Addio a Mario Vargas Llosa, vincitore premio Nobel: la vita e le opere più importanti

lunedì, 14 Aprile 2025
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Mario Vargas Llosa, scrittore di origini peruviane e vincitore premio Nobel, è morto a Lima. Aveva 89 anni.

“È con profonda tristezza che annunciamo che nostro padre, Mario Vargas Llosa, è morto oggi a Lima, circondato dalla sua famiglia e in pace”. Queste le parole condivise sui social dai figli Alvaro, Gonzalo e Morgana per annunciare la scomparsa di Mario Vargas Llosa. Da tempo si vociferava di un peggioramento delle condizioni di salute dello scrittore: “É alla vigilia dei 90 anni, un’età in cui bisogna ridurre un po’ l’intensità delle proprie attività”, aveva detto a ottobre il figlio Alvaro.

La vita dello scrittore è stata parecchio ricca e travagliata: nasce il  28 marzo 1936 ad Arequipa, in Perù, da una famiglia benestante. Il padre ha sempre cercato di ostacolare la vocazione letteraria di Vargas Llosa, già nota sin dall’adolescenza.

A soli 14 anni, Mario ha frequentato l’accademia militare peruviana Leoncio Prado: un’esperienza dura ma che gli ha permesso di conoscere una realtà differente rispetto a quella borghese a cui era abituato, dove la carriera militare veniva percepita come una forma riscatto per le famiglie meno abbienti. Questa realtà ha dato vita al primo romanzo dello scrittore “La città e i cani”, pubblicato nel 1963, che ha segnato l’inizio di una brillante carriera letteraria. La vocazione di Mario è dunque riuscita ad avere la meglio nonostante le opposizioni del padre.

All’età di 16 anni, nel 1952, il romanziera aveva già iniziato a collaborare con la stampa. Allo stesso tempo, un teatro aveva messo in scena la sua prima opera, un dramma intitolato “La fuga dell’Inca”.

Nel 1954, all’età di 18 anni, Vargas Llosa si è sposato con Julia Urquidi, 30enne boliviana, poi divenuta la protagonista del romanzo “Zia Julia e lo scribacchino”, pubblicato nel 1977.

A livello temporale, il Perù stava attraversando un periodo complicato: fino al 1956 è stato caratterizzato da un clima repressivo dato dalla dittatura militare di Manuel Odría. L’atmosfera è stata ritratta in un altro romanzo di Vargas Llosa da lui stesso considerato il più importante, ovvero “Conversazione nella Cattedrale”, la cui pubblicazione risale al 1969.

“Cattedrale” fa riferimento ad un locale malfamato, così chiamato per la forma della sua porta d’ingresso. Molto dell’autore si scorge nel personaggio di Santiago Zavala, un giornalista irrequieto, in rotta con la famiglia, amareggiato dalle disuguaglianze e mancanze di libertà vissute dalla popolazione peruviana.

Un altro romanzo invece gli ha permesso ricevere nel 1967 il premio venezuelano Rómulo Gallegos. Si tratta di “La Casa Verde”, pubblicato nel 1966.

Nel 1964 Vargas Llosa divorzierà da Julia per sposare, l’anno seguente, sua cugina Patricia Llosa, dalla quale ha avuto tre figli: Alvaro, Gonzalo e Morgana. Anche il matrimonio con Patricia si concluderà e lo scrittore inizierà una relazione amorosa con Isabel Preysler, modella filippina.

Lo scrittore peruviano ha vinto il Premio Nobel per la letteratura nel 2010 per aver raccontato “la cartografia delle strutture del potere” descrivendo “l’immagine della resistenza, della rivolta e della sconfitta dell’individuo”.

La giuria dell’Accademia di Svezia ha riconosciuto la qualità della prosa, la sua bravura nell’analizzare l’animo umano in profondità e l’audacia degli intrecci narrativi.

Vargas Llosa è stato il primo scrittore peruviano a ricevere il più importante riconoscimento letterario a livello globale.

Nel corso della sua carriera, oltre al Nobel, Vergas Llosa ha ricevuto tanti altri riconoscimenti di prestigio tra cui il premio Principe delle Asturiae, Cervantes, Grinzane-Cavour alla carriera e la presidenza del Pen Club International.

E, nel 1994, è stato nominato membro della Real Academia Española.

Insieme alla passione per la scrittura e il giornalismo, Vargas Llosa ha sempre nutrito un grande interesse per la vita politica e sociale.

Inizialmente vicino al comunismo e ammiratore di Fidel Castro, si è allontanato da queste posizioni quando lo stesso ha iniziato ad accentuare le politiche repressive verso i dissidenti e gli omosessuali. La svolta è avvenuta con il caso di Heberto Padilla, cioè l’arresto di un poeta poi costretto ad una umiliante autocritica pubblica solo per aver espresso opinioni etichettate dal regime come “controrivoluzionarie”.

Vargas Llosa ha promosso un appello contro la persecuzione, riuscendo ad ottenere le adesioni di Sartre, De Beauvoir, Cortázar, Moravia e Umberto Eco.

Il cambio di rotta di Vargas Llosa è stato caratterizzato anche dall’assunzione di posizioni neoliberiste in economia e in politica: era a favore del mercato, della competizione e della libera impresa.

Fino all’ultimo Vargas Llosa si è mostrato attivo sul terreno politico. Era contro il nazionalismo, il populismo, la xenofobia anti-immigrati. Contestava la “rivoluzione” venezuelana di Hugo Chávez, la Brexit e il secessionismo catalano. Vargas Llosa si è mostrato critico anche sulla sorte della cultura, temendo la superficialità e la banalizzazione e diffidando dalla tecnologia:

“Fatico a immaginare che le tavolette elettroniche, identiche, anodine, intercambiabili possano dispensare quel piacere tattile, impregnato di sensualità, che offrono i libri di carta a certi lettori”

aveva scritto Vargas Llosa.

Al contrario, il premio Nobel guardava con fiducia alla globalizzazione e ai progressi democratici in America Latina.

La produzione letteraria di Vargas Llosa si è arricchita anche di recente. Tra le ultime opere ricordiamo “La civiltà dello spettacolo” (2013), “Crocevia” (2016), “Il richiamo della tribù” (2019) e “Tempi duri” (2020).

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