Il futuro dell’Occidente, per Fratelli d’Italia, passa da Roma e dal ruolo che l’Italia sta costruendo nel dialogo transatlantico. È questo il messaggio politico emerso con forza dal panel di Atreju intitolato “Il futuro dell’Occidente passa per Roma: l’Italia al centro del dialogo transatlantico”, nel quale Lucio Malan e Gennaro Sangiuliano hanno offerto due letture complementari: una geopolitica e una culturale, entrambe orientate a rivendicare una centralità italiana nello scenario occidentale.
Europa, le parole di Malan e le lodi a Meloni
Nel suo intervento, il presidente dei senatori di Fratelli d’Italia, Lucio Malan, ha posto l’accento sul rapporto con Washington e in particolare su quello tra Giorgia Meloni e Donald Trump. “In questo momento il rapporto che Giorgia Meloni ha con Donald Trump è ottimo”, ha affermato, sostenendo che l’Italia si trovi oggi “di fronte ad una grande opportunità”, nata dalla “linea lungimirante tenuta da Giorgia Meloni”, dalla stabilità dell’esecutivo e dalla crisi di consenso che attraversa i governi delle principali nazioni europee.
Secondo Malan, proprio questa combinazione di fattori avrebbe consentito all’Italia di rafforzare il proprio peso nel contesto occidentale e di instaurare un “rapporto privilegiato con gli Stati Uniti”. Un’impostazione che, a suo dire, ha avuto effetti concreti anche sul piano economico. “Le previsioni pessimistiche sui dazi al 15% sono state smentite: sono salite le esportazioni grazie alle capacità dei nostri imprenditori e attraverso la qualità dei prodotti italiani”, ha spiegato, respingendo le letture più allarmistiche sul protezionismo americano.
Nel suo ragionamento, Malan ha contrapposto questa linea pragmatica all’atteggiamento delle opposizioni, chiamando in causa direttamente la segretaria del Partito democratico. “Di certo se l’atteggiamento nei confronti di Washington fosse stato quello enunciato da Elly Schlein – ‘Trump mai qualcosa di simile a un alleato’ – altro che il 15%!”, ha osservato, rivendicando invece una strategia di dialogo che oggi vedrebbe persino un’Europa orientarsi lungo la traiettoria indicata da Roma. “Mai come in questo momento l’Europa segue le politiche di Giorgia Meloni che continua a fare gli interessi dell’Italia e dell’Europa in un contesto di reciproco interesse”, ha concluso.
Malan è tornato anche su un tema sensibile come quello delle riserve auree della Banca d’Italia, annunciando che “l’emendamento sulle riserve auree della Banca d’Italia verrà votato domenica notte in commissione Bilancio al Senato”. Il capogruppo di FdI ha chiarito che “la riformulazione di fatto ce l’abbiamo, formalmente la proporrà il Governo ma sarà sempre un emendamento firmato da me, comunque Fratelli d’Italia”, precisando che il testo conterrà “qualche precisazione in più, fermo restando tutto”, compreso il riferimento al termine “popolo”.
L’Occidente e l’Europa sul piano culturale
Se Malan ha declinato il tema dell’Occidente soprattutto in chiave geopolitica e di rapporto con gli Stati Uniti, Gennaro Sangiuliano ha scelto un piano più ampio, culturale e identitario, insistendo su una distinzione netta. “Una cosa è l’Europa, un’altra cosa è l’Unione Europea”, ha affermato, rivendicando l’Europa come “un grande valore”, frutto di una storia comune che parte dall’antica Grecia, attraversa il diritto romano, il latino, il cristianesimo e le profonde contaminazioni tra popoli e nazioni.
Diverso, invece, il giudizio sull’Unione Europea, definita “una sovrastruttura burocratica” che, in alcuni casi, “ha tradito lo spirito fondante della stessa Europa che fu fatta dai grandi padri come De Gasperi ”. Secondo Sangiuliano, l’Europa istituzionale di oggi sarebbe più concentrata sulla propria sopravvivenza che sulla tutela di quel patrimonio culturale e identitario che ha costruito l’Occidente.
Da qui il passaggio sul significato stesso di Occidente. “L’Occidente è anche un segmento della storia per cui l’individuo è stato messo al centro dell’attenzione generale”, ha spiegato, ricordando il lungo e tormentato percorso che ha portato al riconoscimento dei diritti, della libertà e dell’eguaglianza. Valori che oggi, però, appaiono in difficoltà. “L’Occidente è palesemente in crisi”, ha detto, parlando di una decadenza soprattutto culturale, segnata dalla “perdita di valori, la perdita di radicamento, la perdita del senso della storia”.
Sangiuliano ha sottolineato la necessità di recuperare consapevolezza del proprio passato per poter guardare al futuro, mettendo in guardia contro la rinuncia alla propria identità. Una preoccupazione che, secondo lui, emerge anche nei documenti e nelle analisi provenienti dagli Stati Uniti, dove si osserva “un’Europa che perde consapevolezza della sua appartenenza, di quella che Gian Battista Vico chiamerebbe l’idem sentire comune”.
Un Europa che resta tale dunque solo ricordando le sue radici e la sua identità.



