Orban sconfitto. Chi è Peter Magyar, l’uomo nuovo d’Ungheria

domenica, 12 Aprile 2026
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Elezioni in Ungheria, si conclude l’era di Viktor Orban, che governa il Paese magiaro da 16 anni. Con l’82% delle schede scrutinate, il partito di destra moderata guidato da Peter Magyar è al 68 per cento dei voti. Fidesz, il partito del premier, è invece al 28. Una sconfitta netta e bruciante.

La partecipazione al voto è stata massiccia. Alle 18,30 ha votato il 77,8%, un dato che risulta superiore di dieci punti rispetto all’affluenza registrata nelle precedenti elezioni del 2022.

Orban ha ammesso la sconfitta. «Un risultato doloroso ma chiaro». Ha dichiarato il premier uscente in un breve discorso. «La responsabilità e l’opportunità di governare non ci sono state date». «Serviremo il nostro Paese e la nazione ungherese dall’opposizione», assicura, dopo aver ringraziato i 2,5 milioni di elettori che hanno votato per Fidesz e promettendo di «non deluderli mai». Nei 30 anni alla guida del partito, «abbiamo vissuto anni difficili e facili, belli e tristi», conclude, ribadendo che «non si arrenderà mai, mai, mai».

In base ai voti fin qui scrutinati Tisza avrebbe 137 seggi, raggiungendo così la fatidica «supermaggioranza», che è necessaria al nuovo premier per smantellare le riforme costituzionali attuate da Orban per modellare le istituzioni ungheresi sugli interessi del suo partito.

Il vincitore, Peter Magyar (45 anni), era fino a pochi anni fa un esponente del partito del premier, dal quale uscì nel 2024 per «graduale disaffezione», come ha dichiarato in una recente intervista alla BBC. Dopo l’abbandono di Fidesz e l’ingresso in Tisza (partito creato nel 2020 da dissidenti del partito del premier), Magyar ha conquistato rapidamente la popolarità denunciando, sia sui social sia in piazza, il sistema di potere orbaniano, accusato di essere corrotto e «mafioso». Nelle europee del 2024 riuscì anche a far eleggere diversi rappresentanti del suo partito al parlamento di Strasburgo.

Tisza fa parte del Partito Popolare Europeo e gli ideali sanciti nel suo manifesto elettorale sono quelli tipici del cristianesimo conservatore. Sulla politica estera, Magyar ha un profilo pienamente europeista e ostile all’avvicinamento tra Mosca e Budapest.

È superfluo ricordare che la portata di queste elezioni va ben al di là i confini dell’Ungheria. E questo perché Orban si è ritagliato un ruolo di primo piano sulla scena internazionale. Ciò vale sia per la vita politica europea sia per ciò che concerne i rapporti tra la stessa Europa e i giganti mondiali: Usa da una parte, Russia e Cina dall’altra.

Per quello che riguarda il primo aspetto, il premier magiaro uscente era considerato l’uomo simbolo del sovranismo europeo. Nel corso degli anni, Orban è diventato l’”uomo nero” del vecchio continente, l’uomo del muro contro gli immigrati, l’uomo dell’euroscetticismo, della “torsione autoritaria” e, ultimo ma non da ultimo, dell’amicizia con Vladimir Putin, cui fa da riscontro una spiccata inimicizia nei confronti di Volodymyr Zelensky (il Paese magiaro ha messo il veto sul finanziamento di 90 miliari a Kiev).

La sconfitta dell’uomo forte ungherese non può che essere salutata con soddisfazione dalle cancellerie europee, soprattutto da Parigi, che in questa débacle vede un presagio favorevole in vista delle elezioni presidenziali dell’anno prossimo. Emmanuel Macron spera cha anche in Francia vengano fermati i sovranisti di Jordan Bardella e Marine Le Pen.

Per quanto riguarda gli scacchieri globali, il primo a dispiacersi della caduta di Orban è sicuramente Vladimir Putin, il quale perde, con il leader magiaro, la sua principale testa di ponte in Europa. A dispiacersi è anche Donald Trum che ha utilizzato l’Ungheria di questi anni in funzione anti-Ue, un modello perfetto di un’Europa divisa che non mette in discussione l’egemonia americana. A sostenere Orban, si è scomodato persino il vicepresidente J.D. Vance, che la settimana scorsa è venuto personalmente in Ungheria. E questo fa capire quanto le elezioni ungheresi abbiano tenuto mezzo mondo con il fiato sospeso.

Domani, per Budapest, è un altro giorno. L’Ungheria volta pagina. È ancora presto però per dire se siamo alla vigilia di una nuova era.

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