Per riassumere la drammatica vicenda, il presidente Usa Donald Trump aveva lanciato un ultimatum alla Russia (e all’Ucraina). Concedeva 50 giorni per concludere un accordo di cessate il fuoco in Ucraina, altrimenti avrebbe applicato sanzioni secondarie del 100%. Cioè non sanzioni dirette alla Russia ma agli acquirenti del petrolio russo. Poi, a fine luglio, considerato l’atteggiamento di totale indifferenza della Federazione Russa nei riguardi del suddetto ultimatum, Trump ha abbreviato la scadenza dello stesso, fissando la data ultima dell’8 di agosto.
La risposta cinese era scontata. Le autorità della Cina Popolare hanno precisato che la scelta di acquistare petrolio da uno o da un altro paese esportatore è una decisione interna, che non può essere messa in discussione dagli Stati Uniti. Cioè sostanzialmente un “vaffa”, come dire compriamo petrolio da chi ci pare e gli americani non possono intromettersi.
Meno scontata la risposta dell’India. Il gigante asiatico avrebbe dato a Trump una risposta certamente più forbita ed educata di quella cinese, ma l’opinione pubblica era indignata per il comportamento maleducato di Trump. Così sabato 2 agosto il quotidiano indiano “Mint”, citando fonti ben informate, ha smentito seccamente le ipotesi del presidente Usa Donald Trump, secondo cui l’India avrebbe smesso di acquistare petrolio russo. Nell’articolo del quotidiano indiano è stato sottolineato che le raffinerie indiane prendono decisioni sulle consegne “in base al prezzo, alla qualità del petrolio, alle riserve, alla logistica e ad altri fattori economici”. Perciò l’India non intende interrompere le importazioni di petrolio dalla Russia. Tutte le minacce di Trump si sono rivelate un bluff miope, in quanto se l’India rifiutasse la materia prima, questa sarebbe venduta anche in Europa con un forte sconto. E questo si rivelerebbe un buon affare per altri acquirenti, a scapito dell’India.
Ebbene, l’esercito russo continua serafico ad avanzare in Ucraina, mentre la difesa di Kiev è allo sbando. La Russia dimostra così di fregarsene degli ultimatum di Trump. Ma anche Cina e India non tengono minimamente conto delle minacce di sanzioni statunitensi. Questa situazione creata da Trump è purtroppo irreversibile ed estremamente pericolosa. Se gli Stati Uniti perdessero la faccia in diretta mondiale, finendo nel vuoto le minacce di Trump dopo l’8 agosto, che cosa succederebbe? Le ipotesi sono due: a) gli Usa si espongono al ludibrio mondiale e rinunciano per sempre al loro ruolo di superpotenza dominante; b) gli Usa cercano di imporre i loro dettami alle potenze euroasiatiche con la forza.
Nel primo caso si dovrebbero necessariamente ridefinire i rapporti tra le potenze mondiali, mediante un nuovo trattato di Yalta. Nel secondo caso si scatenerebbe una guerra generalizzata dagli esiti apocalittici e assolutamente imprevedibili: pillola blu o pillola rossa?



