Regionali Umbria. A. Lignani (Fdi): “L’insegnamento? Più attenzione ai temi della gente. Unità, lealtà ok, ma in futuro candidiamo i migliori”

giovedì, 21 Novembre 2024
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Consultazioni regionali umbre. “Lo Speciale” ha raggiunto Andrea Lignani, esponente di grande esperienza sul territorio e non solo, membro della Direzione nazionale di Fratelli d’Italia, con una parentesi da Consigliere regionale umbro durata 15 anni con l’allora Alleanza Nazionale; più volte Consigliere comunale a Città di Castello e attualmente Capogruppo di Castello Civica. Lignani si è soffermato sulle criticità della campagna elettorale che ha visto perdente l’uscente Tesei e ha formulato alcuni spunti di riflessione per ripartire.

Lignani, una sua valutazione sul voto regionale in Umbria. Cosa ha inciso sulla mancata vittoria della Tesei? Quale insegnamento si può ricavare? Soprattutto da parte di un uomo da sempre, fortemente rappresentativo come lei?

“Insegnamenti non oso darne a nessuno: a posteriori è facile dire cosa non abbia funzionato, ma certamente si è trattato di situazioni inerenti al vivere quotidiano delle persone. Se c’è qualcosa che tutti noi possiamo imputarci è quella di essere rimasti nei nostri ambienti, alla ricerca di preferenze invece, di comprendere le esigenze della gente comune; della gente che è fuori dai contesti della politica. E l’alto tasso di astensionismo ne è la prova inconfutabile. Questa riflessione ovviamente non riguarda il governo Tesei, né il governo Meloni, ma è una situazione oggettiva. Ad esempio, la sanità è un’emergenza storica a 360 gradi. C’è un tema non rimandabile da Nord a Sud dell’Italia: la popolazione invecchia e questo provoca l’aumento della domanda di salute. Tengo poi a precisare che l’Umbria è la regione più vecchia d’Italia. Da noi ci sono inoltre, problemi infrastrutturali, in parte dovuti all’atavico isolamento. È vero che ci sono responsabilità cinquantennali, quindi non imputabili al nostro governo regionale, però è anche vero che quando ci hanno votato in massa 5 anni fa, gli elettori pensavano che tali difficoltà si potessero risolvere.
Non può essere una giustificazione dire che “ci hanno lasciato un disastro”, perché ci hanno votato proprio perché c’era il disastro e speravano che noi potessimo intervenire, ma non avevamo la bacchetta magica. Sicuramente un maggiore confronto con la popolazione, soprattutto con le classi più svantaggiate era necessario da parte di tutti noi”.

Alla luce dei risultati, cambieranno ora i rapporti di forza all’interno della coalizione di Governo (tra Fdi, Fi e Lega)?

“Se prima ci era stata attribuita la sconfitta perugina, adesso la situazione si è in qualche modo equilibrata. Sicuramente ci sarà da porsi la domanda circa l’opportunità o la necessità di aver riconfermato la Presidente Tesei. Naturalmente, una volta presa questa decisione, per lealtà l’abbiamo sostenuta fino alla fine. Purtroppo c’è da dire che quello che ad altri si perdona, a noi non viene mai perdonato. L’effetto obbligato è che dobbiamo stare in campagna elettorale permanente”.

Si aprirà adesso una riflessione sulla classe dirigente regionale della destra? Meglio i candidati civici come la Proietti o quelli di partito?

“È un’idea che non mi appassiona, io credo che debbano essere messe da parte alcune dinamiche di partito e candidare i migliori. Il che non vuol dire che non possa essere un candidato di partito, ma ciò implica che bisogna sostenerlo sempre con lealtà: l’Umbria ha pagato dei dazi su questo, speriamo che in futuro queste cose non si ripetano. L’unità prima di tutto, ma, ripeto, bisogna scegliere il migliore: la selezione non va fatta per convenienza o per situazioni che assicurano equilibri già consolidati, ma per essere sempre pronti alla sfida di ogni elezione: ottenere il risultato più alto.
Questo perché allo stato attuale non abbiamo più niente da difendere: abbiamo perso Terni, Perugia, ora la Regione. Credo che da domani si possa e si debba cambiare metodo e schema di valutazione. C’è da riconoscere a Fratelli d’Italia di essersi sempre dotata di una classe dirigente giovane. Il Partito 7/8 anni fa ha avuto la fortuna di avere il vento in poppa, pur non vantando inizialmente la necessaria esperienza per affrontare certi tipi di crisi. Poi, col lavoro e l’impegno sul campo quest’esperienza è stata fatta. Bisogna dare fiducia, affinché questa classe dirigente possa ora mettersi in gioco”.

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