Salvini assolto, i giudici del Tribunale di Palermo hanno respinto il golpe a bassa frequenza tentato dai loro colleghi della Procura. L’Italia, con questa sentenza, ridiventa forse un Paese normale. Diciamo forse perché non è detta l’ultima, dal momento che quasi sicuramente la Procura impugnerà il verdetto di primo grado.
Intanto però una prima, fondamentale vittoria è stata ottenuta, non solo dal leader della Lega e da tutto il governo ma, in definitiva, dalla politica in quanto tale, visto che il Tribunale di Palermo ha ristabilito con questa sentenza il giusto equilibrio dei poteri. È il parlamento che fa le leggi. È il governo che emana provvedimenti e decreti. Spetta alla magistratura di applicare le leggi emanate dal parlamento, non di sindacare l’operato del governo sulla base di princìpi astratti e ideologici.
Legittima la soddisfazione di Salvini: «Difendere i confini, la patria degli scafisti e dalle ong non è un reato ma un diritto. Chi usa i migranti per fare politica oggi ha perso e torna in Spagna con le mani in saccoccia».
Alla gioia del vicepremier s’è subito unita la soddisfazione di Giorgia Meloni: «Grande soddisfazione per l’assoluzione di Salvini, le accuse erano surreali e infondate. Proseguiamo insieme per combattere l’immigrazione illegale». Parole di giubilo sono arrivate anche da Antonio Tajani. Ed dall’Ungheria non ha mancato di far sentire la sua voce Viktor Orban: «La giustizia ha prevalso»
L’opposizione è in profondo imbarazzo. L’unico a rallegrarsi realmente con Salvini è Matteo Renzi. Vale la pena sottolineare che il leader di Italia Viva ha anch’egli conseguito una bella vittoria sui pm essendo stato prosciolto dall’accusa di corruzione e finanziamento illecito dei partiti in relazione al caso della fondazione Open.
A masticare amaro sono Elly Schlein, Giuseppe Conte e l’accoppiata Bonelli/Fratoianni. Già erano pronti a chiedere le dimissioni di Salvini in caso di condanna.
Ora sono costretti a battere in ritirata, con la coda tra le gambe. Sfuma il loro progetto di fare le barricate contro il governo approfittando delle disgrazie giudiziarie del capo della Lega.
Di certo, da domani, ci sarà un abbassamento delle tensioni, perché l’aggressività verbale della sinistra non potrà contare, per un bel pezzo, sull’aiuto delle toghe politicizzate.
Ma, tornando alla sentenza, va osservato che i giudici del Tribunale non se la sono sentita di avallare il teorema (incendiario) della Procura. L’iniziativa dei pm sul caso Open Arms è apparsa infatti, fin dall’inizio, un atto politico, un atto motivato con la temeraria e pretestuosa accusa di sequestro di persona. Secondo i pm, i migranti avrebbero avuto il diritto di giungere sul suolo italiano perché il Tar del Lazio aveva sospeso il divieto di sbarco alla Open Arms stabilito dal ministero dell’Interno sulla base del “blocco dei porti” a sua volta deciso dal governo (gialloverde) di allora. Non ci sarebbe stato quindi motivo di ritardare lo sbarco dei profughi anche perché -come ha ribadito il pm nell’udienza odierna- diversi Paesi europei «avevano già offerto la loro disponibilità ad accogliere quote dei migranti in attesa di toccare terra».
In realtà, tale presunta disponibilità non era altro che un impegno generico che non poteva in alcun modo essere considerato vincolante. «L’accordo di redistribuzione – ha sostenuto l’avvocato di Salvini, Giulia Bongiorno-si perfeziona solo quando ciascuno Stato indica la quota di migranti di cui è disposta a farsi carico». Il legale ha anche citato il caso della Romania, che s’era inizialmente offerta per l’accoglienza ma che poi, al momento decisivo, s’è defilata. In ogni caso, ai migranti non è mai mancata l’assistenza da parte delle autorità italiane e quelli bisognosi di cure sono anche stati fatti sbarcare.
Non c’erano quindi i presupposti di fatto per configurare il reato ipotizzato dai pm. «Il codice penale – ha detto sempre Bongiorno- non punisce chi nega la libertà di sbarcare in Italia, ma chi nega la libertà di movimento. In questo caso Open Arms ha volontariamente impedito che i migranti raccolti andassero altrove. Avevano il dovere di andare in Spagna (la Open Arms batte bandiera spagnola n.d.r.), dove gli era stato offerto di sbarcare, ma non hanno voluto».
Per quanto riguarda la decisione del Tar del Lazio, si tratta anche qui di un argomento inconsistente, dal momento che non si può confondere l’ingresso in acque territoriali, a fini di sicurezza e navigazione e di assistenza alle persone in difficoltà, con il diritto allo sbarco e all’attracco.
È chiaro che i giudici hanno puntato sull’ambiguità, confondendo maliziosamente il sacrosanto diritto del mare con l’altrettanto sacrosanto diritto di un Paese di difendere i propri confini, stabilendo chi è autorizzato ad attraccare nei propri porti e chi no.
Di sicuro, se Salvini fosse stato condannato si sarebbe creato un pericoloso precedente per la politica europea, i cui rappresentanti non sarebbero stati più sicuri nel loro impegno sul fronte del contrasto all’immigrazione illegale. Ma così non è stato. E l’Italia della politica può ora respirare un’aria meno intossicata dai miasmi dell’ideologia giustizialista.



