Decreto Sicurezza, Piantedosi e Nordio su nuove norme: “Più prevenzione, nessuno scudo penale” | Video

giovedì, 5 Febbraio 2026
4 minuti di lettura

I ministri dell’Interno Matteo Piantedosi e della Giustizia Carlo Nordio sono intervenuti nella sala stampa di Palazzo Chigi per illustrare i contenuti del nuovo decreto sicurezza approvato dal Consiglio dei ministri. Nel corso della conferenza stampa, i due esponenti del governo hanno spiegato le principali misure contenute nel provvedimento, soffermandosi sugli strumenti di prevenzione, sulle norme relative all’ordine pubblico e sugli interventi in materia di giustizia.

Decreto Sicurezza, Piantedosi: “Norme allo studio da tempo, interlocuzione positiva con Quirinale”

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha rivendicato che il decreto nasce da un lavoro già avviato da tempo e non rappresenta una risposta improvvisata agli ultimi episodi di cronaca. “Sono norme di cui si è parlato a lungo ed era noto che stessimo studiandole già prima che avvenissero questi fatti. È la prova che non sono stati i fatti recenti, pur gravi, a determinarne l’accelerazione e l’adozione”, ha dichiarato.

Tra le misure illustrate dal titolare del Viminale figura la possibilità, in caso di condanne anche solo in primo grado per determinati reati particolarmente gravi, di disporre il divieto di partecipare a riunioni o assembramenti in luogo pubblico come sanzione accessoria. Piantedosi ha spiegato che si tratta di uno strumento di prevenzione mirato a ridurre il rischio di nuovi episodi violenti.

Il ministro ha poi sottolineato che il testo è stato oggetto di un confronto costante con la Presidenza della Repubblica. “L’interlocuzione con il Quirinale è stata sempre molto proficua, non da ultimo ieri ma in realtà da tempo, e il testo esce esattamente come era stato proposto sin dall’inizio anche all’analisi del Quirinale”, ha affermato.

Piantedosi ha quindi illustrato le misure di prevenzione che consentono, in presenza di presupposti indiziari rilevanti, l’accompagnamento negli uffici di polizia e il trattenimento per un periodo non superiore a dodici ore. “Si tratta di un istituto che non è affatto una misura liberticida, ma uno strumento di prevenzione presente in quasi tutti gli ordinamenti europei per tutelare l’ordine pubblico, e che prevede tutte le garanzie possibili, compreso il rapporto con l’autorità giudiziaria che può disporre la liberazione se non sussistono le condizioni”, ha precisato, richiamando anche i limiti previsti dall’articolo 13 della Costituzione.

Nel pacchetto sicurezza rientrano anche norme che rafforzano il divieto di uso e porto di coltelli o strumenti atti a offendere, accompagnando le sanzioni penali con misure amministrative. “Si va sul tema dei coltelli per contrastare un fenomeno in crescita, e parte della normativa riguarda i minori con la previsione di sanzioni amministrative nei confronti dei genitori e il divieto di vendita ai minorenni”, ha spiegato.

Il ministro ha inoltre evidenziato l’introduzione di sanzioni pecuniarie rilevanti in caso di mancato preavviso delle manifestazioni, con l’obiettivo di responsabilizzare gli organizzatori, e ha annunciato che vengono rese stabili le cosiddette zone rosse a vigilanza rafforzata, già sperimentate in diverse città e apprezzate, ha detto, anche da numerosi sindaci.

Sul fronte del contrasto alla criminalità, Piantedosi ha ricordato che il decreto riporta tra i reati perseguibili d’ufficio il furto con destrezza e introduce una fattispecie autonoma per le rapine ai danni di istituti di credito, portavalori e sportelli automatici. “Non si tratta di introdurre nuovi reati in senso assoluto, perché queste condotte sono già punite, ma di prevedere una fattispecie autonoma alla luce della ricorrente frequenza e della particolare pericolosità di questi episodi, spesso commessi da organizzazioni criminali molto agguerrite”, ha spiegato.

Nordio: “Non esiste alcuno scudo penale, ma un principio di garanzia”

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha inquadrato il decreto nella più ampia strategia di prevenzione dei reati, sottolineando il valore simbolico e dissuasivo della tutela penale. “È condivisibile il concetto secondo cui la tutela penale da sola non è sufficiente a eliminare i reati, ma rappresenta comunque un segnale di attenzione dello Stato contro il manifestarsi di reati nuovi, come quelli digitali, o di reati vecchi che possono riproporsi in modo pernicioso”, ha affermato.

Richiamando la propria esperienza di magistrato, Nordio ha ricordato che anche il terrorismo delle Brigate rosse nacque in un clima in cui alcuni fenomeni di violenza erano stati inizialmente sottovalutati. “Cerchiamo, in chiave di prevenzione, di evitare che certi tristi momenti si ripetano e che forme di aggressività odiosa vengano trascurate”, ha aggiunto.

Uno dei punti più discussi riguarda le norme sulla posizione delle persone coinvolte in indagini in presenza di cause di giustificazione, spesso sintetizzate nel dibattito pubblico con l’espressione “scudo penale”, definizione che il ministro ha respinto con decisione. “Bisogna essere chiari, perché non si tratta né di uno scudo penale né di una norma che riguarda esclusivamente le forze dell’ordine. Lo scudo penale significa impunità, e qui l’impunità non c’è per nessuno”, ha dichiarato.

Nordio ha spiegato che la nuova disciplina nasce dall’esigenza di evitare che l’informazione di garanzia si trasformi, di fatto, in una condanna anticipata sul piano mediatico e professionale. “Un istituto nato a tutela dell’indagato si è progressivamente trasformato in una forma di condanna anticipata, perché chi riceve un avviso di garanzia può essere certo che il giorno dopo finirà sui giornali con un marchio che spesso pesa come una sentenza”, ha osservato.

La norma prevede che, in presenza di una causa di giustificazione, la persona non venga automaticamente iscritta nel registro degli indagati ma inserita in un modello che le consente comunque di partecipare alle indagini che la riguardano. “È sempre il pubblico ministero che decide se iscrivere o meno nel registro degli indagati, ed è giusto che sia così, ma dovrà tenere conto di questa nuova disciplina, che è molto esplicita”, ha precisato il Guardasigilli, sottolineando che la soluzione individuata garantisce anche tempi certi per le indagini.

Nel corso della conferenza stampa Nordio ha infine affrontato il tema dei controlli sui poteri dello Stato e della riforma costituzionale della magistratura. “Chi controlla la polizia? La controlla la magistratura. Ma non esiste un potere senza un controllo, e oggi la magistratura è in larga parte controllata da se stessa. Con l’introduzione dell’Alta Corte vogliamo rafforzare un sistema di controllo indipendente che superi i limiti dell’attuale giustizia disciplinare”, ha concluso.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.