Referendum, Conte chiude la campagna del No: “Meloni la manina è la stampa libera”. Scoppia caso Delmastro | Video

venerdì, 20 Marzo 2026
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Chiusura di campagna dai toni politici netti per il Movimento 5 Stelle, che dal palco del Palazzo dei Congressi all’Eur concentra l’attacco sulla riforma della giustizia e sulla gestione del caso Delmastro da parte del governo. Il leader pentastellato Giuseppe Conte intreccia i due piani, quello giudiziario e quello politico, per sostenere le ragioni del No al referendum, chiamando in causa direttamente la presidente del Consiglio.

Referendum Conte chiude a Roma e attacca Delmastro

“Giorgia Meloni non dovrebbe preoccuparsi della ‘solita manina’ che starebbe dietro il caso Delmastro alla vigilia del voto referendario, perche’ quella manina significa stampa libera e indipendente, che deve controllare il potere”, afferma dal palco. E aggiunge: “Meloni dovrebbe preoccuparsi di chi ha firmato la costituzione di una societa’ per fare affari con una diciottenne nominata amministratrice della societa’ legata al clan dei Senese”.

Il leader M5S si rivolge poi direttamente agli elettori indecisi, provando a spostare il confronto oltre le appartenenze politiche: “Cari indecisi, lasciamo stare il colore politico. Io vi chiedo se e’ questo il disegno, il primato della politica sulla giustizia, la risposta che volete. Se non e’ questa la risposta che attendevate, allora votiamo tutti No, un no forte, e deciso”. E insiste: “vi chiedo se questo e’ un intervento tecnico o piuttosto un disegno politico ben preciso”.

Nel suo intervento Conte denuncia quello che definisce un progressivo spostamento dell’equilibrio tra poteri: “Col referendum si asseconda l’onda lunga, il primato della politica, che deve controllare la magistratura. Un progetto anticipato da anni. Ora stanno aggredendo la Costituzione per realizzare questo disegno”. Quindi l’elenco delle misure già adottate: “Hanno abolito l’abuso di ufficio, hanno ridotto il traffico di influenze illecite, hanno smantellato la spazzacorrotti pezzo dopo pezzo, hanno ridotto il tempo delle intercettazioni, hanno introdotto una norma per cui per essere arrestato devi essere prima interrogato. Vogliono colpire il dissenso politico”.

Infine, il richiamo alla propria esperienza: “Sono stato presidente del Consiglio, ho avuto tante indagini, Corte dei Conti e non sempre mi hanno dato ragione. Non mi avete mai sentito dire che la magistratura mi impediva di lavorare per gi italiani”. E l’affondo conclusivo: “Questa riforma non serve a migliorare l’efficienza della giustizia o i tempi dei processi. Serve solo a tenere al riparo la classe politica di governo dalle inchieste della magistratura”. Tra gli applausi della platea, la chiusura: “Si vota, Giorgia Meloni, si vota”.

Gli interventi tecnici all’evento

Accanto agli interventi politici, dal palco e in collegamento si sono susseguiti contributi di taglio giuridico, tutti accomunati dalla critica alla riforma. Il costituzionalista e già presidente della Corte Costituzionale Gustavo Zagrebelsky richiama Sant’Agostino per sottolineare il valore fondante della giustizia: “Se togliamo la giustizia, che cosa sono gli Stati se non delle grandi associazioni a delinquere?”. E ancora: “Sant’Agostino cerca di chiarire la differenza tra uno Stato e una banda di ladroni e la sua frase per questo divenne famosa: ‘senza giustizia i Regni non sono che ‘magna latrocinia’, cioe’ grandi bande di ladri”. Un monito che si traduce in un invito a difendere l’equilibrio tra i poteri.

Nel merito della riforma del Csm, il professor Enrico Grosso, presidente del comitato “Dire No” spiega che si tratta di un intervento che “non c’entra assolutamente niente con la giustizia e con il miglioramento della sua efficienza” ed è “essenzialmente la riforma del Consiglio superiore della magistratura”. Secondo Grosso, la riforma “non fa altro che modificare composizione, struttura e competenze del Csm con l’esplicito scopo di ridurre l’autonomia e l’indipendenza della magistratura”.

Lo stesso Grosso evidenzia poi quello che definisce un paradosso legato al caso Palamara: “Il dottor Palamara è stato espulso dall’Anm. Oggi si appresta a chiedere di essere reintegrato nella magistratura. E lo può fare perché potrà chiedere la revoca del patteggiamento che ha ottenuto in sede giudiziaria perché nel frattempo la maggioranza di questo governo ha pensato bene di abrogare il reato di abuso di ufficio”. E aggiunge: “con l’introduzione del criterio del sorteggio, potrebbe essere addirittura sorteggiato al Csm”. Da qui la conclusione: “una riforma fatta per risolvere storture come quelle del caso Palamara, rischia di riportarlo dentro. Che paradosso”.

Nel suo videomessaggio, il magistrato e scrittore Gianrico Carofiglio mette l’accento sul metodo della campagna referendaria: “È il momento di fare una riflessione sulla lezione di democrazia che viene da questa campagna referendaria”. Dopo un avvio con sondaggi favorevoli al Sì, “quasi nessuno sapeva realmente di che cosa parlasse la riforma”. Da qui il lavoro svolto: “Quello che molti di noi hanno fatto in queste settimane e questi mesi è stato non fare contro, ma spiegare, parlare dei contenuti”. E conclude: “Quando parli con le persone e gli spieghi davvero come stanno le cose, le persone prendono consapevolezza e sono in grado di scegliere”.

M5S contro Delmastro le interviste a Patuanelli, Maiorino e Scarpinato

A margine dell’evento, diversi esponenti del Movimento 5 Stelle tornano sul caso Delmastro, legandolo alla critica complessiva alla riforma. Il senatore Stefano Patuanelli parla di “un colpo di scena molto, molto triste, pericoloso”, sottolineando che “il sottosegretario deve assolutamente dimettersi immediatamente”. Pur riconoscendo che “non è indagato”, Patuanelli insiste sul piano etico con cui si svolge il proprio mandato”. E aggiunge che anche l’eventuale buona fede non basterebbe: “Se non avesse saputo  assolutamente nulla di quello che aveva attorno, significa che non è in grado di valutare le persone con cui si circonda ”. Da qui il sospetto politico: “è chiaro che viene il sospetto che forse tutto quello che è attorno a quel ristorante non era così sconosciuto a Delmastro”.

Sulla stessa linea la senatrice Alessandra Maiorino, che parla di una campagna “intensissima” e segnata da “colpi di scena”. Riferendosi alla vicenda, afferma che riguarda “ombre rispetto a questa società che ha voluto fondare con la figlia di un prestanome per la Camorra” e pone una domanda politica: “ci chiediamo se davvero queste siano le persone adatte per varare una riforma così impattante sul sistema giudiziario”. Poi attacca la reazione della maggioranza: “non è Delmastro che ha sbagliato a fondare una società con la figlia appena 18enne di un personaggio vicino alla camorra, ma i giornalisti a rivelare questo dato di fatto”. E conclude: “la Premier ha detto che Delmastro rimane al suo posto, quindi lo sta scudando e lo sta proteggendo, è veramente una cosa indegna”.

Ancora più duro il senatore Roberto Scarpinato, che inquadra la vicenda in termini netti: “Se non ho capito con chi si metteva è un incapace che deve dare le dimissioni da sottosegretario, se invece l’ha capito, è bene che se ne vada subito”. Per l’ex magistrato il referendum rappresenta un bivio: “dobbiamo decidere se ci sarà una magistratura che domani potrà fare indagini senza avere intimidazioni oppure se i magistrati, prima di fare queste indagini, dovranno pensare: se mi fanno un procedimento disciplinare e se mi trasferiscono”.

Le parole di Travaglio su Delmastro

Il direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio lega il caso Delmastro alla critica generale alla riforma: “Questa riforma serve a spostare l’equilibrio dei poteri dalla magistratura alla politica”. E osserva: “visti i casi Santanchè e i casi Delmastro, mi preoccuperei se la politica avesse più peso nella giustizia”. Sul fronte mediatico respinge le accuse: “Io le notizie non me le tengo nel cassetto, io le pubblico una volta avere una volta verificato che siano vere”. Poi affonda: “se loro non vogliono perdere voti, dovrebbero cacciare un signore che si è messo in società con la figlia di un mafioso. Uno dovrebbe controllare”. E conclude con una domanda: “Possibile che non lo faccia il sottosegretario alla giustizia? E se non lo fa, può continuare a fare il sottosegretario alla giustizia?”.

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