Il dl sicurezza diventa legge. Dopo settimane di alta tensione parlamentare, il Senato ha approvato in via definitiva il provvedimento simbolo del centrodestra con 109 voti favorevoli, 69 contrari e un’astensione. Un testo blindato dal governo, approvato con voto di fiducia sia a Montecitorio che a Palazzo Madama, senza modifiche rispetto alla versione varata dal Consiglio dei ministri. La giornata in Aula è stata tesa sin dalle prime battute, con le opposizioni che hanno inscenato una protesta sedendosi a gambe incrociate al centro dell’emiciclo, voltando le spalle ai banchi del governo. Il clima si è ulteriormente surriscaldato nel finale, quando il presidente della commissione Affari costituzionali, Alberto Balboni (FdI), ha attaccato frontalmente le minoranze su Cospito, 41 bis e occupazioni abusive, sfiorando la rissa con alcuni senatori dell’opposizione, tra cui Carlo Calenda.
Nonostante i rilievi sollevati in precedenza dal Quirinale — in parte accolti — il governo ha scelto la strada del decreto per superare lo stallo che aveva frenato l’iter del disegno di legge sulla sicurezza e per rinsaldare l’asse interno tra Fratelli d’Italia e Lega, in una materia considerata cruciale da entrambe le forze di maggioranza. “Con l’approvazione definitiva del Decreto Sicurezza al Senato, il Governo compie un passo decisivo per rafforzare la tutela dei cittadini, delle fasce più vulnerabili e dei nostri uomini e donne in divisa”, ha rivendicato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Il provvedimento introduce oltre venti nuove fattispecie penali e aggravanti, tra cui la stretta contro i blocchi stradali e ferroviari attuati con il proprio corpo — norma ribattezzata “anti-Gandhi” dalle opposizioni —, il contrasto alle occupazioni abusive, l’estensione del Daspo urbano per chi commette reati nei pressi delle stazioni ferroviarie, l’equiparazione delle infiorescenze della canapa industriale alla droga e il nuovo reato di resistenza passiva in carcere e nei CPR. Viene inoltre rafforzata la tutela legale per le forze dell’ordine, le prime ad esultare con un comunicato sono i Vigili del Fuoco: come sottolineato dal Conapo, ora lo Stato anticiperà fino a 10.000 euro per ciascuna fase di giudizio ai pompieri coinvolti in procedimenti giudiziari per fatti di servizio, evitando che debbano anticipare di tasca propria i costi delle difese legali.
Il passaggio in Aula è stato salutato con entusiasmo dai partiti di maggioranza. Fratelli d’Italia ha festeggiato l’approvazione definitiva con un flash mob davanti al Senato, srotolando lo striscione “DL SICUREZZA. Lo Stato torna forte. Dalla parte delle forze dell’ordine. Contro abusivi, sfruttatori e truffatori”. “L’approvazione mantiene fede a un punto importantissimo del nostro programma che è garantire la sicurezza dei nostri cittadini”, ha dichiarato il capogruppo FdI Lucio Malan.
Dl sicurezza è legge, Salvini esulta mentre opposizioni attaccano
Il decreto sicurezza segna una vittoria politica per la Lega e per il vicepremier Matteo Salvini, che ha subito rivendicato il risultato: “Più poteri e tutela per le forze dell’ordine, sgomberi immediati per le case occupate abusivamente, pene più severe per le borseggiatrici e i truffatori di anziani, norme di civiltà che miglioreranno la qualità della vita in molte periferie. Bene, bene”, ha dichiarato Salvini all’uscita dal Senato. E ha già indicato il prossimo obiettivo del governo: “Assumere ancora più forze dell’ordine e dare loro ancora più poteri, tutele e competenze”.
Tuttavia, il percorso che ha portato all’approvazione definitiva del decreto ha scatenato la furia delle opposizioni, che contestano sia il merito sia il metodo adottato dalla maggioranza. Matteo Renzi, leader di Italia Viva, ha parlato senza mezzi termini di “una vergogna”: “Su un tema così delicato abbiamo un decreto-legge che impone la volontà del governo e umilia il Parlamento, ridotto a uno schiaccia-tasti. Viene persino data ai servizi segreti la possibilità di guidare le organizzazioni terroristiche: non capisco come l’opinione pubblica resti silente di fronte a tutto questo”. Renzi ha anche ironizzato su Giorgia Meloni, definendola “una banderuola” in riferimento ai rapporti con il presidente francese Macron dopo il comunicato congiunto a seguito del bilaterale di tre ore di ieri a Palazzo Chigi.
Non meno dure le parole di Carlo Calenda, leader di Azione, che ha liquidato il provvedimento come “pieno di norme demenziali” e inefficace sul piano della sicurezza: “Pensano che basti aumentare i reati per garantire la sicurezza, ma non porterà alcun beneficio concreto. Il governo impone la fiducia e l’opposizione preferisce sdraiarsi in Aula anziché affrontare i contenuti. La Meloni prega che continui così, è tutto sbagliato”.
Anche dal mondo della magistratura non sono mancate critiche pesanti. Il presidente dell’ANM, Cesare Parodi, ha ricordato come ben 260 professori abbiano segnalato criticità nel testo, rilievi condivisi anche da avvocati penalisti e sindacati delle toghe. “Si è arrivati a un testo definitivo senza un reale confronto parlamentare, svuotando il ruolo del Parlamento”, ha sottolineato il presidente dell’ANM, lamentando la mancanza di mediazione su profili giuridici controversi.



