Una nuova proroga fino al 9 luglio sospende l’imposizione dei dazi al 50% per l’Ue, precedentemente annunciata dal presidente Usa Donald Trump e prevista per il 1° giugno. La decisione è arrivata dopo una telefonata tra lo stesso tycoon e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, segnando una momentanea tregua nella crescente tensione commerciale tra Washington e Bruxelles. Una tensione che sembrava essersi lenita dopo il trilaterale di Roma tra Meloni, il vice presidente Usa JD Vance e la stessa presidente della commissione, ma che era riesplosa negli ultimi giorni con l’annuncio dei dazi dal 1 giugno poi ora sospesi nuovamente.
Il rinvio offre tempo prezioso per proseguire i negoziati, che Bruxelles chiede siano “seri e costruttivi”. La stessa von der Leyen ha parlato di “buona conversazione” con Trump, sottolineando la volontà dell’Unione di procedere con “rapidità e decisione” verso un’intesa che eviti una pericolosa guerra commerciale. Anche il commissario europeo al Commercio, Maros Sefcovic, ha ribadito l’impegno a difendere gli interessi del continente, richiamando Washington al rispetto reciproco.
La tensione, però, resta alta. Nelle scorse settimane Trump aveva minacciato nuove tariffe punitive fino al 50%, accusando l’Ue di pratiche commerciali sleali e definendola “peggiore della Cina”. Secondo Washington, il deficit commerciale con l’Europa sui beni ha toccato i 235 miliardi di dollari nel 2024, una cifra che Bruxelles ridimensiona a circa 50 miliardi se si considerano anche i servizi.
Dazi Trump Ue rinviati, cosa succede ora?
Il braccio di ferro, però, è solo all’inizio. Dopo aver già subito dazi del 25% su acciaio, alluminio e automobili, l’Ue ha risposto minacciando contromisure per 95 miliardi di euro su prodotti americani come auto e aerei. La tregua attuale congela solo l’ultima ondata di dazi, ma restano in vigore tariffe del 10% sulla maggior parte delle esportazioni europee verso gli Stati Uniti.
Da parte sua, la premier italiana Giorgia Meloni continua a rivendicare il canale diretto con Trump come leva politica utile a favorire un accordo ed è sempre sul tavolo l’ipotesi di incontri a Roma con una visita dello stesso tycoon. Il tempo stringe e l’incertezza non fa altro che provocare scosse nei mercati, con le imprese che chiedono invece di trovare accordi definitivi.
È il ministro italiano delle Imprese, Adolfo Urso, a lanciare l’allarme: “Il rischio di un’escalation esiste e va scongiurato”. Secondo Urso, oltre agli effetti economici, una guerra commerciale potrebbe causare gravi conseguenze politiche, “a partire dalla difesa comune in un momento in cui la guerra in Europa continua a imperversare”. Per far fronte all’incertezza, il governo italiano ha già previsto la riprogrammazione dei fondi del PNRR, della Coesione e del Fondo sociale per il clima, puntando a mobilitare 25 miliardi di euro a sostegno delle imprese colpite. Serve però trovare accordi definitivi il prima possibile.



