I piani di pace di Donald Trump in Ucraina non decollano. Il nuovo incontro con Vladimir Putin dato per imminente è invece in alto mare. Le posizioni tra la Casa Bianca e il Cremlino sono ancora molto distanti. Sul cessate il fuoco Mosca non ci sente: «Avallarlo – commenta il ministro del Esteri Sergej Lavrov – significherebbe dimenticare le cause profonde del conflitto». Così le richieste di Putin paiono inaccettabili dagli Stati Uniti, che pure si sono detti disponibili a concedere molto al leader russo. Lo Zar sta avanzando condizioni che Kiev non potrà sopportare rendendo in salita l’eventuale negoziato per un cessate il fuoco. Secondo alcune indiscrezioni, non confermate, Mosca avrebbe rilanciato la richiesta di avere tutto il Donbass e non soltanto i territori già conquistati. E non basta nemmeno lo stop di Trump alla concessione di missili Tomahawk a Zelensky. Il rifiuto di Lavrov al cessate il fuoco fa capire che la Russia non considera ancora finita la sua azione militare sul campo. In più, l’obiettivo finale di Mosca, ovvero l’Ucraina demilitarizzata e senza clausole di sicurezza per il futuro, è una proposta sulla quale è impossibile condurre un dialogo concreto ed efficace.
Putin, con cui Trump ha avviato un rapporto molto più forte di quello costruito con Zelensky o con l’Europa, prosegue per la sua strada dopo aver disatteso le intese dell’incontro di metà agosto in Alaska. Eppure, il presidente americano non sembra aver imparato fino in fondo la lezione e continua a concedere una linea di credito sempre troppo ampia verso il presidente russo come dimostra il dietrofront sui missili Tomahawk dopo una telefonata con lo zar.
Purtroppo, anche questa partita, per lui si è rivelata insidiosa e accidentata, del tutto prevedibile nell’interlocuzione con una vecchia volpe della diplomazia come Putin.
Intanto gli europei provano a infilarsi nelle incertezze di Trump correndo in soccorso di Volodymyr Zelensky. Prima con una dichiarazione congiunta in cui si dicono consapevoli che l’Ucraina debba trovarsi nella posizione più forte possibile, prima, durante e dopo qualsiasi cessate il fuoco, poi con un piano in 12 punti che delinei i possibili le condizioni di pace una volta fermate le ostilità. Il punto di partenza dei negoziati, come suggerito dallo stesso presidente Usa, è infatti il congelamento del fronte e lo stop ai combattimenti. «Siamo tutti uniti nel desiderio di una pace giusta e duratura, che il popolo ucraino merita: le tattiche dilatorie della Russia hanno dimostrato più volte che l’Ucraina è l’unica parte seriamente intenzionata a raggiungere la pace ed è sotto gli occhi di tutti che Putin continua a scegliere la violenza e la distruzione», dichiarano i leader di Regno Unito, Germania, Francia, Italia, Polonia, Norvegia, Finlandia, Spagna e Svezia. «Dobbiamo aumentare la pressione sull’economia russa e sulla sua industria della difesa, finché Putin non sarà pronto alla pace. Stiamo elaborando misure per sfruttare appieno il valore dei beni sovrani russi immobilizzati, in modo che l’Ucraina disponga delle risorse di cui ha bisogno».
L’obiettivo appunto è prendere in mano l’agenda e mostrarsi propositivi, sia agli occhi di Trump sia di Putin ed ergersi di nuovo ad attore internazionale. A tenere i contatti con ucraini e americani, è lo staff del presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa, con Zelensky atteso a Bruxelles per il vertice dei leader di giovedì e quello dei volonterosi a Londra, venerdì.
Cosa prevede il piano? Tra i punti, secondo l’agenzia Bloomberg, si conta il rientro dei bambini ucraini rapiti e avviati alle adozioni forzate, lo scambio di prigionieri, le garanzie di sicurezza a Kiev, la concessione di fondi per riparare i danni subiti dall’invasione russa e un percorso per entrare rapidamente nell’Ue.
Le sanzioni imposte a Mosca verrebbero in questo quadro gradualmente rimosse ma gli asset della Banca Centrale russa, congelati dall’Occidente, non verrebbero restituiti sino a che Mosca non concordi di contribuire alla ricostruzione dell’Ucraina. Le restrizioni verrebbero però ripristinate immediatamente se la Russia attaccasse nuovamente il suo vicino.
Mosca e Kiev avvierebbero negoziati sul governo dei territori occupati, anche se né l’Europa né l’Ucraina sarebbero disposte a riconoscere legalmente alcun territorio occupato come russo. Il Cremlino ha più volte respinto al mittente molte delle idee avanzate nel documento (come la tregua prima dei negoziati) e la sensazione, a Bruxelles, è che si stia girando a vuoto.



