Contanti, la rete di sicurezza invisibile: perché la BCE invita a tenere liquidità per 72 ore – VIDEO

giovedì, 25 Settembre 2025
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Nell’era dei pagamenti contactless e dell’euro digitale in arrivo, la Banca Centrale Europea ha lanciato un messaggio che può sembrare controcorrente: tenere sempre in casa una somma di contanti sufficiente a coprire i bisogni essenziali per circa 72 ore. Una raccomandazione che va letta non come nostalgia del passato, ma come misura di resilienza in un sistema sempre più esposto a vulnerabilità tecnologiche e geopolitiche.

Perché proprio 72 ore

Tre giorni rappresentano la finestra temporale minima per ripristinare le funzioni critiche in caso di crisi. È lo stesso parametro adottato dai piani di protezione civile europei: blackout elettrici, cyberattacchi alle reti bancarie, malfunzionamenti dei sistemi di pagamento o eventi naturali estremi possono bloccare l’accesso al denaro digitale per ore o giorni. In questi scenari, avere liquidità fisica diventa non solo utile, ma vitale.

Basti pensare al blackout che colpì la Svezia nel 2017, paralizzando migliaia di POS e costringendo i cittadini a tornare improvvisamente al contante. O ancora, al cyberattacco globale “NotPetya” del 2017 che mise offline diversi istituti finanziari in Ucraina e in Danimarca, impedendo transazioni per giorni.

La BCE non indica cifre precise, ma parla di bisogni “essenziali”. Stimare un importo medio è possibile guardando alle spese quotidiane di una famiglia. Secondo Eurostat, in Italia la spesa media giornaliera per consumi di base (alimentari, trasporti, sanità) si aggira sui 70-80 euro a nucleo familiare. Per tre giorni, significa circa 250 euro. Se si aggiungono imprevisti come carburante o farmaci urgenti, la cifra consigliata potrebbe salire a 400-500 euro per una famiglia di tre persone.

Un single in città potrebbe cavarsela con 150-200 euro, mentre un nucleo numeroso in aree meno servite dai servizi digitali avrebbe bisogno di almeno 600 euro. Non cifre astronomiche, ma abbastanza per evitare di trovarsi in difficoltà.

In un’Europa che discute di euro digitale e spinge verso i pagamenti elettronici – oggi il 60% delle transazioni in valore nell’area euro è già digitale, secondo BCE – il contante continua a svolgere tre funzioni decisive:
• Inclusione: circa il 13% degli europei non usa regolarmente strumenti digitali, per età o mancanza di infrastrutture.
• Resilienza: non dipende da connessioni, corrente o server. In Germania, ad esempio, il 58% dei cittadini preferisce ancora pagare in contanti nei piccoli acquisti proprio per questo senso di sicurezza.
• Stabilità: nelle crisi, il contante diventa un bene rifugio psicologico. Durante il lockdown del 2020, la domanda di banconote nell’Eurozona crebbe del 10%, nonostante l’uso effettivo nei negozi fosse crollato.

Le implicazioni per famiglie e imprese

Il messaggio della BCE è chiaro: prepararsi a scenari di emergenza non significa diffidare della digitalizzazione, ma integrare strumenti diversi. Tenere in casa qualche centinaio di euro in banconote di piccolo taglio può fare la differenza per comprare beni primari in caso di interruzione dei sistemi.

Per le imprese, soprattutto quelle di piccole dimensioni, il contante rimane un fattore di continuità operativa: bar, farmacie o negozi di quartiere possono garantire vendite anche in caso di blackout dei POS.

Il futuro dei pagamenti sarà sempre più digitale, ma la BCE ricorda che il denaro fisico resta l’àncora di fiducia del sistema. In tempi di shock geopolitici, crisi energetiche e rischi cyber, non è un dettaglio da poco. Tre giorni di autonomia finanziaria in contanti non sono un ritorno al passato, ma la polizza assicurativa più semplice e a portata di mano.

Di seguito l’intervista al Presidente della Banca del Fucino, Mauro Masi.

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