Il governo Meloni valuta l’attivazione del meccanismo delle accise mobili per attenuare l’aumento dei carburanti. Il provvedimento dovrebbe arrivare con un decreto del Consiglio dei ministri e punta a introdurre una riduzione temporanea delle accise quando il prezzo delle materie prime energetiche supera determinate soglie.
Il prezzo dei carburanti in Italia è composto da tre elementi principali: costo industriale, accise e IVA. Con i valori attuali alla pompa – circa 1,85-1,90 euro al litro per la benzina e 1,80-1,85 euro per il diesel – oltre la metà del prezzo è costituita da imposte.
Le accise sono pari a circa 0,728 euro al litro sulla benzina e 0,617 euro sul gasolio, mentre l’IVA del 22% si applica sull’intero importo, comprese le accise stesse. In termini pratici, su un litro di benzina da 1,90 euro, circa 1,02 euro sono tasse.
Il meccanismo delle accise mobili prevede che quando il prezzo internazionale del petrolio supera determinate soglie, lo Stato riduca temporaneamente una quota dell’accisa per evitare che l’aumento si trasferisca integralmente alla pompa. Se invece il prezzo del petrolio scende, l’accisa torna progressivamente al livello ordinario.
Un esempio concreto aiuta a capire la portata della misura.
Se il Brent passa da 80 a 90 dollari al barile, l’aumento del costo del greggio può generare circa 7-8 centesimi in più al litro sui carburanti raffinati. Con le accise mobili lo Stato potrebbe ridurre l’imposta di 5 centesimi, portando l’aumento effettivo alla pompa a circa 2-3 centesimi invece che all’intero valore.
Il limite principale è però il costo per la finanza pubblica. Secondo le stime del Ministero dell’Economia, una riduzione di 5 centesimi al litro comporta minori entrate per circa 900 milioni – 1 miliardo di euro l’anno. Un taglio di 10 centesimi porterebbe l’impatto oltre 2 miliardi.
Va inoltre considerato che il prezzo dei carburanti non dipende solo dal greggio. Incidono anche il margine di raffinazione, il costo dei prodotti petroliferi quotati a Rotterdam e la logistica. Ad esempio negli ultimi giorni il diesel europeo ha superato i 900 dollari a tonnellata, segnale di tensione sulla raffinazione che può far salire i prezzi anche senza forti movimenti del petrolio.
Per questo motivo le accise mobili vengono considerate uno strumento anticiclico, utile per attenuare picchi improvvisi ma incapace di stabilizzare il prezzo nel medio periodo. In un contesto geopolitico instabile, con oltre 20 milioni di barili al giorno che attraversano lo Stretto di Hormuz, la volatilità dell’energia resta la variabile decisiva e difficilmente controllabile solo attraverso la leva fiscale.



