È già corsa alle scommesse sono state diffuse le quote per il nuovo Papa. Appena il tempo di elaborare la notizia della morte di Papa Francesco, annunciata ieri mattina, che nel Regno Unito – dove è tradizione aprire le puntate su eventi storici come la scomparsa di un sovrano o di un pontefice – sono comparsi i primi pronostici sul prossimo occupante del soglio di Pietro. Le quote sul nuovo Papa sono state pubblicate dai principali bookmaker inglesi, che da anni seguono con attenzione anche il mondo ecclesiastico, pur trattandosi di un tema che in Italia resta per lo più lontano dalle logiche del betting.
La storica agenzia di scommesse William Hill ha già stilato la sua classifica dei favoriti, assegnando al cardinale Pietro Parolin, attuale segretario di Stato Vaticano, il ruolo di primo candidato alla successione di Francesco. C’è anche l’immagine del cardinale al fianco della bara con dentro il corpo del pontefice nella cappella di Casa Santa Marta a ribadire il forte legame tra i due. Ma il nome del cardinale veneto non è l’unico a circolare con insistenza tra gli analisti internazionali. A insidiare la sua posizione c’è infatti il cardinale filippino Luis Antonio Tagle, che condivide con Parolin il favore dei pronostici, in quella che si preannuncia come una possibile sfida a due per la guida della Chiesa cattolica.
Quote nuovo Papa, sfida a due tra Parolin e Tagle
Le prime quote sul nuovo Papa parlano chiaro: Pietro Parolin, 70enne già Segretario di Stato Vaticano, è considerato dai bookmaker inglesi il candidato numero uno per il dopo Francesco. William Hill offre una quota di 2,50 sulla sua elezione. Diplomazia, equilibrio e continuità con la linea moderata di Bergoglio sono le caratteristiche che rendono il segretario di Stato Vaticano il nome più gettonato, almeno secondo gli analisti del betting. Negli ultimi tempi ha guidato con forza la chiesa già durante la degenza del Santo Padre al Gemelli ed è stato proprio lui a ricevere il vice presidente americano JD Vance.
Ma accanto a Parolin, in una posizione di immediata vicinanza, spicca il nome di Luis Antonio Tagle, 67enne cardinale delle Filippine, già presidente di Caritas Internationalis e da sempre ritenuto una delle voci più progressiste della Chiesa cattolica. La sua quota si attesta a 3 volte la posta, segno di una competizione che potrebbe essere meno scontata di quanto si pensi. Tagle, oltre a godere di grande popolarità in Asia, porta con sé anche il tema dell’internazionalizzazione della leadership vaticana, un elemento che più volte è emerso nei dibattiti sul futuro della Chiesa. Definito da molti come il “Francesco d’oriente” è stato più volte lodato dallo stesso pontefice.
Il papato di Francesco, con la sua apertura alle periferie e la volontà di rendere più globale la struttura ecclesiastica, ha in qualche modo spianato la strada a ipotesi che vanno oltre la tradizionale elezione di un Papa italiano o europeo. Ed è proprio su questo scenario che si inserisce il profilo di Tagle, capace di rappresentare un cambio di passo anche geografico nella scelta del nuovo pontefice.
Zuppi l’outsider, gli altri più staccati
Se Parolin e Tagle sembrano essere in testa nella corsa al soglio di Pietro secondo le quote sul nuovo Papa, alle loro spalle c’è però un altro nome italiano che suscita attenzione: quello di Matteo Maria Zuppi (qui la nostra intervista con lui), arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza Episcopale Italiana. Considerato vicino alla comunità di Sant’Egidio e noto per il suo impegno nel dialogo interreligioso e nella diplomazia di pace come dimostra il ruolo di inviato a Kiev affidatogli da Papa Francesco, Zuppi viene quotato a 7 dai bookmaker.
Questa valutazione lo colloca come un possibile outsider, pronto a inserirsi nella partita qualora il Conclave dovesse orientarsi verso una figura capace di unire sensibilità sociale e capacità di mediazione. Zuppi, infatti, ha costruito negli anni un profilo riconosciuto sia in ambito ecclesiastico sia politico, e potrebbe rappresentare una scelta di sintesi tra le diverse anime della Chiesa.
Più distanziati nelle previsioni degli analisti troviamo invece il cardinale ghanese Peter Turkson, offerto a quota 10, e l’ungherese Peter Erdo, proposto a 11. Turkson, già presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, incarna la crescente influenza del continente africano nel cattolicesimo globale, un dato che non può essere sottovalutato in vista della scelta del prossimo Papa. Erdo, invece, rappresenta una delle principali figure della Chiesa dell’Europa orientale, anche se le sue possibilità secondo le quote sembrano più limitate.
In attesa che si apra ufficialmente il Conclave, il mondo del betting ha già iniziato a delineare il quadro delle aspettative. Le quote sul nuovo Papa, seppur lontane da qualsiasi valore spirituale o dottrinale, offrono uno spunto interessante per comprendere come si muove il consenso intorno ai possibili successori di Francesco. Con il detto che chi entra Papa in Conclave è sempre valido. Basti pensare allo stesso Bergoglio che nel 2013 era dietro rispetto al Cardinale Scola e alla fine ne uscì a sorpresa vincitore.



