnanti. La tanto attesa rivalutazione delle pensioni minime si traduce in un aumento di soli 3 euro mensili, spingendo i sindacati dei pensionati a manifestare insieme alla CGIL dal 28 al 31 ottobre. Il comparto dell’istruzione ha invece proclamare uno sciopero per il 31 ottobre, con eventi in 40 città e una manifestazione centrale a Roma.
Non va meglio nel resto della Pubblica amministrazione, che deve ingoiare il rospo del blocco parziale del turnover per il settore pubblico, che permette di sostituire solo il 75% del personale in uscita. Questa decisione è vista da categorie da sempre care alla destra – come le forze dell’ordine e i vigili del fuoco – come una minaccia alla sicurezza pubblica.
La manovra ha inoltre sollevato proteste tra i produttori farmaceutici, colpiti da un ribasso dei prezzi di produzione, e dalle aziende digitali, soggette a una nuova web tax che potrebbe penalizzare anche le imprese con fatturati meno elevati. La conferma della sugar tax, fissata per luglio 2025, ha allarmato Assobibe, che teme ripercussioni sui costi di produzione e sul prezzo finale per i consumatori.
Nonostante le critiche, il governo ha difeso la sua scelta di mettere in ordine i conti pubblici e rassicurare i mercati internazionali. Il portavoce di Forza Italia, Raffaele Nevi, ha dichiarato che la manovra cerca di aumentare il potere d’acquisto di famiglie e lavoratori, sostenendo la crescita economica. Tuttavia, esponenti di FI e della Lega, come il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon, hanno sottolineato che la legge di bilancio è migliorabile, e sperano di introdurre modifiche al Parlamento, specialmente per le pensioni minime e altre misure di welfare.
Il Fondo Monetario Internazionale (FMI), attraverso il vicecapo del Dipartimento europeo Helge Berger, ha riconosciuto l’importanza di un bilancio stabile, ma ha invitato l’Italia a cogliere l’opportunità attuale per avviare riforme strutturali che migliorino la credibilità del Paese. Berger ha inoltre espresso preoccupazione per la crescita del debito pubblico italiano, suggerendo interventi che possano attrarre maggiori investimenti, rafforzando lo sviluppo a lungo termine.
La manovra presenta anche alcune novità positive, come il bonus destinato ai lavoratori dipendenti con una retribuzione annua tra 35 mila e 40 mila euro, che dal 2025 potranno beneficiare di un incremento in busta paga, stimato in circa mille euro l’anno. Questa misura, però, non soddisfa i contribuenti con redditi più alti: chi ha un imponibile superiore a 75 mila euro subirà una riduzione delle detrazioni fiscali, con un risparmio stimato per lo Stato di circa un miliardo di euro.
Il governo, pur limitato dalle rigide normative europee, ha insomma cercato un bilanciamento tra rigore finanziario e sostegno economico alle famiglie. Deve però essere chiaro che il futuro dell’Italia non può essere deciso a Palazzo Chigi: la ripresa dell’economia dipenderà dalla capacità del Paese di avviare un percorso di sviluppo sostenibile senza il doping di bonus come quello edilizio, che prima o poi presentano sempre un conto salato da pagare.



