Groenlandia, è di nuovo scontro Macron-Trump ma spunta la cena

martedì, 20 Gennaio 2026
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Macron-Trump una storia d’amore che non è mai partita? Potrebbe essere, ma intanto sulla Groenlandia la conquista di Trump prosegue e il vero obbiettivo ostinato è sempre lui il presidente Emmanuel Macron su cui l’inquilino della Casa Bianca ripone molte aspettative anche se, lo sappiamo, tra i due non corre certo buon sangue e sentimento di amicizia condivisa. Ma andiamo per gradi. Se tanto odio sulle questioni geopolitiche internazionali e tanta separazione di vedute c’è stata, vedi il teatrino in Vaticano ai funerali di Papa Francesco e la predisposizione di Donald verso Zelensky, vedi i volenterosi in Ucraina vedi il Medioriente e ora la Groenlandia. E’ un dato di fatto che tra Usa e Francia ormai è una storia a colpi di coltelli e rivendicazioni. L’ultima sui dazi fa da protagonista a un quadro davvero complesso e sempre più distante dai buoni rapporti diplomatici ed economici. L’ultima in merito alla Groenlandia, isola artica che fa parte del Regno di Danimarca e su cui Donald Trump vuole mettere le mani poi parla chiaro. Il presidente Usa continua a criticare Ue e Nato e ha addirittura annunciato dazi del 10 per cento nei confronti dei Paesi che hanno portato le proprie truppe in Groenlandia minacciando tariffe del 200% su vini e champagne. Ad alimentare le tensioni è stata anche una sua lettera, inviata al primo ministro della Norvegia Jonas Gahr Støre, in cui mette in dubbio che la Danimarca abbia davvero il diritto di governare l’isola. Sempre il Tycoon ha affermato di non sentirsi più in dovere di pensare esclusivamente alla pace dato che non gli è stato assegnato il Nobel per la Pace. Affermazioni e frasi tuonanti degne di una partita a risiko tra adolescenti e non certo degne di strateghi diplomatici di lungo corso e Capi di Stato! Ma tant’è oggi la partita si gioca al tavolo dei negoziati e dei rapporti commerciali su quegli stati sentinella che riescono a dare maggiore rilievo in ambito di scambi e aperture con Stati riluttanti alla pace. E se l’idea di Trump è quella di fortificare in questo suo secondo mandato sempre di più l’esercito e gli apparati militari a stelle e strisce per conquistare il mondo con forza, il suo nemico numero uno Macron ce le prende a suon di dazi. L’ultima steccata del presidente Usa Donald Trump è sulla tassa di vini e champagne. Uomo avvisato mezzo salvato? Chissà. Avvertito lunedì sera che era improbabile che il leader francese Macron rispondesse all’invito del tycoon ai leader mondiali a far parte del Board of Peace per Gaza e a firmare lo statuto del Comitato giovedì a Davos, Trump risponde: “Tanto nessuno lo vuole perché lascerà l’incarico molto presto”. Prove di guerra? Chi può dirlo. Intanto dall’Eliseo spunta la conferma: Macron avrebbe invitato Trump a cena a Parigi. Un film? Ci si augura che potrebbe chiudersi come nelle migliori tradizioni della commedia con un’auspicabile un happy ending. 

 

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