Un M5S “Travagliato” si allontana dal Pd

giovedì, 31 Ottobre 2024
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M5S, Giuseppe Conte tira dritto. L’accusa di aver fatto perdere il candidato del centrosinistra in Liguria? Il  presidente dei pentastellati fa spallucce e guarda avanti.

L’ex premier ragiona in modo diverso dagli altri leader del cosiddetto “campo largo” e non vuole sporcarsi le mani con i cacicchi che controllano il consenso a livello locale. Di come sono andate le cose con Andrea Orlando e compagni si dichiara dispiaciuto, ma non si pente affatto delle sue scelte: «Bisogna capire una volta per tutte – dice- che non si può barattare la credibilità di un progetto politico con gli interessi di qualche gruppo di potere pronto a spostare il proprio pacchetto di voti alla corte del miglior offerente. La credibilità del M5S è sempre stata quella di non piegarsi a queste logiche, un valore aggiunto per la politica di questo Paese».

Ma il punto decisivo è che Conte non accetta la logica delle alleanze politiche come somma algebrica di forze eterogenee: «Non ci turbano le uscite di chi, in questi minuti, prova a ridurre la politica a una fredda questione di numeri. Lascino da parte le calcolatrici». Quindi, se le parole hanno un senso, non è da aspettarsi che la classe dirigente pentastellata partecipi ai lavori di costruzione di un’alleanza di centrosinistra promossi da Elly Schlein. La segretaria del Pd, la sua coalizione, se la deve costruire solo con AVS e con quello che rimane dell’ex Terzo Polo. Il M5S in questa fase è solo concentrato su se stesso. L’obiettivo è l’assemblea di rifondazione del Movimento, programmata per fine novembre. È da lì che i pentastellati ripartiranno per una nuova fase del loro cammino.

La notizia di questi giorni è dunque che Elly Schlein non potrà contare sull’appoggio di Giuseppe Conte nel suo tentativo di rilancio del centrosinistra. Ma in questa notizia (in gran parte prevedibile) c’è anche un’altra notizia, per certi versi più interessante: dopo la rottura con Beppe Grillo, il M5S si è scelto un suo nuovo “padre nobile”. Stiamo parlando del direttore del “Fatto quotidiano”, Marco Travaglio, il quale si sta affermando anche come il vero ideologo della nuova fase del Movimento. Insomma, volendo fare un calembour, potremmo dire che oggi ci troviamo di fronte un M5S quanto mai… “Travagliato”.

Se vogliamo capire le linee strategiche del Movimento, è alle parole del direttore del “Fatto”, più che a quelle del leader, che ci dobbiamo riferire. Quella che dovrà essere la linea politica del M5S, Travaglio l’ha disegnata con molta chiarezza l’altra sera nella trasmissione da Lilli Gruber su La7 per poi ribadirla in un editoriale sul suo giornale. «I Cinque Stelle – ragiona il direttore del “Fatto”- devono rifondarsi e devono abbandonare completamente queste ammucchiate col Pd e altri partiti. Devono aprirsi alla società, come stanno iniziando a fare adesso a novembre con l’Assemblea Costituente. Non devono presentarsi affatto alle amministrative e prepararsi alle politiche. Ed è ovvio che dovranno fare un contratto col Pd, non un’alleanza organica, perché il M5S non è un movimento di sinistra e non potrà mai essere la ruota di scorta».

Al dunque, un Movimento in beata solitudine che si lecca le ferite, cerca i suoi ceti di riferimento nella società italiana, si prepara al  rilancio.

Difficile dire al momento se questa strategia sarà vincente o no. Certo va notato che il ragionamento di Travaglio non è privo di fondamento. Il direttore del “Fatto” (un giornale che da molto tempo è l’organo ufficioso del Movimento) ha capito perfettamente che il vero nemico dei pentastellati è l’omologazione nelle logiche del bipolarismo destra-sinistra. Non a caso Travaglio ribadisce che il M5S «non è un movimento di sinistra». “Alieni” sono apparsi subito gli ex-grillini, e “alieni” devono rimanere, se vogliono avere un senso e un ruolo all’interno della politica italiana.

Resta da capire se esistono ancora, all’interno della società italiana, quelle grandi sacche di malcontento che a suo tempo determinarono l’esplosione del Movimento. Diciamo che la vera scommessa di Conte (e di Travaglio) è di trarre nuova linfa elettorale dalla sterminata area dell’astensionismo.

Non sarà un’impresa facile. Nelle ultime Politiche, il M5S pescò grandi consensi, soprattutto al Sud, tra tutti quelli che temevano di perdere il reddito di cittadinanza. Adesso Conte e compagni dovranno inventarsi qualcosa di nuovo. Chissà se ci riusciranno. Meglio comunque un Movimento “Travagliato” che un M5S omologato.

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