Esoterismo, definizione: “Atteggiamento di ossequio al principio che vieta di rivelare ai non iniziati alcune parti di un rito o di una dottrina, specialmente Religiosa; per estensione qualsiasi orientamento spirituale, rito, dottrina e conoscenza riservato a pochi eletti o agli adepti, da non diffondere pubblicamente”.
Quattrocentoventicinque anni fa. Giubileo del 1600, giovedì 17 febbraio regnante Clemente VIII Aldobrandini, viene arso vivo Filippo Bruno in religione Giordano, frate domenicano. Dichiarato secondo la sentenza “heretico impenitente, pertinace et ostinato” con la contemporanea proibizione di possedere e leggere tutti i suoi libri e scritti – la cosiddetta messa all’Indice -, proibizione sempre rinnovata sino all’ultimo elenco, pubblicato nel 1948.
Ma chi era Fra’ Giordano Bruno e cosa lo condusse ad essere giustiziato in modo così cruento e con intenti di purificazione, secondo la Chiesa Cattolica? Cosa si temeva del pensiero di un uomo solo, senza risorse economiche, che non fece mai nulla per rovesciare con la forza, l’ordine religioso costituito?
Nato a Nola nel 1548, sotto l’influenza del Regno di Spagna, figlio di Giovanni uomo d’arme e Fraulissa Savolino a memoria della famiglia, come narrò egli stesso, dette prova sin dall’infanzia di notevoli e precoci qualità intellettuali. Per ottenere l’istruzione superiore a cui aspirava, che in quell’epoca era conseguita solo dalla nobiltà e dalle classi mercantili, si avviò per la via che conduceva al Sacerdozio.
Dagli studi di lettere logica e dialettica ed interessi nella mnemotecnica, che lo accompagnerà e lo favorirà nei rapporti con i potenti, per tutta la vita, approdò a 17 anni nel convento domenicano di San Domenico Maggiore a Napoli, dove assunse il nome di Giordano. Sacerdote a 24 anni, si licenziò successivamente in teologia, mostrando sempre interesse per approfondimenti su testi ed opere vietate, che lo portarono ad entrare in conflitto con la struttura domenicana, ponendosi presto in odore d’eresia, avendo dato indizio di dubitare del dogma della Trinità.
Iniziato un processo nel suo Ordine, abbandonò Napoli e il convento, rifugiandosi temporaneamente a Roma presso Santa Maria della Minerva, dove successivamente depose l’abito. Inizio le sue peregrinazioni per l’Italia e per l’Europa, in cui i conflitti di natura religiosa a quell’epoca, condizionavano la politica e causavano guerre civili, che conducevano a ribellioni contro i regnanti in opposizione alla religione professata in quel momento dal sovrano. (Vedi ad esempio l’Inghilterra a partire da Enrico VIII Tudor che con lo scisma anglicano (1532-1536) optò per il protestantesimo, la successiva restaurazione cattolica della figlia Maria la Sanguinaria, il ritorno all’anglicanesimo con Elisabetta I^ che fece alfine decapitare la cattolica Maria Stuarda).
Date le sue attitudini psicologiche e speculative, utilizzando anche la mnemotecnica divenne intellettualmente intimo dei regnanti europei, intercalando momenti di fortuna a momenti di difficoltà nel campo religioso (venne nel tempo scomunicato dal cattolicesimo dal calvinismo e dal luteranesimo), essendo quindi considerato “omo di niuna religione” come scrisse preoccupato l’Ambasciatore Inglese in Francia Henry Cobham a Sir Francis Walsingham Segretario di Stato (e ispiratore dell’efficiente rete di intelligence britannica), all’epoca del suo approdo in Inghilterra nel marzo/aprile 1583 come “gentilhomo” dell’ambasciatore francese di Enrico III, Michel De Castelneau.
Una esistenza complessa, piena di sfaccettature, una sorte di “avventuriero dello spirito”, forse convinto di stare compiendo una missione per il risveglio dell’umanità di quel tempo, dalle tenebre – anche se non era particolarmente tenero con essa -, in quanto la tacciava della Santa Asinità della presunzione, dell’arroganza, della stoltezza, dell’inoperosità e dell’indolenza, derivante dalla disabitudine a pensare autonomamente e a seguire per comodità i dettati dall’alto.
«Che vi val, curiosi, il studïare, / Voler saper quel che fa la natura, / Se gli astri son pur terra, fuoco e mare? // La santa asinità di ciò non cura; / Ma con man gionte e ‘n ginocchion vuol stare, / Aspettando da Dio la sua ventura».
Senza voler contare che quando si traccia un nuovo percorso ci si trova nelle condizioni ben esplicitate secoli dopo da Carl Gustav Jung – che per inciso si occupò per tutta la vita oltre che di psicoanalisi, anche di materie “paranormali”: – “Ho sofferto abbastanza dell’incomprensione e dell’isolamento a cui si va incontro, quando si dicono cose che la gente non capisce: la mia vita è la storia di una autorealizzazione dell’inconscio”-
Il nolano, riprendendo i pitagorici racconta una concezione unitaria del cosmo, – derivato dalla monade Platoniana – per esplorare e approfondire l’idea dell’animazione spirituale dell’universo in cui gli atomi stessi sono dotati di spirito e quindi parte della causa infinita, l’”anima mundi”. «Com’ è stato realizzato da molti platonici e pitagorei, è evidente che ogni anima ed ogni spirito ha una certa continuità con lo spirito dell’universo, affinché ciascuno di loro esiste non solo dove vive e dove si trova ma, con la sua essenza e la sua sostanza, si diffonde attraverso l’immensità»-
Per Bruno sono la natura e il creato (e gli infiniti mondi) che rivelano Dio che può intuirsi “se non come in ombra e specchio” e nei suoi scritti “magici”, (pubblicati solo nel 1891); De magia naturali, Theses de magia (concernenti la magia naturale), De Vinculis in genere, De rerum principiis et elementis et causis, Medicina Lulliana, De magia mathematica (parzialmente tuttora inedito nel codice Noroff di Mosca), vi sono tesi tendono a dimostrare la possibilità dell’utilizzazione pratica delle forze naturali occulte, derivante dalla capacità dello spirito di guidare o controllare la materia.
In questo Bruno si ricollega all’antica sapienza degli Egizi: i quali attraverso operazioni magiche erano stati in grado di entrare in comunicazione con gli dei e di colloquiare con loro, ponendo un nesso vitale e positivo fra uomo, natura e Dio, in altre parole ristabilendo quel circuito fra dimensione divina, dimensione naturale e dimensione umana che il cristianesimo aveva poi spezzato, inaugurando un’epoca di barbarie, di decadenza, di separazione, anzi di contrapposizione, tra gli uomini e gli dei.
Quella che interessa a Bruno, oltre alla astrologia giudiziaria è la magia di tipo propriamente naturale, della quale, nelle sue opere, egli si propone di indagare il fondamento ‘scientifico’, il significato e le funzioni sia sul piano naturale che su quello del consesso umano. Muovendo dal concetto di ‘vincolo’ – e, in modo specifico, dall’analisi del vincolo d’amore – egli analizza in che modo il ‘cacciatore di anime’ riesca a ‘vincolare’ gli uomini, penetrando, con ‘tecniche’ appropriate, nelle dinamiche della psiche umana per assoggettarla al suo dominio. Sono ‘tecniche’, però – e su questo Bruno insiste lungo tutto il trattato “De Vinculis” – imperniate su una vera e propria ‘teoria’ scientifica, fondata su assunti assai precisi – a cominciare da quello di anima del mondo, da cui discende la concezione della universale corrispondenza delle cose, in accordo con Ermete Trimegisto: “Ciò che è in basso è come ciò che è in alto, e ciò che è in alto è come ciò che è in basso per fare il miracolo di una cosa sola”, la legge di analogia che rende possibile le operazioni magiche, compresa l’azione a distanza.
Il lettore comprenderà che in quei tempi, discettare e sostenere fra le classi dominanti del mondo, dell’esistenza dell’universo infinito e di infiniti mondi, di reincarnazione, di anima immortale, dell’adesione alla teoria copernicana e teorizzando in merito alla rotazione della terra, di esistenza dell’anima del mondo, del principio di trasformazione secondo cui nulla si crea e nulla si distrugge – “panta rei”- di teorizzazione della magia e così via, non poteva certo evitargli da attirare sul suo capo i fulmini della Chiesa, che allora era anche uno Stato teocratico, tramite la longa manus del Sant’Uffizio.
Catturato nel 1593 a Venezia per il tradimento del nobile Veneziano Giovanni Mocenigo, di cui era ospite, che lamentava non essere stato il Bruno per lui un buon Maestro e tradotto a Roma dopo un primo processo veneto, venne nuovamente sottoposto ad un processo durato sette anni, al termine del quale fu degradato da ecclesiastico e consegnato al braccio secolare, per essere purificato dal fuoco acceso dall’Inquisizione.
Giordano Bruno, di cui non si conoscono le reali fattezze fisiche, in quanto è andato disperso il ritratto originale – (esistono solo due incisioni di cui una derivante dall’altra) -, eseguito su una tela dipinta a Napoli dal suo amico Giovan Bernardo Lama (presumibilmente nel 1578 quindi trentenne), è stato nel corso dei secoli, inizialmente poco considerato insieme ai suoi insegnamenti (che erano stati impartiti alle classi elevate e a qualche discepolo), per poi essere via via assunto nel tempo a martire della libertà di pensiero.
Il 9 giugno 1889 fu scoperto a Roma un suo monumento a Campo de’ Fiori, realizzato da Ettore Ferrari nella piazza ove fu bruciato, raffigurato con atteggiamento severo e lo sguardo rivolto verso il Vaticano. La statua fu eretta da un Comitato Promotore organizzato dagli studenti dell’università “la Sapienza” di Roma, con l’appoggio della Massoneria Internazionale e del Grande Oriente d’Italia, dal consesso intellettuale europeo e con il concorso economico di molti comuni italiani, (quest’ultima notizia segnalo essere quasi inedita), che deliberarono dei contributi.
La chiesa cattolica non la prese bene; dopo aver avversato in ogni modo l’erezione, quando fu certa la realizzazione della statua, assunse una posizione intransigente tanto che il Pontefice regnante Leone XIII, dopo aver minacciato l’autoesilio in Austria, nell’allocuzione del Concistoro del 24 maggio 1889 dichiarò che (………) vediamo contro la sacra Potestà della Sede Apostolica, colla quotidiana petulanza della parola, impunemente eccitata l’opinione pubblica, e infiammato l’odio delle moltitudini. – E si è giunti al punto, che, in questa stessa città, quasi al Nostro cospetto, è lecito all’empietà insultare con insigne e perenne sfregio la religione di Gesù Cristo, decretando non senza ostentazione indolente, ad un apostata del nome cattolico gli onori che si addicono alla virtù.(……)
Anche con la conclusione dei Patti Lateranensi nel 1929, si tentò di ritornare sulla questione, chiedendo la rimozione del monumento e nel merito intervenne Mussolini che, pur essendo di spirito antimassonico, in qualità di Capo del Governo affermò in un passo del suo discorso alla Camera dei Deputati del 13 maggio 1929 “(…….) Taluni hanno cominciato a fare il processo al Risorgimento; altri han trovato che la statua di Giordano Bruno a Roma è quasi offensiva. Bisogna che io dichiari che la statua di Giordano Bruno, malinconica come il destino di questo frate, resterà dove è.(…….)
Il 18 febbraio 2000, nell’anno del Grande Giubileo Giovanni Paolo II, tramite una lettera del segretario di Stato Vaticano Angelo Sodano, inviata a un convegno che si svolse a Napoli sul teologo, espresse profondo rammarico per la morte atroce di Giordano Bruno, affermando che “Il Concilio (Ecumenico Vaticano II 1962-1965 ndr) ci ha opportunamente ricordato che la verità non s’impone che in forza della verità stessa. Essa va perciò testimoniata nell’assoluto rispetto della coscienza e della dignità di ciascuna persona”. Tuttavia non ne è stata riabilitata la dottrina perché “il cammino del suo pensiero lo condusse a scelte intellettuali che progressivamente si rivelarono, su alcuni punti decisivi, incompatibili con la dottrina cristiana”.
Tecnicamente è giusto. Mettere in dubbio i dogmi del Cristianesimo crea una incompatibilità con esso. Ma il punto dirimente è la reincarnazione. Assunta l’esistenza di Dio che è solo amore e definisce il tutto ed è in tutto, se la purificazione e l’elevazione dell’anima individuale che è immortale in quanto scintilla divina, avviene tramite successivi passaggi terreni, con l’intento di tornare in Dio, non regge più nessuna impalcatura religiosa terrena, divenendo essa utile solo per “li rozzi popoli che debbono essere governati”.
Su questo punto Bruno ragionando filosoficamente (quindi teorizzando), chiarì agli inquisitori che essendo l’anima immortale, essa può trasferirsi da un corpo all’altro.
A conclusione, traggo un passo sulla definizione spirituale dell’esoterismo esteso da Don Aldo Bonaiuto nel 2014, che esercita fra l’altro il ministero di esorcista, quindi un uomo e sacerdote che ha a che fare con i demoni e l’aldilà, essendo probabilmente un medium (definizione: persona dotata di particolari facoltà, che sarebbe in grado di fungere da canale di comunicazione tra la dimensione terrena e quella spirituale).
(……)-“Infine, esiste un’ulteriore interpretazione del termine “esoterismo”, quanto meno restrittiva se non del tutto fuorviante, che designa l’esoterismo un tipo di pratica “spirituale”, di conoscenza profonda del sé più recondito, altrimenti irraggiungibile; una via, dunque, di auto-conoscenza e di auto-determinazione, di scoperta del proprio “io” nascosto agli occhi profani (bendati) dei non iniziati.
L’iniziazione corrisponderebbe così ad una sorta di illuminazione dell’intelletto e dello spirito, che dona una visione totalmente rinnovata del “micro” e del “macro cosmo”, cioè dell’uomo e del mondo nei loro reciproci rapporti. Il “luogo spirituale”, approdo del cammino di conoscenza esoterico, assicurano i fautori di tale dottrina, è lo stesso per tutti; con tale assunto divulgano la teoria dell’esistenza di un’unica religiosità universale migliore delle religioni particolari (principalmente quelle monoteiste: cristianesimo, ebraismo e islamismo). Portabandiera di questa concezione di Dio e del sacro è l’ambiguo movimento New Age”.-
Caro Fratel Giordano, spero per te che almeno nell’aldilà, siano salvaguardati i diritti di sfruttamento intellettuale delle proprie opere…. nell’epoca terrena del Karma prêt-à-porter.
Avviso
Sabba{to} Di Roma li 19 feb{rar}o 1600
Giovedì matt[in]a in Campo di Fiore fu abbrugiato vivo
quello scelerato frate domenichino da Nola…..lo scelerato et diceva, che moriva martire et volentieri, et che se ne sarebbe la sua anima ascesa con quel fumo in paradiso ma hora egli se ne avede, se diceva la verità.
Filippo dei Brunii da Nola in religione Giordano ai suoi inquisitori: IO DIRO’ LA VERITA’.
NB: Per i lettori de Lo_Speciale spieghiamo il significato simbolico della foto utilizzata per l’articolo.
Il gabbiano sulla testa è allegorico ed è il simbolo della capacità di adattamento e della ricerca spirituale; la luna rappresenta lo slancio verso l’universo.
di Pierluigi Amen



