Conte ad Atreju rompe con l’ideologia del Movimento: la nuova strada del futuro è il passato

sabato, 14 Dicembre 2024
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Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle, ha segnato la fine di un’epoca per la sua compagine dal palco di Atreju. L’ex presidente del Consiglio ha dichiarato ufficialmente il cambio di rotta del Movimento 5 Stelle, abbandonando il principio fondativo del “uno vale uno” in favore di una squadra dirigente ben definita. Nomi di spicco come Roberto Fico e Paola Taverna tornano in prima linea, mentre si registrano ottomila nuove adesioni al M5S nell’ultimo mese. Ma Conte non si è limitato alla riorganizzazione interna: duri gli attacchi alla gestione di Giorgia Meloni su lavoro, economia e fondi europei.

“Non ho vinto io, ma una comunità”: Conte svela la nuova squadra

Il colpo di scena è arrivato durante un’intervista condotta da Mario Sechi, dove Conte ha annunciato la presenza di una squadra dirigente. “Ci saranno quelli che non hanno mai abbandonato il Movimento e si sono messi a disposizione: Fico, Taverna, sono tanti”, ha dichiarato, tracciando il profilo del nuovo organigramma. L’ex presidente della Camera, Roberto Fico, e l’ex vicepresidente del Senato, Paola Taverna, tornano così al centro della scena politica del Movimento, accompagnati dall’entusiasmo per le 8.000 nuove iscrizioni registrate di recente.

Con questa mossa, Conte ha mandato in soffitta l’idea di un movimento privo di ruoli gerarchici. La frase “ci sono io con una comunità” suona come l’atto di consacrazione della sua leadership. Si tratta di un’evoluzione profonda rispetto all’utopia originaria di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, che avevano immaginato un movimento in cui le decisioni venivano prese “dal basso” tramite la piattaforma Rousseau.

L’annuncio ha sollevato un’ondata di critiche, soprattutto da parte di chi aveva creduto nell’originaria visione “orizzontale” del Movimento 5 Stelle. “Da movimento fluido a partito con una squadra di comando”, hanno commentato alcuni ex attivisti sui social. L’idea di un M5S guidato da una squadra di dirigenti rompe con la narrazione storica, in cui “uno vale uno” era il mantra che distingueva il Movimento dai partiti tradizionali.

L’accusa principale rivolta a Conte è di aver trasformato il Movimento in un partito “come tutti gli altri”. L’arrivo di nomi noti e la creazione di un gruppo dirigente stabile somigliano sempre più alla struttura di un partito tradizionale, con un leader riconoscibile e figure di vertice consolidate. Un cambio di passo che, se da un lato garantisce maggiore stabilità, dall’altro rischia di far perdere il contatto con la base storica degli attivisti.

Perché Conte ha deciso di cambiare rotta?

La scelta di Conte sembra rispondere a una necessità pratica: rendere il M5S più stabile e competitivo di fronte ai nuovi scenari elettorali. L’assenza di una linea chiara e l’emorragia di parlamentari hanno messo a rischio la tenuta del Movimento negli ultimi anni come dimostra il clamoroso flop delle ultime regionali con il sorpasso certificato di Avs. La costruzione di una squadra dirigente mira a garantire una maggiore stabilità e a ridurre il rischio di scissioni e dissidenze. Con la leadership personalizzata e il ritorno di volti noti, Conte punta a presentare il M5S come una forza coesa e pronta a sfidare il governo Meloni.

Le critiche alla Meloni: “Dov’è la tua strategia?”

Dopo aver parlato della riorganizzazione interna del Movimento, Conte ha dedicato una parte significativa del suo intervento alle critiche al governo Meloni. Parole dure, pronunciate davanti al pubblico di Atreju, con l’obiettivo di colpire la presidente del Consiglio su lavoro, Pnrr e gestione economica.

“Capisco che il governo si vanti del record assoluto di occupati, ma andiamoli a vedere: in quei dati oggi ci sono anche i cassaintegrati”, ha attaccato Conte, puntando il dito contro la narrazione governativa sul lavoro. Ha poi ricordato che la cassa integrazione è aumentata del 23% nei primi nove mesi del 2024, segno di un’economia che, a suo dire, non è affatto in salute. “Io, se fossi il presidente del Consiglio, mi preoccuperei per i dati tendenziali: l’Italia è ferma”, ha aggiunto con toni duri.

Sul Pnrr, la rivendicazione e l’accusa

Conte ha rivendicato il ruolo decisivo giocato dal suo governo nella trattativa con l’Unione Europea. “Ho portato a casa 209 miliardi”, ha sottolineato, rispondendo a chi accusa il suo governo di aver aumentato il debito pubblico. Ma non si è fermato lì: ha accusato Meloni di non sfruttare l’attuale congiuntura favorevole, nonostante il suo status di “leader più potente d’Europa”, riconosciutole dalla testata internazionale Politico.

“Se Meloni è davvero la leader più stabile e potente d’Europa, come dicono, io mi aspetto che l’Italia ne approfitti”, ha incalzato Conte, aggiungendo: “Invece, avete sottoscritto il ‘pacco’ di stabilità e avete rinunciato a combattere”. Con questa critica, il leader del M5S ha messo in discussione la gestione della politica europea da parte di Meloni, accusandola di non sfruttare le difficoltà di Scholz e Macron per ottenere condizioni migliori per l’Italia.

Fondi militari e proposte alternative

L’ultimo affondo di Conte è arrivato sul fronte della politica europea e del sostegno militare all’Ucraina. Mentre in Europa si discute la creazione di un fondo straordinario da 500 miliardi di euro per le spese militari, Conte ha proposto un’alternativa: “Mettiamone 200 sulla filiera dell’automotive europea e il resto su altre filiere che verranno distrutte dall’intelligenza artificiale e dalla robotica”. Secondo il leader del M5S, l’Italia dovrebbe farsi promotrice di un piano di pace e di una strategia industriale a lungo termine, anziché limitarsi a finanziare le spese militari.

Giuseppe Conte, con il suo intervento ad Atreju, ha segnato un doppio spartiacque. Da un lato, la trasformazione interna del Movimento 5 Stelle con la nascita di una squadra di comando e il tramonto del principio “uno vale uno”. Dall’altro, l’attacco frontale alla presidente Giorgia Meloni, accusata di non sfruttare la sua posizione di forza in Europa e di sottoscrivere “patti di stabilità” senza combattere per gli interessi dell’Italia.

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