Dopo undici giorni di detenzione nel carcere di Evin, il governo di Teheran formalizza le accuse nei confronti di Cecilia Sala.
Anche se le informazioni comunicate sono generiche e non entrano nel merito delle accuse nei confronti della giornalista, nel paese con regolare visto di lavoro.
Un comunicato del dipartimento generale dei media esteri del ministero della Cultura di Teheran afferma che Sala avrebbe “violato le leggi della Repubblica islamica dell’Iran” e al momento il suo caso è “sotto inchiesta”.
Si tratta di momenti decisivi per le trattative e le dichiarazioni delle ultime ore ne sono la prova.
È stato lo stesso Tajani ad affermare, con un grado di preoccupazione tangibile che “La trattativa è delicata, i tempi del rilascio non sono facili”.
La complessità della vicenda è evidente, ma nonostante ciò alcuni quesiti sorgono spontanei, come ad esempio quale sia, formalmente e concretamente, l’accusa rivolta alla giornalista.
Al momento non vi è una risposta univoca, ma ciò che potrebbe avvicinarsi alla realtà è il possibile intreccio tra la vicenda di Cecilia Sala e Abedini, l’esperto di droni arrestato in Italia su richiesta degli Stati Uniti.
A confermare i diversi scenari che potrebbero celarsi dietro al caso è anche Mohsen Sazegara, che delle Guardie rivoluzionarie è stato uno dei fondatori e che poi si è spostato su posizioni riformiste che a Repubblica a dichiarato: “Sanno che se lui (Abedini,) arriva negli Stati Uniti non possono fare più nulla. Devono fermare il procedimento adesso: e dunque hanno preso un cittadino italiano.
La sua collega è stata sfortunata: se non ci fosse stata lei magari avrebbero preso un turista, accusandolo di spionaggio o chissà di cosa. Il sistema giudiziario in Iran non esiste: esiste quello che decidono i servizi segreti e le Guardie rivoluzionarie”, ha asserito Sazegara al quotidiano.



