M5S, weekend di fuoco. Il dilemma di Conte

venerdì, 22 Novembre 2024
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IL M5S si avvia a vivere un weekend incandescente. Nel corso dell’Assemblea costituente, in programma sabato e domenica, gli iscritti dovranno decidere il futuro assetto del Movimento dopo le batoste elettorali degli ultimi mesi (dalle Europee alla Regionali), una serie di sconfitte che ha ridimensionato il peso politico di Giuseppe Conte soprattutto nel braccio di ferro con Elly Schlein.

Gli iscritti dovranno soprattutto ridefinire la linea politica e cioè se conviene insistere (in tal caso come) nell’alleanza con il Pd oppure se non convenga invece tornare alle “origini” e quindi superare la logica del bipolarismo ponendosi al di là della destra e della sinistra.

Per il leader Conte si tratta di un bel dilemma. Perché, da un lato, c’è il rischio della marginalità politica (recuperare qualcosa oltre lo zoccolo duro degli elettori ma risultare alla fine ininfluenti) e, dall’altro, la poco onorevole prospettiva di diventare niente più che un “cespuglio” del Partito democratico, al pari di Nicola Fratoianni e di Angelo Bonelli nonché, addirittura, dell’odiato Matteo Renzi.

Il leader pentastellato ha già fatto sapere che non intende abbandonare il campo progressista e che quindi pensa di continuare a costruire l’alleanza di centrosinistra. Se tale scelta fosse messa in discussione – ha dichiarato Conte in una intervista a “la Repubblica” – il «Movimento dovrebbe trovarsi un altro leader».

Già, ma come impedire di finire inghiottiti dal Pd visto che la politica del tira e molla fin qui seguita ha dato frutti assai deludenti? Il Movimento potrebbe ad esempio scegliere di stabilire un’intesa più solida con Avs e quindi giocare il ruolo politico del rafforzamento dell’ala sinistra del centrosinistra. Domenica pomeriggio nel sapremo qualcosa di più.

L’altro grande problema di Conte è che in realtà, dietro la discussione sulla linea politica e sulla struttura futura del M5S, la vera sfida è tra lui e Beppe Grillo, malamente disarcionato dal leader dal ruolo di “guru” del Movimento. Il garante pentastellato spinge per il ritorno all’”antico” e quindi per un M5S né di destra né di sinistra.

Il prevalere dell’una o dell’altra linea verrà misurato dal successo o dal fallimento del voto on line degli iscritti sui cambiamenti strutturali proposti (compreso il cambiamento della denominazione e del simbolo). Grillo vuole che tutto resti com’è e sta esercitando la sua influenza affinché si esprima il minor numero possibile di militanti.

La battaglia sarà dura perché sul ruolo del presidente, del garante, sulle modalità di votazione per le modifiche statutarie, sul Comitato di Garanzia, sul nome e sul simbolo serve che partecipi almeno la maggioranza assoluta degli iscritti: tradotto in numeri vuol dire che  44.473 persone devono collegarsi al sito tra domani e domenica esprimendo il loro parere. Per tutti gli altri quesiti, il quorum non serve, ma a Conte farebbe comunque comodo se venisse raggiunto. Se non si arrivasse al livello di partecipazione richiesto, a vincere sarebbe Grillo e la leadership di Conte ne risulterebbe fortemente delegittimata.

I principali esponenti del Movimento (da Chiara Appendino  a Stefano Patuanelli ad Alessandra Todde) sono dalla parte di Conte, mentre con Grillo sono rimasti Virginia Raggi e Danilo Toninelli.

Sulla carta dovrebbe vincere il leader. Ma anche il garante ha le sue possibilità. Il duello si preannuncia appassionante, anche perché la convention pentastellata di questo fine settimana sarà un esempio di “democrazia diretta” per via elettronica, con tutti i rischi di manipolazione che ciò comporta.  

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