Sharon Stone a Torino: “Violenza sulle donne è la sfida di oggi. Trump? America non comprende conseguenze ” | Video

domenica, 24 Novembre 2024
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Il Torino Film Festival ha avuto il privilegio di ospitare una delle icone indiscusse del cinema internazionale: Sharon Stone, che con Ron Howard è stata la star più acclamata nella cerimonia di apertura. L’attrice, nota per la sua carriera straordinaria e per i suoi ruoli in film cult come “Basic Instinct” e “Casinò”, ha ritirato il prestigioso premio Stella della Mole. Ma non si è trattato solo di una cerimonia di premiazione: Sharon Stone ha anche incontrato il pubblico per presentare Pronti a Morire (The Quick and the Dead), il celebre film del 1995 diretto da Sam Raimi, che ha segnato una tappa fondamentale nella sua carriera e che ha anche prodotto.

L’artista durante l’incontro con la stampa ha parlato con passione della sua carriera, delle difficoltà incontrate nel corso degli anni dovute al fatto di essere donna  e delle sue riflessioni sull’evoluzione del cinema e della società con particolari riferimenti alla lotta contro la violenza di genere e all’America di Trump. 

Durante la conferenza stampa sono emerse diverse risposte interessanti. Le più importanti qui riportate.

Sharon, come hai vissuto la tua esperienza nel film “Pronti a Morire” e il ruolo di protagonista in un’opera che ha mescolato western e azione con un forte senso di femminilità?

“Quella è stata un’esperienza davvero entusiasmante. Sam Raimi, il regista, aveva una visione molto chiara, ed è stato incredibile lavorare con lui. La possibilità di interpretare un personaggio così forte, in un film che rompeva i canoni del western classico, mi ha dato molta libertà creativa. In quel periodo, i ruoli femminili nei film d’azione non erano così comuni, ma l’idea di un’eroina che affronta la morte con coraggio era unica. Non volevo solo essere una donna in un film d’azione, volevo rappresentare una figura che avesse profondità e complessità.”

Come valuti la tua collaborazione con Sam Raimi? 

“Non mi ha mai ringraziato e non ha più voluto lavorare con me, non mi ha più rivolto la parola”.

Con Martin Scorsese hai lavorato invece diverse volte?

“Con Marty è stato diverso, forse anche per la genetica italiana, qui siete tutti più calorosi. Sai anche io ho una parte francese dentro di me, una parte familiare che ti porta a lottare e stare davvero insieme cosa che non accade con tutti in America. Con Marty questa lotta e questa lealtà c’è stata e ancora oggi abbiamo una bella relazione e lavoriamo insieme”.

La tua carriera ha visto molti alti e bassi. Pensi che ci sia stato un periodo in cui le difficoltà siano state particolarmente forti, specialmente per una donna nel cinema?

“La resistenza a vedermi in posizioni di potere è stata molto grande, e la resistenza a permettere che la mia intelligenza fosse utile è stata enorme. E da parte di persone meno intelligenti, ovviamente. Mi sono spesso trovata a dover combattere per ottenere ruoli e opportunità, anche quando avevo dimostrato il mio valore. Ma non mi piace combattere contro l’ignoranza. Ho capito che non vale la pena impegnarsi con persone che non vedono il mio valore. Ho altre cose da fare.”

Senti che l’industria del cinema sia cambiata oggi, soprattutto grazie alla tecnologia e alle nuove piattaforme?

“Sì, il cinema è cambiato tantissimo. Con l’uso delle nuove tecnologie, oggi possiamo fare film in tempi più brevi, il che rende il processo molto più dinamico e stimolante. Ho appena finito di girare il sequel di Nobody con Bob Odenkirk, e il ritmo della produzione oggi è incredibilmente veloce. Un film che una volta richiedeva mesi di preparazione può ora essere realizzato in sei settimane. Ma questo non significa che la qualità venga meno. La velocità e l’efficienza permettono di esplorare nuove idee e sfide creative. È un periodo molto eccitante per fare cinema.”

In che modo vedi il ruolo della tecnologia e dell’intelligenza artificiale nel futuro del cinema?

“Penso che l’IA possa essere utile in alcune aree, per esempio nella scrittura di sceneggiature o nella composizione musicale di basso livello, ma non potrà mai sostituire l’emozione umana. L’intelligenza artificiale può eseguire compiti funzionali, ma non può replicare la realtà umana, la nostra capacità di provare emozioni autentiche e di raccontare storie che parlano al cuore delle persone. Alla fine, l’arte non può essere ridotta a una formula automatica.”

Cosa pensi della lotta alla violenza contro le donne nella società di oggi? Domani è il 25 novembre.

“La violenza contro le donne è una delle questioni più gravi della nostra società. E credo che la soluzione risieda nell’aiuto reciproco. Non basta che le donne aiutino le donne, perché la violenza è perpetrata da uomini. I buoni uomini devono intervenire e fermare quelli che non lo sono. È fondamentale che gli uomini riconoscano quando i loro amici sono uomini pericolosi e violenti e li allontanino dalle loro figlie, mogli e fidanzate. Non possiamo più ignorare il problema. È il momento di agire.”

La situazione politica in America?

“L’America è un’adolescente irrequieta che pensa di sapere tutto. È arrogante, ingenua e profondamente ignorante. Il nostro paese non ha mai vissuto esperienze come quelle europee: non abbiamo visto guerre sul nostro territorio, non abbiamo conosciuto davvero la dittatura. Questo ci rende incapaci di comprendere le conseguenze delle nostre azioni. In America siamo arroganti perché pensiamo di sapere tutto, ma in realtà non sappiamo nulla. Questa ingenuità è pericolosa, ma tutto”.

Quanto è stato difficile da donna ottenere supporto per il tuo lavoro nei primi anni della tua carriera?

“Nei miei primi anni, specialmente negli anni ‘90, è stato estremamente difficile. Non solo per il fatto che ero una donna, ma anche per l’enorme resistenza che esisteva nei confronti delle donne nel mondo del cinema. Non riuscivo ad avere l’opportunità di dirigere, e questo mi ha fatto sentire che la mia intelligenza veniva sprecata cercando di convincere persone che non avevano il minimo rispetto per il mio lavoro. Fortunatamente, ho trovato un posto dove poter esprimere me stessa, ma è stato un percorso difficile.”

Come descriveresti il tuo processo di creazione artistica?

“L’arte è una forma di espressione onesta. Non si tratta di mostrare ego o costruire un’immagine, ma di raccontare la verità. Ogni artista, giovane o anziano, deve essere in grado di esprimere la propria verità senza paura. Non bisogna temere di condividere la propria esperienza, ma farlo in modo genuino e senza maschere. Gli artisti più anziani hanno una grande responsabilità: quella di guidare i più giovani e di condividere con loro non solo le tecniche, ma anche la saggezza acquisita nel tempo.”

Qual è la tua visione per il futuro dell’industria cinematografica?

“Non penso che la tecnologia o altre innovazioni distruggeranno il nostro amore per il cinema. Le cose cambieranno, ma il cinema è una forma di espressione che resterà. Gli spettatori continueranno a cercare storie autentiche che tocchino le loro emozioni. E, per quanto riguarda me, continuerò a fare film, perché il cinema è la mia passione. La velocità e l’efficienza con cui oggi possiamo fare un film sono entusiasmanti, ma il cuore del cinema rimane immutato.”

Sharon Stone il video con le parole su Trump a Torino

 

 

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