Sapevate che Gesù e Cristo sono due persone diverse? Che il vero Gesù, quello vissuto nella storia, era in realtà un rivoluzionario che lottava contro le ingiustizie e che per questo è morto sulla croce? E che in realtà Cristo è soltanto una idealizzazione di Gesù operata dagli apostoli, con in testa Pietro e Paolo? Sono stati loro a trasformare la morte in croce di Gesù in una vittoria, associando la morte alla salvezza dell’ umanità con il trionfo di Cristo risorto. È l’ultima tesi sostenuta dal teologo Vito Mancuso nel suo ultimo libro intitolato “Gesù e Cristo” edito da Garzanti dove la E fa la differenza e di fatto smonta la fede di cui si è nutrita la Chiesa e tutta la cristianità per secoli. Nemmeno Lutero, nemmeno Calvino, si erano mai spinti tanto in avanti fino a raccontare due vite parallele, quella reale e storica di Gesù e quella mitologica di Cristo. E su queste basi Mancuso propone di ripensare la fede, ricostruendo il cristianesimo su basi nuove, ripartendo dal Gesù storico e abbandonando la grande tradizione fondata a suo giudizio su un personaggio, ovvero Cristo, costruito a tavolino, per concretizzare l’idea di Dio. Per Mancuso all’ uomo servono sia il Gesù storico che il Cristo ideale, ma questa unione necessita di essere attualizzata perche ormai il mondo moderno non segue più la teologia tradizionale. Appare evidente il tentativo di umanizzare il cristianesimo svuotando Cristo della sua divinità per consegnare l’immagine di un Gesù vissuto nella storia, calato nei contesti storici, che lottava per liberare il popolo dall’ oppressione romana e la cui morte sulla croce è la prova del suo essere rivoluzionario, considerando che questa pena capitale era riservata agli schiavi che osavano ribellarsi. Questo il Gesù che Mancuso fa nascere a Nazareth e non a Betlemme, figlio di Maria e Giuseppe e inserito in una famiglia allargata ricca di fratelli e sorelle dove è cresciuto facendo il carpentiere, impegnato nelle lotte del suo tempo . Niente a che fare con il Cristo nato a Betlemme, figlio di Dio che ha dichiarato “il mio regno non è di questo mondo” e che è morto per la salvezza e la redenzione dell’ umanità dal peccato. Ormai si parla apertamente di religione “gesuana” alternativa al cristianesimo, religione incentrata a valorizzare il Gesù umano, grande profeta e maestro ma senza nulla di realmente divino, morto da sconfitto sulla croce e mai resuscitato se non simbolicamente per dare un senso ideale alla sconfitta. Un Gesù che meglio si sposa con le battaglie moderniste e che, liberato dall’ ossatura della teologia, della dottrina e della tradizione cristiana, diventa il testimonial di un nuovo spiritualismo, svuotato di dogmi e verità. Un tassello ulteriore verso l’opera di edificazione di un cristianesimo senza Cristo, operazione che appare molto sospetta se si pensa che il pontificato di papa Leone XIV sin dall’ inizio è apparso fortemente “cristocentrico”, sul modello del “Cristo re dell’ universo” proclamato da Pio XI come alternativa ai grandi totalitarismi del Novecento. Solo Cristo regna sulla terra, solo in Cristo risiede la salvezza, solo in Cristo c’è la redenzione. Mancuso ci insegna invece che la salvezza non sta in un Dio fatto uomo, ma in un uomo, in un capopopolo che trascina le folle, un leader carismatico che lotta con i mezzi mondani per la salvezza di Israele e non per l’affermazione del regno di Dio. L’operazione tentata da Mancuso sembra fin troppo chiara: valorizzare Gesù per svuotare Cristo e sostituire la fede con la spiritualità, la teologia con la morale laica, il regno di Dio con il mondo contemporaneo e i dogmi cattolici con il liberalismo. E se San Paolo arriva a sostenere che “senza la Resurrezione vana è la nostra fede” l’opera di Mancuso sembra proprio orientata a dimostrare che tutto nel cristianesimo è terribilmente vano. Operazione speculare e contraria a quella di papa Leone ormai percepito negli ambienti più progressisti come una sorta di novello Benedetto XVI e come tale da contrastare, non attualizzando la fede nella continuità con la tradizione come il pontefice sembra voler fare, ma smontandola dalle fondamenta e arrivando addirittura a mettere in competizione Gesù e Cristo con il nobile intento di volerli integrare intorno ad una nuova teologia, ma con la quasi certezza di fallire l’obiettivo in partenza.



