Ogni giorno le cronache si riempiono di incidenti stradali con morti e feriti. Una lista tragica e macabra. E i commenti politici di parte sono sempre due: il nuovo Codice della strada, voluto da Salvini, è un flop. Per la narrazione della sinistra è l’equivalente dell’ossessione securitaria anti-immigrati del governo, che aumenta le pene, ma non risolve i problemi. Problemi invece, che secondo la Schlein, Conte e il duo Bonelli-Fratoianni, si risolverebbero con la sociologia (la comprensione umanitaria, il lavoro, la cittadinanza, senza affrontare i danni e il pericolo della mancata integrazione culturale, specialmente degli italiani di seconda o terza generazione, o degli irregolari di fede islamica, che è alla base delle devianze e della criminalità che scorrazza indisturbata nelle nostre periferie diventate ormai, delle vere e proprie banlieues).
E la seconda tesi è la “città ideologica”, quella disegnata imperativamente dalle giunte “rosé” (dei guru Sala e Gualtieri), vedi Milano e Roma. Tradotto, centri storici musei, appalto del ceto dirigente, delle istituzioni, dei turisti, dei monopattini e delle biciclette. E, la patria degli sfigati, periferie ghetto, dove non funziona nulla, con tanto di dogane per raggiungere i quartieri alti. Impostazione sostenuta dagli ecologisti radical-chic di casa nostra, i famosi cittadini Ztl.
Peccato che i numeri smentiscano le narrazioni. Secondo l’Istat, a distanza di circa un anno dall’entrata in vigore del nuovo Codice della Strada, sono in calo, nel primo semestre, le vittime causate da incidenti stradali. Anche se aumentano quelle sulle autostrade. Nei primi sei mesi del 2025 si sono verificati 82.344 incidenti con lesioni a persone (-1,3% rispetto allo stesso periodo del 2024), con 111.090 feriti (-1,2%) e 1.310 decessi (-6,8%). In media, ogni giorno si sono contati 455 incidenti, 614 feriti e oltre 7 vittime, pari a quasi 19 incidenti e quasi 26 feriti ogni ora, una vittima ogni tre ore e mezza. Le vittime aumentano sulle autostrade (+4,4%), mentre diminuiscono sulle strade urbane (-8,4%) e su quelle extraurbane (-7,1%).
E a smentire invece, la mistica ecologista e progressista, il buon senso e la realtà.
Perché non si dice mai che la maggior parte degli incidenti è dovuto alla droga e all’alcol? Altri temi affrontati dal nuovo Codice della Strada. Per risalire a queste cause dobbiamo leggere tra le righe quasi sempre alla fine degli articoli, o ascoltare servizi tv a mezza bocca. Troppi condizionali.
Il recente incidente di Milano, ad esempio, dove un’auto è andata a fuoco, dove è morto un 19enne sotto gli occhi del padre medico. E dove in aggiunta anche la beffa, alias bugia, di uno dei responsabili: non aveva la patente, era sotto gli effetti della droga e ha detto una clamorosa bugia, smentita dalle telecamere: ha raccontato di essere sceso da un tram per prestare soccorsi. Lasciando una sua scarpa nella vettura distrutta? Ridicolo e grottesco. Allarma e deprime l’incapacità malata di autopercezione (dovuta all’alterazione) dei giovani.
Stesse cause quelle della lite a Monteverde, quartiere di Roma. E’ morto un ragazzo caduto dal terzo piano. Accusato un suo amico convivente, David Stojanovic. Al di là degli accertamenti della magistratura, pure è qui la droga a farla da padrona.
Perché il silenzio regna sovrano su tali episodi? Forse perché turba, impedisce, blocca l’idea di legalizzarla; idea condivisa da liberal e radical?
Un messaggio chiaro anche ai ciclisti che vedono il dito e non la luna. Per loro il tema è l’alta velocità nelle città. Tema giusto, ma parziale.
E loro, va detto, non possono ergersi a paladini dell’ambiente e della legalità. Loro che passano indifferentemente col rosso e corrono normalmente contromano vestiti alla moda, ma che guardano con sdegno morale gli automobilisti, simbolo del male e dell’ignoranza pigra.



