Bergoglio. Primi spunti per un bilancio del suo pontificato. Messaggi mediatici o riformismo avviato?

martedì, 22 Aprile 2025
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Dalla morte giunta all’improvviso, anche se le condizioni di papa Francesco erano ormai al limite, a questa settimana densa di commenti, piena di ricostruzioni anche retoriche (si veda l’enfasi a senso unico sui social), ma certamente giustificate, fino ai funerali che si terranno molto probabilmente sabato o domenica, sarà difficile fare un’analisi fredda e razionale del suo pontificato.

E soprattutto, legare tale bilancio alla scelta futura del Conclave.

Il prossimo pontefice sarà in continuità o discontinuità rispetto a Bergoglio, a ciò che ha detto, fatto e scritto?

Certo, basterà non alloggiare a Santa Marta per sembrare un esponente della vecchia e immobile Curia, un conservatore.

E, altra semplice domanda: il prossimo vicario di Cristo solleciterà i lavori del Sinodo, visto che si sono interrotti con un nulla di fatto, con un fermo-stop circa quel documento che intendeva mutare la postura della Chiesa aprendo ai diritti civili?

Una cosa è certa, sarà molto arduo conciliare, ad esempio, la Chiesa americana e quella tedesca (per ragioni diametralmente opposte).

Come è noto, le ultime nomine cardinalizie del papa e quindi, gli equilibri del Conclave, lasciano presagire che l’area cosiddetta riformista o progressista possa prevalere. Ma le sorprese sono storicamente e ciclicamente dietro l’angolo.

Chi scrive non ha mai condiviso il “bipolarismo” interno alla Chiesa, frutto di una lettura politica esterna. Anche perché la geografia vaticana è molto più espressione di posizioni di potere che di strategie pastorali vere e proprie (considerate spesso strumenti).
Quando fu eletto, in pochi lo conoscevano.

Ricordo che dirigendo allora Intelligo-News, fummo i soli a prevedere la sua ascesa al soglio, tanto che milioni di lettori si riversarono sulla nostra piattaforma per conoscerlo meglio (il pezzo ben argomentato, lo si deve alla lucida intuizione del nostro vaticanista Americo Mascarucci, collaboratore oggi de Lo Speciale).

E immediatamente demmo al nuovo pontefice una grande apertura di credito, non per metterlo in contrasto con Ratzinger, che abbiamo sempre stimato, ma per il fatto che non rispondeva allo schema occidentale “conservatori-progressisti”. Provenendo da un’altra cultura (sudamericana, molto influenzata dal peronismo), secondo noi, avrebbe potuto destrutturare molti luoghi comuni correnti. Non è un caso che in Argentina il pauperismo non sia di sinistra. E Bergoglio, non a caso ha combattuto la teologia della liberazione.

Ma per giudicare un pontificato ci si deve basare sui numeri e sui suoi effetti, presso i fedeli e i cittadini in generale.

E da tale punto di vista ci sono due indagini statistiche che parlano chiaro: quella del Pew Research Center di Washington che ci interroga sul rapporto globale tra i cattolici e il mondo, e quella effettuata dal Censis del 2024, che riguarda l’Italia.

E qui nero su bianco, i risultati non sono discutibili.

Su un fedele che entra in Chiesa e che aderisce alla religione cattolica, ben 28 se ne vanno. E questa fuga interessa soprattutto i giovani dai 18 ai 34 anni: il 44% si dilegua, si perde.

E l’aspetto più emblematico è che da noi il 71% continua a definirsi in astratto cattolico. A fronte però di un 15% di fedele che pratica, di un 35% che pratica poco e di un 21% che non pratica affatto.

Si tratta pertanto, di un 55% di cattolici, sostanzialmente “fai-da-te”, che interpretano soggettivamente la religione, operando una preoccupante scissione tra la dottrina e i comportamenti pubblici e privati. Oscillando tra una fede virtuale, mediatica, intimistica, al massimo di tradizione famigliare o locale, e un “cristianesimo senza Cristo” (sì ai diritti, alla giustizia, alla misericordia, alla pace, ai migranti, ma rifiuto della dottrina: il no all’aborto, all’eutanasia, all’utero in affitto, al gender etc).

Quell’enorme “zona grigia”, oggetto di riflessioni, dibattiti e contrasti tra esperti. Tra chi ritiene che l’individualismo odierno sia un perimetro da “illuminare” per riportare i fedeli all’ovile, e chi al contrario, pensa a un messaggio della Chiesa, forte alternativo all’individualismo, ritenendo il credo cattolico in evangelica contraddizione con la società moderna, laicista, atea, consumistica e mortifera.

Però, non si può prescindere da una verità: la Chiesa cattolica è quella che perde maggiormente i pezzi. E siamo al punto che una strada percorribile potrebbe essere addirittura l’abbandono della Chiesa-istituzione per recuperare la Chiesa comunitaria, minoritaria, profetica delle origini.

E ciò indubbiamente comporta, come comporterà, una serie di ripercussioni drammatiche.

I numeri sovraesposti, attengono all’effetto-Bergoglio? Il papa appena scomparso ha recuperato una tendenza negativa o ha ulteriormente contribuito alla discesa delle vocazioni e della presenza del popolo nelle Chiese? La questione è la dottrina da aggiornare, della pastorale già troppo sminuzzata, la destrutturazione della Curia o della comunicazione poco efficace?

E qui torniamo a papa Francesco.

Il suo pontificato, conti alla mano, è stato un successo solo mediatico? Una continua narrazione demolitoria rispetto al passato che ha creato nel mondo soltanto una mera percezione e aspettativa aperturista, rimasta però sulla carta, pompata da certa stampa e alimentata da alcuni suoi più stretti collaboratori? Saranno altri a rispondere.

Perché poi, dal punto di vista dottrinale poco è cambiato. La sensazione che resta – va detto – è che questa Chiesa che “va fuori”, costruendo l’ospedale da campo, sia rimasta fuori e abbia portato pochi dentro.

Tradotto, gli atei sono rimasti atei. E la Chiesa bergogliana non si è liberata da una certa postura più da assistenti sociali, da quell’Onlus (che lui condannava).

Cosi come tutti i temi toccati nelle sue Encicliche: l’ambiente, la pace, l’immigrazione, la povertà. Posizioni che si possono interpretare in mille modi.

Dichiarazioni generiche o collegate a precisi disegni molto temporali. In una parola, tutto e il contrario di tutto.

Con una certezza: pure l’autorità e l’autorevolezza della Chiesa cattolica universale ha perso il suo peso (si è visto a proposito degli appelli per l’Ucraina e per Gaza). Papa Giovanni, al tempo della crisi di Cuba, seppe farsi rispettare molto di più.

E quando Bergoglio ha citato “l’abbaiare della Nato alle porte di Mosca”, non solo è stato silenziato da quel mainstream che lo esalta, ma pure dai suoi stessi suggeritori.

E non dimentichiamo la famosa frase “chi sono io per giudicare”, riferendosi ai gay. Il pensiero unico laicista omise in malafede di citare il seguito: “Se gli omosessuali cercano il Cielo, si comportano bene e non fanno lobby massoniche”.

Una ben diversa impostazione. Un monito e un insegnamento: quando per uscire dal “ghetto” cattolico già convinto e a rischio “zona comfort”, ci si rivolge unicamente ad ambienti considerati da espugnare e che invece, pensano solo a strumentalizzare, portando l’acqua al loro mulino, tipo-Scalfari, Fazio etc, il risultato è deprimente.

E si vede esplicitamente: oggi, con la morte di Francesco hanno un argomento in più per criticare la Chiesa, le mancate riforme, restando nella loro posizione di partenza, senza cambiare, “tornare appunto all’ovile”.

E questa resta e resterà la “complessità” di Bergoglio. Ma se i processi sono stati veramente avviati lo vedremo con l’azione e il pensiero del prossimo pontefice.

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