Riesplode lo scontro Salvini-Tajani. Ecco qual è la (vera) posta in gioco

venerdì, 24 Ottobre 2025
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La manovra economica sta producendo l’ennesimo scontro tra Matteo Salvini e Antonio Tajani. I toni si stanno facendo sempre più duri. Tra ieri e oggi sono arrivati fendenti da una parte e dall’altra su banche, grandi opere, trasporto locale, affitti brevi. E in mezzo c’è finito pure Giancarlo Giorgetti, il quale s’è visto punzecchiato, non solo dal leader di Forza Italia, ma persino del capo della Lega, il suo partito.

Che sta succedendo nel centrodestra? La risposta non è né facile né scontata. Le cause di questa litigiosità possono essere riassunte in una semplice domanda:  i due leader sono come i capponi di Renzo (che si beccano “fisiologicamente” l’un l’altro) oppure ci troviamo di fronte alle manovre di due alleati-serpenti, che stanno elaborando strategie reciprocamente insidiose per l’ultimo, delicato tratto della legislatura? Sullo sfondo si staglia la figura di Carlo Calenda, che potrebbe anche decidere di avvicinarsi al centrodestra, con inevitabili ripercussioni negli assetti della coalizione al governo.

L’ipotesi (minimale) dei capponi litigiosi potrebbe essere suffragata dalla lite sui finanziamenti al trasporto locale, con il ministro degli Esteri che accusa quello delle Infrastrutture di dirottare altrove i fondi originariamente destinati alla metro C di Roma e alla ferrovia Napoli-Afragola. Alla stessa ipotesi si può ricorrere nel pur insolito attacco di Salvini a Giorgetti. Il leader della Lega si è lamentato con il “suo” ministro per l’insufficienza dei fondi per il piano casa: «Devo parlare con Giorgetti, c’è qualcosa da fare sulla legge di Bilancio: un piano casa serio ha bisogno di finanziamenti seri. Se non ho i finanziamenti seri, non riesco a fare un piano casa serio e a me le cose poco serie non piacciono, quindi patti chiari e amicizia lunga».

Fin qui siamo al battibecco in vista delle prossime Regionali in Campania, Puglia e Veneto, dove la competizione è più tra i singoli partiti all’interno delle coalizioni che non tra le coalizioni stesse, apparendo sostanzialmente scontato l’esito dello scontro tra centrodestra e campo largo.

Ci sono però le parole al vetriolo di Tajani sulle nomine ai porti (bloccate a suo dire  da Salvini) e sulla nuova tassa a proposito degli affitti brevi che fanno pensare a un conflitto più profondo. Su entrambe le questioni il leader di FI picchia duro. Sul primo punto afferma che «essere infastiditi da chi è in maggioranza non piace». Sul secondo si scaglia contro «qualche grand commis al ministero delle Finanze che ha voglia di punire e reintegrare le tasse». È un attacco diretto ai dirigenti dell’Economia che stanno gestendo la politica fiscale al fianco di Giorgetti. Siamo ben oltre il battibecco. Siamo forse alla guerra, non più sotterranea, sugli assetti di potere in Italia in vista delle elezioni politiche. E  forse anche per il dopo.

Che la questione del braccio di ferro tra i due alleati di Giorgia Meloni sia il controllo di vari settori dello Stato lo rivela anche la contrarietà espressa da Tajani all’ipotesi che si possa “risarcire” Luca Zaia (quasi ex governatore del Veneto) con un posto di prestigio nell’esecutivo. Il ministro degli Esteri evoca in tal caso lo spettro del rimpasto, con tutti gli smottamenti che ne deriverebbero negli equilibri tra le forze della maggioranza.

Chi, in questo momento, si sta godendo lo spettacolo delle liti (non solo sul fronte del centrodestra ma anche su quello opposto) è Calenda. Nessuno lo sta ufficialmente corteggiando, ma il leader di Azione sa bene che la sua, pur non elevata, percentuale di voti potrebbe risultare decisiva per decretare l’esito finale delle elezioni politiche del 2027. Sembra per la verità assai improbabile che Calenda possa andare ad abbracciare Giuseppe Conte, Paolo Bonelli e Nicola Fratoianni. Più probabile un suo  spostamento a destra. Resta però da capire come, se cioè con una qualche forma di alleanza, oppure continuando a perseguire la politica centrista di distanza dai poli (in tal caso, Azione sottrarrebbe comunque voti all’opposizione). Molto dipenderà da come sarà la legge elettorale in preparazione. Ma molto dipenderà anche dall’evoluzione del quadro internazionale, soprattutto per quanto riguarda la guerra in Ucraina. Il filoatlantismo di Calenda potrebbe fare comodo a molti. Dentro e fuori l’Italia.

 

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