Volodymyr Zelensky ha deciso di giocarsi le ultime fiches chiedendo un incontro faccia a faccia con Vladimir Putin per porre fine alla guerra. Un’iniziativa probabilmente favorita dal recente viaggio dell’inviato speciale degli Stati Uniti, Steve Witkoff, a Mosca. «A Kiev – spiega il leader ucraino – abbiamo ripetutamente affermato che per trovare soluzioni bisogna parlarsi tra leader». Non solo: «La guerra sta avvenendo in Europa e l’Ucraina è parte integrante dell’Europa. Noi stiamo già negoziando l’ingresso nell’Unione europea, perciò l’Europa deve essere tra i partecipanti di questi rilevanti processi».
Ma il Cremlino resta freddo su questa ipotesi. La risposta del consigliere di Putin per la politica estera, declinata nell’ampolloso linguaggio della diplomazia, è “no”, seppur indiretto: «Per quel che riguarda un potenziale incontro trilaterale, tema sollevato ieri a Washington per qualche motivo, non è stato discusso in modo specifico e che la parte russa ha deciso di non commentarlo completamente. Proponiamo prima di tutto di focalizzarci sugli accordi per un incontro bilaterale con Trump e crediamo che sia una priorità lavorare per un incontro di successo e fruttuoso». Quindi, caro Zelensky per ora si faccia da parte. È evidente che per Putin, apparso entusiasta, l’incontro con Donald Trump sia essenziale per assicurarsi il raggiungimento dei suoi obiettivi in Ucraina. Lo zar ritiene che il bilaterale sia la sua migliore opportunità per assicurarsi la vittoria e convincere il tycoon ad abbracciare “le cause alla radice del conflitto”. Trump, infatti, può assicurargli che l’Ucraina resti fuori dalla Nato per prevenire un’ulteriore espansione dell’alleanza atlantica. Questa è una grossa occasione anche per “The Donald” di rimettersi al centro del negoziato dopo mesi di alti e (molti) bassi: dalla promessa di chiudere in 24 ore il conflitto agli elogi di Putin e le critiche a Zelensky fino alla sua frustrazione per il rifiuto del leader russo di accettare un cessate il fuoco dopo ben sei telefonate.
Non è chiaro di cosa abbiano parlato esattamente Putin e Witkoff nei giorni scorsi – scrive il Corriere del Sera – al di là della possibile cooperazione economica Usa-Russia e di non precisati segnali che, secondo i russi, si sarebbero scambiati sull’Ucraina. Non ha avuto conferme il resoconto di un ex diplomatico polacco, Witold Jurasz, che sul portale Onet scrive che Mosca avrebbe ricevuto dagli americani, d’accordo con gli europei, una proposta per un cessate il fuoco con l’Ucraina che prevede il riconoscimento delle conquiste territoriali russe, la fine della maggior parte delle sanzioni e il ritorno del gas e del petrolio russi all’Ue, nessun impegno di espansione da parte della Nato e la continuazione degli aiuti militari statunitensi all’Ucraina. Quello che ha detto il segretario di Stato Usa Marco Rubio dopo l’incontro di Witkoff – precisa il Corriere – è che, per la prima volta gli Stati Uniti hanno avuto «una migliore comprensione delle condizioni alle quali la Russia sarebbe pronta a porre fine alla guerra». Rubio ha specificato che, se ci sarà la pace, la si otterrà attraverso concessioni territoriali sia da parte dei russi che degli ucraini.
L’incontro, previsto a metà della settimana prossima probabilmente negli Emirati Arabi Uniti, rappresenta il suggello dei rapporti ondivaghi tra i due leader, egocentrici e accentratori, ma che in fondo si piacciono, dai tempi del Russiagate nel 2016 fino agli ultimi turbolenti mesi del conflitto in Ucraina. Trump, non appena è stato rieletto per un secondo mandato, ha riannodato il dialogo con Putin, spezzato da Joe Biden a causa dell’invasione dell’Ucraina.
Tra Casa Bianca e Cremlino si è ricominciato a parlare di tutto, dalla ripresa della collaborazione economica bilaterale ai principali temi globali oltre all’Ucraina, come Medio Oriente, energia, intelligenza artificiale. E se Biden non ha avuto problemi a definire Putin un “assassino” o un “dittatore omicida”, Trump ha invece incensato lo zar parlando di un “uomo forte” e “intelligente”. E il capo del Cremlino ricambia perché ambisce a essere trattato da capo di una potenza globale. I due sono anche si sentono uniti dalla difesa dei valori tradizionali, con battaglie a difesa della famiglia e della religione, contro l’aborto, la comunità Lgbtq, l’ideologia di genere.
L’idillio, tuttavia, nelle ultime settimane è sembrato infrangersi sull’intransigenza del Cremlino nel voler proseguire la guerra. Trump ha iniziato a cambiare i toni verso l’interlocutore, definendolo un osso duro, fino ad accusarlo di dire “stronzate” e sottolineando di essere deluso dai continui raid sui civili ucraini. Tanto da minacciare nuove sanzioni a cui Mosca ha risposto con un’alzata di spalle. Il tycoon ha addirittura fatto sapere di non essere più interessato a parlare con Putin. Ora però, confermando la sua volubilità, Donald è tornato a parlare in imminente faccia a faccia chiarificatore. Forse perché, dopo aver promesso di portare la pace in 24 ore, non vuole dare al mondo l’impressione di essere stato preso in giro. Ancora una volta.



