«Il Governo ha impugnato la legge sul terzo mandato. E allora? Io vado avanti, la mia posizione non cambia di una virgola, è un provvedimento contra personam, che sottende un’insopportabile ipocrisia da parte di chi a Roma è abituato a fare politica-politicante». Nessuno tra i presenti che affollano l’aula De Sanctis, per la conferenza stampa del Governatore nella sede delle Regione Campania, si aspettava un suo passo indietro, e infatti non c’è stato.
«Gente che non ha nemmeno il voto di sua madre pretende di determinare le scelta territoriali nel chiuso di una stanza pur di piantare bandierine di partito o di corrente senza conoscere i problemi delle comunità locali e le capacità amministrative di chi governa».
Sull’iniziative adottata in Consiglio dei ministri sul terzo mandato in Campania De Luca non ha peli sulla lingua: «In questo paese la legge non è uguale per tutti, evidentemente. Deputati, senatori, ministri, viceministri, persino il presidente della Repubblica non hanno vincoli di mandato, ma lo si vuole fissare solo per il sottoscritto. Andrea Orlando, candidato alla Regione Liguria, è già stato tre volte ministro e ha svolto cinque mandati parlamentari. E aggiungo, per completare il ragionamento, che Zaia sta ultimando il suo terzo mandato; che in Piemonte e nelle Marche hanno approvato una legge simile alla nostra, che nessuno ha mai pensato di impugnare. In questi mesi proporremo un’alternativa ai cittadini alle nomenclature di partito». In buona sostanza è cominciata la unga campagna elettorale di Vincenzo De Luca. Nonostante il Pd.
La situazione è indubbiamente ingarbugliata. La Corte Costituzionale ha 90 giorni per fissare l’udienza, ma fino a quel momento la legge regionale pro-De luca resterà in vigore. Tuttavia, tra udienza e sentenza si potrebbe arrivare all’estate. In ogni caso, la decisione della Consulta potrebbe avere anche dei risvolti nazionali: se la Corte bocciasse il terzo mandato sarebbe un colpo per De Luca, ma anche per Salvini, se invece bocciasse il ricorso del Governo la Meloni potrebbe invocare un riequilibrio di forze all’interno della maggioranza.



