Papa Francesco, la coppia salvata in Argentina e il calciatore Felipe Bergoglio che non l’ha mai conosciuto

domenica, 27 Aprile 2025
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«Perdiamo un amico. Se siamo ancora vivi è grazie a lui, che ci ha salvati». È quanto raccontano Sergio Gobulin e la moglie Ana Barzola al Messaggero Veneto, ricordando Papa Francesco. I coniugi Gobulin risiedono ad Arzene, in provincia di Pordenone, dopo avere vissuto per molto tempo a San Vito al Tagliamento. Nell’autobiografia uscita solo un paio di mesi fa, il pontefice dedica alla coppia due pagine, quando racconta delle persecuzioni in Argentina. Con il Pontefice si sentivano regolarmente al telefono o via messaggio. Il 17 gennaio 1977 l’allora superiore provinciale dei gesuiti Jorge Mario Bergoglio, dopo averli messi al riparo in un ospedale, li fece imbarcare su una nave diretta in Italia. 

Gobulin, nato a San Michele al Tagliamento nel 1946 ed emigrato in Argentina a 4 anni, era studente di teologia, Bergoglio era suo insegnante. Fu lui a celebrare nel 1975 il suo matrimonio con Ana. L’anno dopo i militari requisirono la loro abitazione. Nelle pagine di “Spera” il Papa racconta di quando Sergio fu prelevato «mentre stava costruendo con le sue mani la rete idrica».

Bergoglio andò nel carcere dove era detenuto e due giorni dopo lo fece liberare. Ma non gli era stata messa la benda negli occhi e aveva visto tutto e tutti: dopo averlo picchiato a sangue i rapitori lo abbandonarono a un chilometro da casa. «Riuscii a ottenere un permesso che consentiva a Sergio di essere ricoverato in un ospedale italiano con moglie e figlia – racconta Bergoglio – poi chiamai subito il consolato, perché gli fosse riconosciuto l’asilo politico».

Sergio, Ana e il Papa – scrive il quotidiano – si sono sentiti al telefono e visti a Santa Marta più volte. «Ci si telefonava 3-4 volte l’anno, sempre il 24 giugno, giorno del mio compleanno – spiega Sergio – a Natale il suo segretario fotografava i messaggi scritti a mano e ce li recapitava via telefono. L’ultima comunicazione risale ai giorni del ricovero al Gemelli. Non riusciva a parlare, ma il suo segretario ci fece sapere che il messaggio era stato recapitato e ci salutava. Ci mancherà – concludono i coniugi – e il mondo perde un uomo di pace, non solo dentro la Chiesa».

Intanto un giovane calciatore argentino che gioca in Italia, Felipe Bergoglio, nipote di un cugino diretto del Papa, si rammarica per non aver fatto in tempo a conoscere di persona Papa Francesco. Felipe, 21 anni, spera almeno di poter essere presente ai funerali. «Papa Francesco non l’ho mai conosciuto, era cugino diretto di mio nonno e si chiamavano allo stesso modo, Jorge Mario Bergoglio, stavo organizzando di andare a trovarlo a Roma ma adesso non è più possibile. È una giornata piena di dolore – ha detto il giovane calciatore al quotidiano La Nazione – non lo ho mai conosciuto, ma mi sarebbe piaciuto molto, stavo pensando di andare a Roma. Ma purtroppo ormai è tardi, non è più possibile».

Felipe è tesserato dal dicembre scorso nei Dilettanti del Castiglion Fiorentino, una squadra della provincia di Arezzo. Quando diventò Papa, «ero troppo piccolo, avevo nove anni. Ma quei momenti di festa in casa e in famiglia in Argentina mi sono rimasti fissi in testa, oggi invece siamo tutti scossi e rammaricati per la sua scomparsa, ci siamo solo scambiati un messaggio con mio padre, non abbiamo molta voglia di parlarne».

Sullo stop del calcio alla notizia della morte, il giovane parente del Papa concorda, lo ritiene un gesto di rispetto verso la persona che è stata, quanto al calcio «Francesco ne era un grande appassionato. Gli è sempre piaciuto». Classe 2004, Felipe Bergoglio, ha iniziato nel vivaio del Club Social y Deportivo Lasallano, una società sportiva di Cordoba, poi è arrivato in Italia per giocare a Misano, in Trentino e poi in Toscana.

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