Una vittoria netta, oltre le attese, che scuote il quadro politico nazionale. Il No al referendum sulla giustizia si impone con una percentuale vicina al 54%, certificando non solo il fallimento della riforma Nordio ma anche un voto dal forte significato politico contro il governo guidato da Giorgia Meloni. Un risultato che fa esplodere la soddisfazione delle opposizioni, nonostante la solida maggioranza parlamentare del centrodestra. Le interviste raccolte da Lo Speciale restituiscono il clima di esultanza e, allo stesso tempo, di rilancio politico nel campo del centrosinistra.
Referendum vince il no, le voci delle opposizioni
Nel quartier generale del Partito democratico, al Nazareno, il clima è quello delle grandi occasioni: abbracci, sorrisi e la rivendicazione di una campagna che, secondo i dirigenti dem, ha saputo intercettare il sentimento del Paese. “Vittoria al di là di ogni aspettativa”, commenta la segretaria Elly Schlein, sottolineando come la partecipazione abbia consegnato “un messaggio chiaro” al governo, che ora “deve ascoltare”.
Schlein legge il risultato come l’inizio di una fase nuova: “C’è già un’alternativa a questo governo e questo voto ci consegna una grande responsabilità”. Un’alternativa che, nelle sue parole, dovrà costruirsi “testardamente unitaria”, anche attraverso strumenti come le primarie, sulle quali il Pd si dice disponibile. La leader dem insiste anche sul dato politico più rilevante: una parte consistente dell’elettorato di centrodestra avrebbe scelto il No, segno di una frattura che va oltre gli schieramenti tradizionali. Da qui la convinzione: “Batteremo Meloni e questa destra alle prossime elezioni politiche”.
Non meno netta la lettura del Movimento 5 Stelle. Giuseppe Conte parla apertamente di “avviso di sfratto” per il governo, definendo il risultato “un segnale politico” inequivocabile. Per l’ex premier si apre “una nuova stagione, una nuova primavera”, nella quale le opposizioni dovranno raccogliere la richiesta di cambiamento espressa dai cittadini. Conte rilancia anche il tema della partecipazione, aprendo alla prospettiva di primarie “non di apparato ma dei cittadini”, mentre sulla sua eventuale candidatura resta cauto: “È presto per dirlo, ma il Movimento ci sarà”
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Dalla sinistra arrivano parole ancora più dure. Nicola Fratoianni parla di “grandissima vittoria della democrazia e della Costituzione”, accusando direttamente la premier di aver portato avanti una campagna che “crolla clamorosamente nelle urne”. Per il leader di Sinistra Italiana il risultato segna un cambio di clima nel Paese: “Cambia il vento, cambia l’aria”, e impone alle opposizioni di costruire rapidamente un’alternativa credibile.
Sulla stessa linea Angelo Bonelli, che ringrazia gli elettori per aver “tutelato la Costituzione” e invita il centrosinistra ad assumersi la responsabilità di dare uno sbocco politico alla mobilitazione. Il co-portavoce dei Verdi attacca frontalmente il governo, parlando di una campagna “piena di bugie” e chiedendo rispetto per il voto: “Di fronte a un risultato così, non si può far finta di nulla”.
Le parole di Landini
Fuori dai partiti, ma in piena sintonia con le opposizioni, il segretario della Cgil Maurizio Landini sottolinea soprattutto il dato della partecipazione. “Quando le cose sono importanti, il Paese risponde”, osserva, leggendo nel voto una richiesta chiara: la Costituzione “non va stravolta ma applicata”. Per Landini il referendum non è stato solo una difesa della magistratura, ma anche una domanda di cambiamento nelle politiche economiche e sociali, con al centro lavoro e diritti.
Il leader sindacale insiste sul segnale politico: il governo “non può fare quello che aveva pensato con questa riforma” e deve confrontarsi con il Paese reale. Anzi, secondo Landini, il risultato dimostra che l’esecutivo “non rappresenta la maggioranza del Paese”, aprendo così uno spazio per costruire un consenso alternativo. Un messaggio che si traduce anche in mobilitazione: l’invito a festeggiare in piazza, simbolo di una “nuova fase” che si apre.



