Sinistra e violenza politica: l’inquietante lezione che viene da Odifreddi

domenica, 14 Settembre 2025
2 minuti di lettura

Non è una voce dal sen fuggita quella del matematico Piergiorgio Odifreddi che in tv (LA7) giustifica di fatto l’omicidio di Charlie Kirk affermando che uccidere l’influencer trumpiano è meno grave che uccidere Martin Luther King. A sinistra (in particolare negli ambienti intellettuali) la pensano proprio così: esistono crimini di serie A e crimini di serie B. In quelli di serie B le vittime, manco a dirlo, appartengono alla  destra.

Anzi, andando a scavare nei recessi delle menti più fanatiche, può anche capitare di incontrare la tesi, ancor più aberrante, che in fondo la violenza contro la destra non sarebbe poi vera e propria violenza, ma una forma di “amore” per l’umanità “oppressa”.

Non stiamo scherzando. Perché, dietro le odierne parole del matematico che ama fare il distinguo dei morti, ci sono decenni di condiscendenza intellettuale per la criminalità terroristica. Odifreddi non nasce come i funghi, ma viene da un terreno ampiamente dissodato, a suo tempo, dai teoreti della “giustizia proletaria” e dell’illegalità di massa. In questo terreno troviamo ad esempio i 756 intellettuali (tra scrittori, giornalisti, registi, cabarettisti, teatranti vari) che firmarono una lettera aperta all’ “Espresso” contro il commissario Lugi Calabresi poco prima che questi venisse freddato da un killer di Lotta Continua. C’è anche, tanto per dirne un’altra, l’attore Gian Maria Volonté che prestò la sua barca a Franco Piperno, il capo di Potere Operaio inseguito dalla giustizia italiana, per consentirgli di trovare rifugio in Francia. Ci sono università come quella di Padova dove operavano tristi figuri alla Toni Negri che praticavano l’eversione alla luce del sole. Insomma, dietro le parole di Odifreddi c’è una lunga tradizione di vicinanza, diciamo “emotiva”, con i lugubri protagonisti del Partito Armato e della P38.

Voi direte: ma sono fatti di tanti anni fa, che c’entrano con Odifreddi? C’entrano, eccome se c’entrano. Anche se non siamo più, fortunatamente, al tempo degli anni di piombo, è sempre attiva la tracotanza intellettuale di auto-eleggersi depositari del significato ultimo della Storia e quindi di sentirsi svincolati dal senso comune dell’umanità. Questa tendenza  la ritroviamo appunto in Odifreddi. E non solo in lui. Ricordiamo, ad esempio, il post shock della filosofa Donatella Di Cesare sulla morte, lo scorso anno, della brigatista Barbara Balzerani: «La tua rivoluzione è stata anche la mia».

Al dunque, agisce oggi a sinistra, sottopelle, una certa indulgenza per i violenti e i facinorosi. Si tratta di una circostanza che rivela quantomeno un ritardo culturale, come se ci fosse il rimpianto (più evidente in quelli della generazione di Odifreddi) per la rivoluzione fallita degli anni Settanta. Se Marx e Lenin sono finiti  in soffitta, non per questo s’è dissolta la carica di odio ideologico che ha sempre accompagnato l’affermazione dei movimenti di estrema di sinistra nei decenni passati.

Viene il sospetto (diciamo la quasi certezza) che gente come il famoso matematico non faccia altro che esprimere un sentimento diffuso a sinistra: gli intellettuali affermano in sostanza quello che pensano i politici senza però che questi ultimi lo possano dire apertamente. E ciò in virtù della loro responsabilità pubblica.

Che esista questa sotterranea corrispondenza di sentimenti lo dimostra peraltro il fatto che nessuno ha preso le distanze dalle parole di Odifreddi. Anzi, abbiamo visto la stessa Elly Schlein attaccare Giorgia Meloni perché la premier ha denunciato il «clima di odio insostenibile» che ha preceduto l’omicidio di Kirk. La leader del Pd s’è sentita chiamata in causa e ha accusato la premier di avere un atteggiamento «irresponsabile» verso la sinistra.

L’omicidio dell’influencer amico di Trump è avvenuto a quasi novemila chilometri di distanza da noi, ma l’onda d’urto che si è generata è arrivata fino in Italia. E ha fatto cadere le maschere dei falsi tolleranti che in cuor loro rimpiangono i tempi della “rivoluzione”.

 

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.