«Pace quasi impossibile tra Russia e Ucraina». Trump alza la mani e pensa di sfilarsi dai negoziati

lunedì, 5 Maggio 2025
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Ucraina

«Metterò fine alla guerra in Ucraina in 24 ore. Conosco Zelensky molto bene, conosco Putin molto bene. Direi loro di trovare un accordo: voglio solo mettere fine all’uccisione di migliaia di persone». Pensiero e parole di Donald Trump pochi giorni prima del suo insediamento alla Casa Bianca. Sono passati più di tre mesi da quella dichiarazione assai avventata del magnate, ma tra Russia e Ucraina non si scorge uno straccio di intesa nemmeno a voler fare professione di fede. Segno che spesso tra il dire e il mare c’è di mezzo un oceano. Stavolta anche in senso non figurato.

Così, messo alle strette dai giornalisti, Trump ha fatto un bagno di sano realismo e ha dovuto ammettere quasi con amarezza che, forse, la pace non è possibile. «E’ l’odio ad alimentare la guerra che ormai devasta da oltre tre anni l’Ucraina – ha commentato – un odio tremendo tra due uomini, Volodymyr Zelensky e Vladimir Putin». Poi però nelle stesse dichiarazioni evoca una pace ancora possibile, ma si è reso conto di aver sottovalutato le abilità di giochista di Putin, capace di eludere qualsiasi pressione della Casa Bianca dopo essersi fatto beffe pure dei “volenterosi” europei. In un documentario della tv russa, lo zar ha infatti sottolineato come Mosca «abbia abbastanza forza e risorse per una vittoria nell’invasione, anche senza ricorrere alle armi nucleari».

Da tempo il presidente Usa valuta di sfilarsi dalla mediazione avviata dall’inizio del suo mandato, in mancanza di passi avanti concreti di Mosca e Kiev verso un cessate il fuoco. La strada del negoziato ha raggiunto un punto morto da settimane, con la Russia che continua a insistere per una tregua di tre giorni, in occasione del Giorno della Vittoria del 9 maggio. Una proposta che fa il gioco del Cremlino, che per gli 80 anni della vittoria sovietica nella Seconda Guerra Mondiale ha invitato a Mosca diversi leader mondiali, tra cui il cinese Xi Jinping, in visita ufficiale in Russia dal 7 al 10 maggio.

Zelensky ha già chiarito che per l’Ucraina non sarà possibile «garantire la sicurezza» dei partecipanti alla parata del 9 maggio. E ha sottolineato che Kiev non si fida delle proposte di Putin: «Queste non sono le prime promesse di cessate il fuoco fatte dalla Russia. Sappiamo con chi abbiamo a che fare, non ci crediamo», ha detto nel corso di una visita a Praga, in riferimento alla fallimentare tregua di Pasqua che ha registrato centinaia di violazioni in entrambi i lati del fronte.

La proposta di Ucraina e Usa resta quella di una tregua di almeno 30 giorni, ma finora nessun segnale in questo senso è giunto da Putin, che nel frattempo pensa a un futuro remoto in cui, assicura, «la riconciliazione con il popolo ucraino sarà inevitabile, è solo questione di tempo». Difficile solo immaginarlo ora, mentre Mosca insiste bombardando le città ucraine, compresa la capitale Kiev dove nella notte tra sabato e domenica, un raid ha provocato undici feriti insieme a danni e incendi in tre distretti. «I russi chiedono una tregua per il 9 maggio, mentre attaccano l’Ucraina ogni giorno: questo cinismo di altissimo livello», ha commentato Zelensky sostenendo che negli ultimi settimana la Russia ha utilizzato contro l’Ucraina quasi 1200 droni da attacco, 1.360 bombe aeree guidate e 10 missili di vario tipo». Le forze russe martellano anche la regione di Sumy, dove da tempo Kiev denuncia l’obiettivo di Mosca di creare una zona cuscinetto: «I russi hanno colpito le strade residenziali del villaggio di Velyka Pysarivka con bombe aeree teleguidate. Un civile è stato ucciso», ha denunciato il governatore Oleh Grigorov.

Con queste premesse, la priorità dell’Ucraina resta quella di ricevere sostegno militare, soprattutto dagli Stati Uniti che negli ultimi giorni si sono mostrati maggiormente disposti a rispondere alle esigenze della difesa ucraina: secondo il New York Times, che cita quattro funzionari statunitensi, un sistema di difesa aerea Patriot precedentemente basato in Israele verrà inviato in Ucraina dopo essere stato ricondizionato. E gli alleati occidentali stanno discutendo la logistica di un eventuale trasferimento anche di un’altra batteria da parte di Germania o Grecia».

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