Donald Trump continua a perdere pezzi. Il Segretario della Marina statunitense, John Phelan, è stato rimosso dal suo incarico, secondo quanto riportano i media americani, in particolare Axios, che cita una fonte interna al Dipartimento della Difesa. La motivazione principale è legata alle crescenti divergenze, poi esplose, con Pete Hegseth, Segretario della Difesa, che avrebbe considerato Phelan poco incline a rispettare la catena di comando. Un episodio che conferma, se ce ne fosse ancora bisogno, lo stato di altissima tensione che grava sull’amministrazione americana. “Incompatibilità operativa e relazionale con Hegseth” è stata la motivazione ufficiale addotta e che avviene tra fibrillazioni interne e rapporti difficili con la catena di comando e figure politiche influenti, guidati dal Segretario della Difesa.
«Phelan non aveva capito di non essere il capo. Il suo compito è eseguire gli ordini ricevuti, non quelli che ritiene dovrebbero essere impartiti», ha spiegato la fonte qualificata ad Axios. Secondo le stesse informazioni, il Segretario della Marina non si sarebbe dimesso spontaneamente, ma sarebbe stato sostanzialmente rimosso per incompatibilità operativa e relazionale con Hegseth.
Le tensioni tra Phelan e Hegseth sono cosa vecchia e nota. La fonte interna ha chiarito che i due non andavano d’accordo, con Phelan accusato di aver scavalcato troppo spesso la catena di comando, approfittando di una linea diretta con l’ex presidente Trump, la cui residenza a Mar-a-Lago si trova vicina alla villa di Phelan. Si era addirittura vantato, durante un’audizione al Congresso, di potergli telefonare nel cuore della notte per discutere di cantieristica navale. Un episodio che aveva oscurato notevolmente il clima era avvenuto lo scorso autunno, quando il capo della Marina aveva presentato un progetto per una nuova nave da guerra direttamente a Trump, scavalcando Hegseth, rivela il quotidiano. Fondatore e cofondatore di diverse società di investimento, Phelan «non capiva di non essere il capo», è la sintesi fornita da un’altra fonte ad Axios, «il suo compito è eseguire gli ordini ricevuti, non eseguire gli ordini che lui ritiene debbano essere dati».
Il licenziamento arriva in un momento delicato, con una situazione navale di stallo con l’Iran, e poco più di tre settimane dopo la rimozione da parte di Hegseth del capo di stato maggiore dell’Esercito, generale Randy George, e di altri due alti ufficiali. Questi avvicendamenti mostrano una gestione del Pentagono fortemente influenzata da rapporti personali e dinamiche politiche interne. Successione ad interim e gestione temporanea. In attesa della nomina del nuovo Segretario, il sottosegretario della Marina, Hung Cao, assumerà l’incarico ad interim. La sua figura dovrebbe garantire continuità operativa, almeno temporanea, mentre il Dipartimento della Difesa gestisce una transizione complessa in un contesto di tensioni internazionali e pressioni politiche interne.
Le divergenze di Hegseth non si limitano a Phelan. Anche il Segretario dell’Esercito, Daniel Driscoll, noto per la sua iniziativa di radicale trasformazione dell’Esercito, ha avuto attriti con Hegseth. Tuttavia, Driscoll ha continuato a ottenere risultati apprezzabili e gode del sostegno di figure influenti, come il Vicepresidente JD Vance.
Hegseth, invece, rimane nelle grazie di Trump grazie a rapporti solidi con il presidente, con Vance, con il Segretario di Stato Marco Rubio e con il generale Dan Caine, capo degli Stati maggiori riuniti. Questo contesto spiega perché la rimozione di Phelan sia stata possibile, mentre altri vertici hanno mantenuto la loro posizione. Il licenziamento di Phelan riflette una situazione di instabilità interna al Pentagono e una gestione fortemente politicizzata dei vertici militari. Gli analisti osservano come queste tensioni possano avere ripercussioni sul coordinamento operativo e sulle strategie in aree delicate, come lo Stretto di Hormuz, dove gli Stati Uniti mantengono una presenza strategica in un contesto di crescente instabilità internazionale.



