Crisi in Francia e Germania? Perché l’Italia è l’unica stabile in Europa

martedì, 3 Dicembre 2024
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È proprio vero che la ruota della buona sorte gira per tutti, per le nazioni non meno che per gli esseri umani. Qualcosa di singolare sta accadendo in questi giorni in Europa. Le contemporanee crisi politiche in Francia e in Germania stanno facendo risaltare la stabilità dell’Italia, che un tempo era invece considerata il ventre molle del vecchio continente (e dell’Occidente) per le sue frequenti crisi politiche.

Oggi non è più così. Oggi i grandi ammalati dell’Europa si chiamano Francia e Germania (ma neanche la Spagna se la passa tanto bene), con l’Italia che può al contrario vantare il governo più stabile tra i maggiori Paesi dell’Ue. Non è ovviamente solo un fatto dipendente dalla ruota della fortuna, ma da motivi ben più profondi e strutturali, cambiamenti politico-economici avvenuti negli ultimi 15-20 anni e che solo ora stanno venendo a maturazione.

Di che si tratta? Diciamo che l’ondata di protesta sociale che si è cronicizzata in Europa dopo la crisi del debito del 2010, per diventare ancora più esplosiva con le conseguenze economiche della guerra in Ucraina, ha trovato l’Italia meglio attrezzata degli altri per affrontarlo e indirizzarlo. Volendo semplificare al massimo, diciamo che, in Italia, la marea sovranista-populista è stata “addomesticata , entrando nel sistema e facendosi governo, mentre invece, in Francia e in Germania, questo grande moto di protesta ha travolto le culture politiche egemoni e mandato in tilt le formule di governo.

Questa crisi si sta, per la verità, rivelando più devastante in Francia che non in Germania, dove comunque una soluzione appare possibile con le elezioni anticipate che dovrebbero tenersi nel marzo prossimo.

A Parigi -ed è cronaca di questi giorni- siamo vicini al caos. Il governo di Michel Barnier ha le ore contate: sia Marine Le Pen sia, sul fronte opposto, Jean-Luc Mélenchon hanno deciso di staccargli la spina. Il fatto è che si tratta di un esecutivo di minoranza, costretto, di volta in volta, a contrattare l’approvazione delle leggi , o con il Rassemblement National oppure con il Nouveau Front Populaire.

Il caos c’è perché le speranze che nasca un nuovo governo sono ridotte al lumicino e perché, fatto ancor più drammatico, non si può andare alle elezioni anticipate. La Costituzione francese prevede infatti che non si possa  rivotare prima che sia passato almeno un anno dalle precedenti elezioni legislative. Quindi bisogna aspettare il luglio 2025. Praticamente non c’è sbocco alla crisi, con la conseguenza che lo spread sta raggiungendo livelli stellari. L’unica soluzione sarebbero le dimissioni di Emmanuel Macron (che molti, non solo a destra e a sinistra, cominciano a invocare). Le elezioni anticipate diventano possibili solo se in precedenza sono avvenute quelle presidenziali.

Questa situazione di ingovernabilità è il frutto della decisione del presidente di sciogliere il Parlamento dopo le elezioni europee del giugno scorso, consultazioni che videro il trionfo del RN di Marine Le Pen e Jordan Bardella. Quindi è stata la paura dell’avanzata sovranista-populista a rendere  la Francia ingovernabile: l’alleanza contro il Rassemblement National ai ballottaggi ha regalato un Parlamento diviso in tre blocchi senza la formazione di una maggioranza.

Diversa, ma egualmente complessa, la situazione in Germania, dove le dimissioni del ministro delle Finanze, Christian Lindner (leader del piccolo partito liberale), ha portato alla crisi della “coalizione semaforo” (socialdemocratici, verdi e, appunto, liberali) presieduta di Olaf Scholz. Al di là dei limiti politici del cancelliere, si tratta una soluzione precaria e rattoppata: hanno formato il governo tre partiti eterogenei quanto deboli. Anche in Germania la precarietà della formula di governo è diretta conseguenza dell’avanzata delle forze sovraniste, in particolare AfD (ma sono in crescita anche i populisti di sinistra).

Unica forza “tradizionale” a reggere è la Cdu di Friedrich Merz, che non a caso viene indicato come il probabile nuovo cancelliere. Particolare non secondario, Merz di dice disponibile a rivedere il meccanismo del “freno al debito”, che sta soffocando l’economia tedesca. Per la Germania (e per l’Europa) sarebbe una vera svolta, perché potrebbe permettere, in prospettiva, un allentamento dei vincoli di bilancio.

Ad avvantaggiarsene sarebbe innanzi tutto il governo di Giorgia Meloni, che potrebbe presto godere di controllori meno arcigni in Europa, oltre a giocare un ruolo di stabilità (di sponda con il nuovo esecutivo germanico) nella ridefinizione dei rapporti Usa-Ue conseguente alla vittoria di Trump.

P.S. Di fronte a quello che si sta preparando in Europa, fa veramente ridere una Elly Schlein parla di governo italiano allo «sbando» per la piccola baruffa tra Matteo Salvini e Antonio Tajani sul canone Rai.

 

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