Tina Gesmundo, preside del liceo Salvemini di Bari, ha dato una forte scossa morale ai genitori presenti all’Open day del 17 novembre.
Il discorso della preside Gesmundo è stato frutto, come lei stessa ha dichiarato, di un’“irritazione” causata dal comportamento di alcuni genitori, verso i quali ha rivolto l’accusa di “anteporre i propri desideri a quelli dei figli e di inseguire unicamente successo e denaro”.
A detta della dirigente, i genitori “giravano per la scuola come se dovessero comprare qualcosa.” Da qua l’affermazione tagliente “Non sono qui per vendere detersivi”, pronunciata a gran voce dalla dirigente scolastica dinanzi oltre 400 persone.
La prossemica vivace e i toni iperbolici hanno fatto da protagonisti nelle argomentazioni sostenute dalla Gesmundo, la quale ha affrontato tematiche profonde che hanno suscitato un’attenzione mediatica tale da portarla persino ad essere ospitata da Lili Gruber nel suo programma tv “Otto e Mezzo”.
Dietro le parole della dirigente si celava una riflessione vasta sull’educazione.
La denuncia della Gesmundo si è strutturata contro l’iperprotezionismo dei genitori, nei confronti dei ragazzi, riguardo il quale la stessa ha affermato “In classe ci troviamo con 7/8/9 studenti con diagnosi certificate dall’ansia alla disgrafia. C’é un iperprotezionismo che non li aiuta a crescere, alcuni problemi si risolvono da soli, quando si raggiunge una maggiore consapevolezza di sé.”
La preside ha fatto anche riferimento al numero chiuso che è stata costretta a introdurre.
Il motivo? il fatto che l’istituto sia diventato “di moda” a fronte di un limitato numero di aule. La dirigente ha ammesso di aver subito pressioni finalizzate all’ammissione di alcuni studenti, precisando che “A marzo si sono iscritti 420 studenti e ne ho potuti prendere 360. Non hanno mai chiesto di intervenire sui voti, e in ogni caso, le pressioni non sono servite.”
La Gesmundo si è definita come “professoressa dentro”, con una carriera alle spalle iniziata a soli 24 anni, come insegnante di greco e latino, che si è poi evoluta, dopo 23 anni, in una carriera da dirigente. Quest’ultima, è stata caratterizzata da decisioni impopolari come la scelta di far svolgere ai ragazzi sospesi lavori socialmente utili: “Mettono in ordine i tappeti della palestra, spolverano i libri, puliscono gli scaffali, aiutano gli altri. Serve a fargli capire che fanno parte di una comunità.”
Queste decisioni non hanno mai suscitato lamentele particolari da parte dei genitori, come affermato dalla preside, la quale ha aggiunto “Sono una persona divisiva, ma le famiglie nella maggior parte dei casi si fidano di me. E quando non gli va bene una cosa, chiedono il nulla osta e vanno in un’altra scuola senza nemmeno salutare. Questo è un segnale doloroso per me”.
Molti sono stati i momenti difficili affrontati dalla Gesmundo in veste di preside, come lei stessa ha affermato: “Sospesi un ragazzo in seguito a un’occupazione notturna” ma, a scapito delle critiche ricevute, è rimasta salda nelle sue convinzioni: “Io non credo nell’occupazione. Fui bersagliata dai media, ma ne sono uscita più forte.”
Il successo dell’approccio all’educazione, adottato dalla stessa, si è manifestato dagli innumerevoli messaggi di solidarietà ricevuti dagli ex alunni. In proposito la Gesmundo ha affermato “Oggi sono medici, avvocati, giudici o anche persone semplici: sono orgogliosi di avermi avuto come insegnate.” Mentre, i colleghi hanno poco mostrato vicinanza alla dirigente la quale ha sottolineato “Mi sarei aspettata una maggiore solidarietà, ma la competizione ormai è diventata pervasiva».
Fieramente di sinistra, la preside si è definita lontana dall’etichetta di “radical chic” e ritiene improbabile che le venga proposto un ruolo in politica in quanto “scomoda”.
Tuttavia, con l’anno scolastico in corso volge al termine anche la sua carriera.
La Gesmundo ha sottolineato però come la pensione non si tradurrà in un addio all’impegno, essendo piuttosto solo un modo per perseguire altri interessi: “Mi darò al sociale, alla cura degli ultimi con l’associazione “Libera” e al volontariato contro la violenza sulle donne. Voglio anche fare corsi di greco antico per chi non ha potuto studiarlo. E, infine, continuerò con il teatro per i ragazzi: lo faccio da più di 20 anni, credo che sia terapeutico.”
I libri che ha definito come immancabili nella formazione di uno studente sono “L’amico ritrovato di Fred Uhlman o Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino”.
Tina Gesmundo lascia una scuola fortificata e un messaggio chiaro ai giovani, che fa riferimento al riconoscersi come parte di una comunità e, di conseguenza, ad avere cura gli uni degli altri.
Tina Gesmundo, la preside che scuote i genitori: “Non sono qui per vendere detersivi”



