Alle 9:37 del mattino, ora di New York, un messaggio sul social Truth di Donald Trump ha mandato il mercato in tilt: “Questo è un ottimo momento per acquistare!”. Tre ore e mezza più tardi il presidente Usa annunciava la sospensione per 90 giorni dei dazi su quasi tutti i Paesi del mondo, tranne uno: la Cina. Risultato? L’S&P 500 è salito del 9%, bruciando in un lampo la paura della recessione e regalando ai mercati una fiammata da 4,3 trilioni di dollari. In un solo giorno.
La domanda che ora circola su Capitol Hill, tra i corridoi di Wall Street e pure nei bar e in fila al supermercato è una sola: Trump sapeva cosa sarebbe successo? E se sì, ha deciso di guadagnarci?
Il sospetto è pesante. A dirlo non è solo qualche commentatore ansioso o un influencer in cerca di traffico per i suoi post. A dar voce all’ipotesi di manipolazione del mercato e insider trading è stato il senatore democratico Adam Schiff, che ha chiesto formalmente al Congresso un’indagine. E non è il solo: anche Tim Kaine, Tina Smith e Steven Horsford parlano apertamente di “guadagni personali” e “scenari inquietanti”. Schiff va oltre, tirando in ballo anche le criptovalute promosse da Trump e Melania: “Non sono al di fuori dell’arricchimento personale”, ha dichiarato.
Il contesto è chiaro. Fino a pochi giorni fa Trump giurava che i dazi non sarebbero stati toccati. Il suo entourage parlava di “medicina amara ma necessaria” per l’economia americana. Il crollo dell’S&P 500 sembrava un prezzo da pagare. Poi, nel cuore della notte tra martedì e mercoledì, qualcosa cambia. Trump guarda Fox News, ascolta i senatori repubblicani — Graham, Cruz, Thune — tutti preoccupati per le conseguenze dei dazi. Si sente dire che ci sono due strade: trattare o trascinare il mondo in una guerra commerciale. E infine, si sveglia presto, guarda ancora la TV, riceve una telefonata dalla presidente svizzera preoccupata per i Rolex tassati, ascolta il leader di JPMorgan Jamie Dimon, poi lancia il post che incendia Wall Street.
Un colpo di genio? Un colpo d’istinto? O un colpo di mano?
Trump dice che è stata una decisione “presa col cuore”, di prima mattina. Ma c’è chi non ci crede. Perché nel frattempo gli investitori vicini alla sua cerchia hanno avuto tutto il tempo per posizionarsi. Perché quel messaggio su Truth sembra scritto per spingere il mercato. Perché la sequenza è perfetta: prima il crollo, poi il messaggio, poi l’annuncio. Un crescendo che ha permesso, teoricamente, guadagni milionari a chi sapeva in anticipo.
Certo, è possibile anche un’altra lettura. Quella di chi dice che Trump non è solo caos, ma ha un disegno preciso: tenere alta la pressione su Pechino, usare il caos per costringere la Cina al tavolo delle trattative, isolandola dal resto del mondo. In fondo, i dazi verso Pechino non sono stati sospesi, ma alzati al 125%. E i falchi alla Casa Bianca parlano già di “strategia chirurgica” e “tattica brillante”.
Ma il punto non è solo la strategia. È che, nel frattempo, le regole sembrano cambiate. Come ha detto David Wagner, gestore di portafoglio: “Adesso tutti guardano Trump come un market mover. Fa saltare le regole”. E infatti, ieri mattina, nel bel mezzo di un’udienza al Congresso, mentre il rappresentante commerciale Greer difendeva i dazi, il deputato Horsford gridava: “Questo non è un gioco. È la vita reale!”.
Il sospetto più inquietante è che non ci sia solo improvvisazione, né solo strategia. Ma che le due cose possano convivere, e che Trump le usi per manipolare il mercato a proprio vantaggio, muovendosi in una zona grigia tra politica e profitto.
Ora la palla è al Congresso. Ma intanto, tra chi ha comprato azioni subito dopo il post e chi sapeva della moratoria in arrivo, qualcuno ride. E qualcun altro, molto in alto, potrebbe aver orchestrato tutto. O semplicemente, come sempre, potrebbe averci giocato.



