L’informativa urgente alla Camera del ministro della Giustizia Carlo Nordio e del Ministro degli Interni Matteo Piantedosi sul caso Almasri ha scatenato un duro confronto politico. Il Guardasigilli ha difeso l’operato del governo, sottolineando le criticità del mandato di arresto della Corte Penale Internazionale (CPI) e accusando parte della magistratura di un atteggiamento “imprudente e sciatto”.
Dall’opposizione nei banchi della Camera, Giuseppe Conte (M5S) ha parlato di una “pagina vergognosa per l’Italia”, mentre Elly Schlein (PD) ha chiesto al governo di assumersi le proprie “responsabilità politiche”.
Caso Almasri, la dettagliata ricostruzione di Nordio con le tempistiche e la comunicazione tra le istituzioni
Nordio ha ricostruito le tappe della vicenda, chiarendo che il ministero della Giustizia ha ricevuto il carteggio sull’arresto di Osama Almasri dalla Corte d’Appello di Roma alle 11:40 del 20 gennaio, mentre la richiesta di arresto provvisorio è arrivata dall’ambasciata italiana all’Aja alle 13:57. Tuttavia, la comunicazione della questura al ministero è avvenuta quando l’arresto era già stato eseguito.
Il ministro ha poi sottolineato come la notifica del mandato da parte della CPI sia giunta in modo informale: “Il 18 gennaio la Corte ha emesso un mandato di arresto, ma la notifica è arrivata il 19 gennaio via e-mail da un funzionario Interpol, senza dati identificativi completi e senza richiesta di estradizione”.
Nordio ha spiegato che le informazioni ricevute erano insufficienti per un intervento immediato: “Non era nemmeno allegata la richiesta di estradizione. Si trattava di una comunicazione assolutamente informale”.
Un mandato lacunoso e senza traduzione
Il ministro ha poi evidenziato le numerose criticità presenti nel mandato di arresto della CPI. “L’atto è arrivato in lingua inglese, senza essere tradotto, e presentava gravi incongruenze”, ha spiegato.
Uno degli elementi più problematici era l’incertezza sulla data dei reati contestati: “Nell’atto si prospettava da un lato un inizio nel febbraio 2011 e dall’altro nel febbraio 2015. Si oscillava dal 2011 al 2015, il che non è una cosa di poco conto”.
Nordio ha poi attaccato una parte della magistratura, accusandola di aver criticato il suo operato senza basi: “Mi ha un po’ deluso l’atteggiamento di alcuni magistrati, che si sono permessi di sindacare l’operato del ministro senza aver letto le carte. Una cosa che si può perdonare ai politici, ma non a chi per mestiere le carte le dovrebbe leggere”.
Piantedosi: “L’Italia inizialmente esclusa dalla sorveglianza discreta”
Anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi è intervenuto in Aula per chiarire il ruolo delle forze dell’ordine nella gestione della vicenda.
Ha spiegato che il nome di Almasri era stato inserito il 10 luglio 2023 in una nota di diffusione blu della CPI, destinata solo alla Germania e non visibile agli altri Paesi. “La nota chiedeva una sorveglianza discreta e sottolineava la necessità di non arrestare il soggetto, in quanto avente lo status di testimone”, ha precisato il ministro.
Solo il 18 gennaio 2024, la CPI ha esteso questa segnalazione anche a Belgio, Regno Unito, Austria, Svizzera e Francia, ma non all’Italia. Nella stessa giornata, l’Interpol ha richiesto la modifica della nota da blu a rossa, ovvero con disposizione di arresto, includendo finalmente il nostro Paese.
“È solo alle 22:55 del 18 gennaio che la Corte Penale Internazionale ha chiesto all’Interpol di sostituire la nota blu con una rossa, rivolta finalmente anche all’Italia”, ha dichiarato Piantedosi.
Dopo poche ore, alle 2:33 del 19 gennaio, l’Interpol ha convalidato la nuova segnalazione per l’arresto provvisorio e, alle 3 del mattino, la Polizia di Stato ha proceduto all’arresto di Almasri.
Piantedosi ha difeso l’operato delle forze dell’ordine: “La notevole professionalità e la spiccata capacità operativa del personale impegnato hanno consentito il rapido rintraccio e arresto di Almasri”. Tuttavia, ha ribadito che il flusso informativo si è sviluppato in pochissime ore, rendendo impossibile un intervento più tempestivo.
Le accuse dell’opposizione: “Una pagina vergognosa per l’Italia”
L’intervento dei ministri non ha convinto le opposizioni, che hanno attaccato duramente il governo. Il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha accusato Giorgia Meloni di aver evitato il confronto parlamentare sulla vicenda: “Meloni scappa dal Parlamento e ancora una volta dimostra viltà nei confronti degli italiani. Ha parlato tre volte di questa vicenda, fornendo sempre versioni diverse. Ora non parla più o lo farà solo davanti al Tribunale dei ministri”.
Conte ha poi criticato le parole di Nordio, sostenendo che il governo abbia avvertito i criminali prima di arrestarli. “Il ministro della Giustizia oggi si è comportato più da giudice assolutore che da rappresentante delle istituzioni. È una pagina politica vergognosa per l’Italia e rappresenta il fallimento delle politiche migratorie di questo esecutivo”.
Ancora più dura la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, che ha chiesto al governo di assumersi la “responsabilità politica” della vicenda: “La nostra credibilità è stata sfregiata dalla vostra decisione, oggi rivendicata, di riaccompagnare a casa un torturatore libico”, ha dichiarato Schlein. “Almasri è accusato di aver picchiato, stuprato e ucciso, ma nonostante questo viene scarcerato e fatto salire su un aereo di Stato con tutti gli onori”.
Schlein ha poi attaccato direttamente Meloni, accusandola di aver favorito il rilascio di Almasri per evitare tensioni con la Libia: “Avevate paura che la Libia smettesse di fare il vostro lavoro sporco e, facendo ripartire i barconi, sarebbe emerso il fallimento dei vostri inumani centri in Albania e la balla dell’effetto deterrente”.
Infine, rivolgendosi alla premier, la segretaria dem ha concluso: “Che paese vogliamo essere? Dalla parte dei torturati o dalla parte dei torturatori? Vi tormenteremo democraticamente finché non risponderete”.
Il secondo round è previsto con l’informativa Senato alle 15:30.


