Dopo l’incontro del 6 agosto a Mosca tra Putin e l’inviato di Trump Witkoff il negoziato tra Stati Uniti e Russia per la cessazione delle ostilità in Ucraina ha subito un’improvvisa accelerazione. Forse l’ultimatum di Trump – che aveva fissato la data ultima dell’8 agosto per il raggiungimento di un accordo di pace tra Russia e Ucraina – ha funzionato? Forse. Sta di fatto che russi e americani stanno effettuando veloci preparativi per un incontro tra Trump e Putin fissato il 15 agosto. Yuri Ushakov, assistente del presidente Putin per le faccende estere, ha dichiarato che il paese preferito per l’incontro tra i due presidenti sarebbe Emirati Arabi Uniti. Ma poi si è deciso che i due presidenti si incontreranno in Alaska. Subito dopo sono state divulgate indiscrezioni, se non vere e proprie fake news. Il sito polacco Onet ha rivelato i presunti termini della proposta di Witkoff, che la Russia considererebbe accettabile: revoca della sanzioni alla Russia e ritorno sui mercati anche occidentali delle risorse energetiche russe; non conclusione di un accordo di pace completo tra Mosca e Kiev, ma soltanto di una tregua con il riconoscimento di fatto delle conquiste territoriali russe; rinvio di una risoluzione delle questioni territoriali tra Russia e Ucraina di 49 o 99 anni; nessuna garanzia da parte della Nato circa la fine della sua espansione verso est e circa l’interruzione della fornitura di armi a Kiev. La sera del 7 agosto è circolata una notizia, secondo la quale Trump avrebbe preteso, quale condizione per l’incontro con Putin, anche un bilaterale tra Putin e Zelensky. Ma era una fake news, in quanto Trump ha smentito di aver posto una simile condizione per incontrare Putin. Contemporaneamente gli organi di stampa, sia ucraini, sia angloamericani, hanno sparato ad alzo zero contro questo presunto accordo di pace, perché andrebbe a sancire la vittoria di Putin.
Questa serie di eventi rivela con chiarezza ciò che si sta svolgendo dietro le quinte: l’ennesimo scontro tra il partito della pace e il partito della guerra. Da una parte c’é il Deep State americano, con Ucraina, Francia, Germania e Gran Bretagna, che vedono la pace in Ucraina come un fallimento della loro strategia, che puntava all’indebolimento della Russia per un successivo contenimento anche della Cina Popolare. Dall’altra parte c’è il partito della pace, rappresentato dal presidente Usa Donald Trump – che vuole smettere di finanziare una guerra, come quella in Ucraina, non solo inutile, ma ormai controproducente – e dal presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, che vorrebbe mettere in sicurezza la frontiera ovest e uscire dalla strettoia delle sanzioni, che strangolano l’economia russa. E’ uno scontro non frontale, ma trasversale e chi vincerà la partita disegnerà il futuro geopolitico dell’intero pianeta.



