Mercato unico o doppio standard? Bruxelles contro Roma sul caso “Golden Power”

giovedì, 16 Ottobre 2025
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L’Unione Europea punta con decisione a un mercato unico dei capitali e dei servizi finanziari, più integrato e competitivo a livello globale. Un obiettivo ambizioso che, secondo Bruxelles, richiede la nascita di grandi “campioni bancari paneuropei”. Ma la strada verso l’integrazione si sta rivelando tutt’altro che lineare. L’Italia, con il suo uso mirato dello strumento del Golden Power, è diventata l’ultimo bersaglio dei richiami della Commissione.
Durante la riunione dell’Ecofin, la Commissaria per i servizi finanziari María Albuquerque ha annunciato che Bruxelles “userà tutti gli strumenti disponibili, incluse le procedure d’infrazione”, contro gli Stati che ostacoleranno fusioni transfrontaliere. Il riferimento era chiaro: Roma.
Il governo italiano ha recentemente applicato il Golden Power per imporre condizioni all’ipotetica fusione UniCredit–BPM, ritenendo che un consolidamento di tale portata potesse avere effetti sistemici sulla stabilità finanziaria nazionale. Il valore combinato dei due istituti — oltre 900 miliardi di euro di attivi e più di 10 milioni di clienti — avrebbe infatti un impatto profondo sulla struttura del credito italiano.
La Commissione ha reagito duramente, accusando l’Italia di ostacolare l’“Unione del Risparmio e degli Investimenti”, pilastro del mercato unico. “Agiremo se ravviseremo l’intenzione di impedire lo sviluppo del mercato unico dei servizi finanziari”, ha dichiarato la Commissaria.
Eppure, la posizione di Bruxelles sembra variare a seconda della latitudine.
Quando in Spagna, il governo Sánchez ha espresso dubbi sull’OPA di BBVA su Banco Sabadell — un’operazione da 12 miliardi di euro che avrebbe concentrato quasi il 30% del mercato iberico — la reazione è stata sorprendentemente più morbida. La stessa Albuquerque ha sottolineato che Madrid “non intendeva bloccare la fusione”, accettando di fatto l’intervento politico.
L’Italia, invece, viene trattata da “caso problematico”. Un doppio standard che richiama precedenti storici: da Telecom–KPN a Alitalia–Air France, fino alle operazioni energetiche in Germania, dove la Commissione non ha mai alzato la voce.
La partita è tutt’altro che simbolica. L’UE vede nel consolidamento bancario una leva per rafforzare la resilienza finanziaria dell’Eurozona, che resta ancora frammentata: su oltre 4.000 istituti attivi, solo una decina ha una presenza significativa in più di tre Paesi membri. I primi cinque gruppi europei (BNP Paribas, HSBC, Crédit Agricole, Santander e Deutsche Bank) controllano da soli più del 40% degli attivi bancari dell’area euro, mentre gli istituti italiani restano medi e radicati localmente.
Il Golden Power, tuttavia, non è una barricata ideologica: è uno strumento giuridico previsto dal diritto europeo (Reg. UE 2019/452) per tutelare gli interessi strategici nazionali. Dal 2020 al 2024, il governo italiano l’ha applicata 61 volte, di cui 11 nel settore bancario e finanziario, spesso per motivi di sicurezza economica e protezione del risparmio.
In sintesi:
•Obiettivo UE: favorire fusioni transfrontaliere per creare banche “continentali” competitive.
•Italia: utilizza il Golden Power per tutelare il controllo e la stabilità del sistema.
•Spagna: ottiene un trattamento di favore e un linguaggio diplomatico.
Resta da vedere se la Commissione sarà altrettanto severa con Berlino, dove il progetto di fusione Commerzbank–UniCredit è stato di fatto congelato per decisione politica. Se non lo farà, sarà difficile negare che l’Europa del mercato unico proceda a due velocità: una per gli “allineati”, un’altra per chi difende il proprio interesse nazionale.
In fondo, come osservava un economista della BCE in via confidenziale, “la vera Unione bancaria europea nascerà solo quando i governi saranno disposti a condividere anche i rischi, non solo i profitti”.
L’Europa vuole banche europee, ma a patto che non siano troppo italiane.

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