Groenlandia, sale la tensione tra Usa e Ue. Bruxelles pensa a nuovi dazi. Trump: «Non mi sento più obbligato a pensare alla pace»

lunedì, 19 Gennaio 2026
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Groenlandia

La non più remota e semisconosciuta Groenlandia è diventata terreno di scontro tra le sponde dell’Atlantico. I ventisette di Bruxelles hanno prima reagito in ordine sparso alla rinnovata rivendicazione di Donald Trump sull’isola, spedendo nei dintorni di Nuuk qualche decina di militari, poi, sempre a seconda della personale visione della vicenda, stanno compulsando la commissione europea ad attivare un pacchetto di contro-tariffe per 93 miliardi dollari o a limitare l’accesso delle aziende americane al mercato europeo. Macron chiede di attivare lo strumento Anti-coercizione: definita “l’opzione nucleare”, misure contro l’economia di attori ostili. Ipotesi per ora esclusa. Lo strumento consentirebbe di colpire non solo i beni, ma anche i servizi, l’accesso agli appalti pubblici, i diritti di proprietà intellettuale e le esportazioni sensibili. Per attivarlo servirebbe una maggioranza qualificata degli Stati membri, ma fonti diplomatiche citate dal quotidiano statunitense sottolineano che, data la portata politica della decisione, sarebbe necessario un consenso ben più ampio. Per ora Bruxelles prende tempo e punta a mantenere aperto il dialogo con Washington, almeno fino all’entrata in vigore dei nuovi dazi prevista per il primo febbraio. Ma se la pressione economica dovesse continuare, l’Ue risponderebbe probabilmente in modo più coordinato e deciso rispetto al passato.

In parallelo, l’Ue sta accelerando la diversificazione dei rapporti commerciali. Negli ultimi giorni l’Ue ha raggiunto un accordo con il Mercosur e proseguono i negoziati per accordi commerciali con India e Australia. Le tensioni con Washington potrebbero inoltre spingere Bruxelles a riconsiderare l’attuale linea di “riduzione dei rischi” nei confronti della Cina, adottata negli ultimi anni. chiaro: se la pressione economica dovesse continuare, l’Ue risponderebbe probabilmente in modo più coordinato e deciso rispetto al passato.

Secondo il “Wall Street Journal”, la disputa potrebbe culminare in un rafforzamento dell’autonomia strategica europea, che potrebbe assumere a sua volta la forma di un aumento della spesa per la difesa, di una maggiore presenza militare in Groenlandia e di una riduzione della dipendenza dagli armamenti statunitensi. L’ipotesi estrema di limitare l’uso delle basi statunitensi in Europa viene considerata altamente destabilizzante e poco probabile, per il rischio di una rottura profonda all’interno dell’Alleanza atlantica.

Ma Trump sembra non ascoltare ragioni e continua ad alimentare le tensioni con gli alleati Nato sulla Groenlandia e in un duro, ma bizzarro, messaggio rivolto al primo ministro norvegese nel quale dice che “non si sente più obbligato a pensare esclusivamente alla pace” dopo essere stato snobbato per il Premio Nobel per la Pace. Il presidente americano, che ha inviato una lettera al primo ministro norvegese Jonas Gahr Store, ha insistito sul fatto che gli Stati Uniti dovrebbero controllare la Groenlandia perché la Danimarca non sarebbe in grado di proteggerla da Russia e Cina, mettendo in discussione la rivendicazione storica di lunga data di Copenaghen sul territorio. «Ho fatto più io per la Nato di chiunque altro dalla sua fondazione e ora l’Alleanza atlantica dovrebbe fare qualcosa per gli Stati Uniti. Il mondo – continua l’inquilino della Casa Bianca – non è sicuro a meno che non abbiamo un controllo completo e totale della Groenlandia. Il tycoon è sembrato attribuire agli alleati la responsabilità del suo “catastrofico” cambiamento di politica estera, sostenendo che, visto che la Norvegia non gli ha conferito il Premio Nobel per la Pace lo scorso anno, ora poteva mettere al primo posto gli interessi degli Stati Uniti. L’ufficio del premier di Oslo non ha risposto immediatamente a una richiesta di commento. Il governo norvegese non ha alcun ruolo nel determinare l’assegnazione del Premio Nobel.

Da parte sua, la premier Giorgia Meloni ha criticato, piuttosto nettamente, e per la prima volta, la volontà di Trump di sanzionare i paesi che hanno scelto di contribuire alla sicurezza per la Groenlandia. «Condivido l’attenzione che la presidenza americana attribuisce alla Groenlandia e in generale all’Artico, che è una zona strategica nella quale chiaramente va evitata una eccessiva ingerenza di attori che possono essere ostili. Ma credo che in questo senso andasse letta la volontà di alcuni paesi europei di inviare le truppe, di partecipare, a una maggiore sicurezza, non nel senso di un’iniziativa fatta nei confronti degli Stati Uniti, ma semmai nei confronti di altri attori».

Un atteggiamento che finora ha riscosso il plauso dell’influente quotidiano tedesco Faz (Frankfurter Allgemeine Zeitung). «Finora la Meloni è riuscita abbastanza bene a trovare un denominatore comune tra le diverse correnti all’interno del suo governo sulle questioni di politica estera. L’Italia ha così mantenuto una linea filoeuropea, cercando però di preservare i buoni rapporti con Trump, al quale Meloni è ideologicamente vicina».

Ora parola a Davos dove, nel contesto geopolitico più difficile dalla Seconda guerra mondiale”, fino al 23 gennaio si terranno i lavori del Forum economico mondiale. E The Donald sarà l’uomo più richiesto.

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