Atreju 2024 accoglie uno dei panel più ideologici, quello che vede protagonisti il Ministro dell’Istruzione e del Merito Valditara e quello dell’Università e della Ricerca Bernini. I due dialogano sulle difficoltà e sugli scontri in piazza e le occupazioni scolastiche, sottolineando come siamo di fronte ad una deriva ideologica che sta arrivando dal fondamentalismo all’estremismo ideologico.
Valditara ad Atreju 2024 il video : “C’è l’annullamento dell’autorità”
Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha tracciato un’analisi lucida e severa della mentalità totalitaria che si annida dietro certi comportamenti ideologici estremi. “In una democrazia non si mira mai a distruggere la persona, l’avversario politico”, ha dichiarato, evidenziando come il confronto tra idee sia legittimo, ma mai l’annientamento dell’altro. La sua denuncia è rivolta non solo agli studenti protagonisti di atti di violenza simbolica, come il rogo di manichini raffiguranti il ministro stesso, ma anche ai partiti e ai sindacati di sinistra che, secondo Valditara, “non sempre esprimono solidarietà” a chi subisce aggressioni e intimidazioni. L’attacco frontale del ministro è anche culturale: “Il contrario di autorità non è libertà, ma anarchia”, ha affermato, sottolineando come la perdita del rispetto per i docenti e il rifiuto dell’autorità abbiano generato episodi di violenza estrema nelle scuole, come quello del professore aggredito e finito in ospedale con il setto nasale rotto. Per Valditara, il problema nasce da una visione deresponsabilizzante della società, in cui “è sempre colpa della società” e mai di chi compie l’errore. Solo il ritorno al principio di responsabilità individuale e alla valorizzazione del merito, inteso non come competizione tra eccellenze ma come impegno personale, può arginare una deriva che rischia di destabilizzare l’intero sistema educativo.
Le parole di Bernini: “L’Università non sono zone franche”
Anna Maria Bernini, ministro dell’Università e della Ricerca, ha posto l’accento su un altro aspetto cruciale del pensiero ideologico estremo: la trasformazione dell’università in una “zona franca” dove si legittimano comportamenti illeciti. “Quello che mi disturba è che si considera l’università una specie di zona franca dove si possono commettere reati”, ha affermato con decisione. La sua critica non si ferma agli autori materiali delle violenze, ma si estende alla complicità silenziosa di parte della sinistra e alla narrazione mediatica che trasforma questi soggetti in protagonisti. Bernini denuncia la presenza di “agitatori professionisti”, individui che non sono studenti, ma “falsi studenti” o “fuori corso eterni”, il cui unico obiettivo è bloccare gli ingressi, impedire agli studenti reali di accedere alle aule e fomentare la violenza. Questi gruppi, secondo il ministro, non solo danneggiano le strutture universitarie e aggrediscono le forze dell’ordine, ma impediscono anche il “diritto allo studio”, colpendo proprio coloro che pretendono di difendere. “Nessuno può permettersi di bloccare un’università”, ha dichiarato, ribadendo la necessità di distinguere tra chi ha il diritto di protestare e chi invece si infiltra per destabilizzare l’ordine pubblico. La Bernini punta il dito anche contro i media, accusati di rendere “protagonisti” questi agitatori, invece di smascherare le loro reali intenzioni e identità.
Si rischia di passare dal fondamentalismo all’estremismo ideologico?
Le parole dei ministri Valditara e Bernini convergono in un’unica grande denuncia: la pericolosa crescita di un estremismo ideologico che mira non al confronto democratico ma all’annientamento dell’avversario. Gli attacchi agli insegnanti, le occupazioni violente e i blocchi universitari non sono semplici episodi di protesta, ma sintomi di una cultura dell’odio alimentata dall’assenza di responsabilità e dal rifiuto dell’autorità. A rendere tutto più grave è il silenzio di certi partiti di sinistra e dei sindacati, che “non condannano apertamente la violenza”, contribuendo così a legittimare l’ideologia dell’intolleranza. In particolare non una sola parola di solidarietà è mai arrivata da Elly Schlein per i manifesti bruciati della Meloni o per i poliziotti ricoverati dopo gli scontri di Roma o Torino. Landini stesso invece di rivendicare azioni sindacali, come nel suo ruolo sacrosanto, si è gettato nella mischia della rivolta sociale usando proseliti degni di un leader populista. La delegittimazione dell’avversario, la creazione di “nemici pubblici” e la tolleranza verso atti di prevaricazione non sono semplici derive comportamentali, ma veri e propri segnali di un ritorno a pratiche tipiche di un periodo anarchico tra i più bui dell’Italia repubblicana. Se non si ristabilisce il rispetto dell’autorità, del merito e della responsabilità individuale, il rischio è che scuola e università diventino spazi dominati dal caos e dall’odio, con la complicità silenziosa di chi, per opportunismo politico, si rifiuta di prendere una posizione netta contro l’estremismo. In sostanza l’estremismo non è un rischio, ma è già evidente e deve esserci la responsabilità collettiva di famiglie e istituzioni per fermarlo soprattutto per i più giovani.



