Dazi: l’Ue vuole la trattativa, ma è pronto il “bazooka” antiamericano

lunedì, 14 Luglio 2025
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Dazi

Ursula porge l’altra guancia, per ora. «Estenderemo la sospensione delle contromisure, i nuovi contro-dazi sono pronti, ma non è ancora il momento di adottarli. Fino al primo agosto negozieremo», spiega la von der Leyen. A Bruxelles vige la consegna prudenza e del basso profilo, ma non è escluso che la Commissione decida di scatenare la rappresaglia in mancanza di segnali concreti da Trump.

La pensa esattamente così il ministro degli Esteri della Danimarca, presidente di turno Ue, Lars Lokke Rasmussen, all’arrivo al Consiglio Ue del Commercio: «Abbiamo ancora tempo fino al primo agosto per finalizzare l’intesa sui dazi con gli Stati Uniti, quindi i negoziati sono in corso e sono certo che la conclusione sarà chiara. Vogliamo un accordo, ma deve essere un accordo equo. Se ci troveremo di fronte a dazi ingiustificati, dovremo essere pronti a reagire».

Molto più esplicito il commissario europeo al Commercio, Maros Sefcovic: «L’attuale incertezza causata da dazi ingiustificati non può persistere all’infinito e pertanto dobbiamo prepararci a tutti gli esiti, compresa la possibilità, se necessario, di misure proporzionate e ponderate per ripristinare l’equilibrio nelle nostre relazioni transatlantiche. Discuterò con i ministri i prossimi passi per le prossime settimane. Non riesco davvero a immaginare di rinunciare – continua – a raggiungere un accordo senza aver fatto un tentativo serio. Il nostro rapporto transatlantico merita una soluzione negoziata, in grado di gettare le basi per nuova stabilità e cooperazione. Per questo manteniamo aperto il dialogo con l’amministrazione Usa in vista della scadenza del primo agosto. Se si parla di dazi al 30% o più, ci sarà un impatto enorme sul commercio. Sarà quasi impossibile continuare gli scambi commerciali come siamo abituati nelle relazioni transatlantiche. Le catene di approvvigionamento ne risentirebbero pesantemente su entrambe le sponde dell’Atlantico. Non credo che ci sia un leader industriale contento di questa politica tariffaria. Sentiamo di avere un’enorme responsabilità per la più grande relazione commerciale su questo pianeta, dimostrando enorme pazienza, quasi creatività, per trovare le soluzioni».

In Italia monta il dibattito, per il senatore della Lega Claudio Borghi sui dazi ci sono due possibilità. «La prima – spiega a Repubblica – è avviare trattative bilaterali e provare così a mettersi in salvo. Il problema di Trump è la concorrenza sleale della Germania, che nei confronti degli Usa ha uno sbilancio commerciale pari a 92 miliardi. Invade il suo mercato senza pagare dazio. Quindi non ci possiamo andare di mezzo anche noi per colpa della Germania.

La seconda possibilità è che Bruxelles possa far saltare le regole sull’austerità: se i Paesi potessero tornare a spendere il mercato interno assorbirebbe i prodotti che gli Usa non comprerebbero più».

Antonio Tajani, ministro degli Esteri e leader di Forza Italia teorizza un modello Covi, se di modello si può parlare, per affrontare la questione. «La fermezza – dice al Messaggero – non si dimostra con reazioni inconsulte, ma con un negoziato forte. Abbiamo due settimane. Il mio mantra è arrivare al doppio zero: nessun dazio fra Europa e Stati Uniti. Mi rendo conto che non è semplice, ma è l’unico modo per far crescere insieme le nostre economie. Potrebbe essere utile allo scopo una nuova politica espansiva della Banca centrale europea che tagli i tassi ma soprattutto proceda all’acquisto di titoli, magari per finanziare programmi di difesa, di politica industriale, come il taglio dei costi dell’energia e la sanità. Può essere una via, è stata già percorsa per rispondere alla pandemia del Covid. L’alternativa è fare altro debito europeo, ma com’è noto diversi Paesi sono contrari, a partire dalla Germania. Dal punto di vista del governo italiano, siamo pronti a valutare un intervento a sostegno delle nostre aziende, ad esempio attraverso i fondi del Pnrr resi disponibili dopo l’ultima rimodulazione».

Intanto, in mattinata le Borse europee sono in moderato calo. Sui mercati pesa l’incertezza della trattativa tra Ue e Usa e i futuri rapporti commerciali. Le mosse di Trump spingono le criptovalute con il Bitcoin che sale del 3% oltre i 122mila dollari. Sul fronte valutario il dollaro si rafforza sulle principali valute, con l’euro che scende a 1,1687. Se son guerre (commerciali) scoppieranno.

 

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