Il governo ha deciso: da un lato, un cerotto sulle bollette che rincarano, dall’altro, il ritorno del nucleare, quel fantasma che l’Italia aveva esorcizzato con un referendum e che ora riemerge sotto la spinta della crisi energetica. Il Consiglio dei Ministri del 28 febbraio ha approvato due provvedimenti chiave: il cosiddetto “decreto bollette” e un disegno di legge delega sul nucleare.
Tre miliardi di euro per un trimestre, una cifra che dovrebbe aiutare famiglie e imprese a non affondare sotto il peso delle bollette. La metà abbondante – 1,6 miliardi – va alle famiglie, il resto alle aziende. La misura di punta? L’ampliamento del bonus sociale, con la soglia ISEE portata a 25.000 euro. Per chi sta sotto i 9.530 euro, un aiuto da 500 euro; per chi arriva ai 25.000 euro, 200 euro. Numeri che sembrano generosi, ma che rischiano di rivelarsi una goccia nel mare delle spese di chi a fine mese deve far quadrare i conti con inflazione e stipendi fermi.
C’è poi la proroga di due anni per il passaggio dei clienti vulnerabili al mercato libero dell’energia: una boccata d’ossigeno per chi temeva l’assalto delle tariffe. E ancora, l’obbligo per i gestori di rendere le bollette più trasparenti – perché, si sa, in Italia la trasparenza è spesso una chimera. Misure di contenimento, non soluzioni strutturali. Denaro pubblico speso per limitare i danni, senza però intervenire sulla causa principale: la dipendenza energetica dall’estero, che ci espone alle oscillazioni del mercato internazionale e ai capricci della geopolitica.
Più ambizioso, e più divisivo, è il disegno di legge delega sul nucleare. Dopo anni di chiusure e tabù, il governo riapre la partita atomica. Nei prossimi 24 mesi, Palazzo Chigi dovrà definire le regole per la reintroduzione dell’energia nucleare, pianificando la costruzione di nuovi impianti, la gestione dei rifiuti radioattivi e il sostegno alla ricerca sulla fusione nucleare. Il tutto con il solito obiettivo di sempre: diversificare le fonti, garantire sicurezza energetica e ridurre le emissioni.
Ma il nodo è sempre lo stesso: gli italiani accetteranno questa svolta? Dopo il referendum del 2011, che bocciò il ritorno all’atomo con un sonoro “no”, il governo dovrà convincere un’opinione pubblica che rimane diffidente. Il rischio, altrimenti, è quello di un nuovo stop, un’altra marcia indietro nel balletto eterno dell’energia italiana.
Il decreto bollette è un palliativo, un’aspirina contro una febbre cronica. Aiuta oggi, ma non cambia il quadro. L’Italia continua a dipendere dall’estero per il suo fabbisogno energetico, e ogni crisi – che sia un conflitto, una speculazione o una strozzatura nei mercati – si trasforma in un’emergenza nazionale. Il nucleare potrebbe essere la risposta, ma è una strada lunga, costosa e politicamente rischiosa. Il tempo dirà se questa volta le scelte saranno più solide delle illusioni.



